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A cena

15 maggio 2010

Si inizia con un calice di champagne ghiacciato, accompagnato da assaggini di polpa di granchio e lime, salmone lacustre e una miniscodellina di vichyssoise di porri e patate, con chicchi di melagrana, aciduli e croccanti.

A seguire, ippoglosso alla griglia con foglioline di cavolo, salsa al pepe, cetriolino ripieno di crema di avocado, asparagi bianchi e asparagini selvatici verdi, francesi naturalmente. Il vino, un riesling tedesco di un’asprezza vellutata.

Per andare in bagno bisogna scendere una scala a chiocciola stranamente scivolosa. I miei tacchi non fanno presa, e rischio di rompermi l’osso del collo, ma per fortuna c’è la ringhiera, e non mi ha visto nessuno.

Poi, un trancetto di salmone al vapore che si scioglieva in bocca, accompagnato da cipolline, salsa di rafano, cubetti di rapa marinata in agrodolce e altre cosine deliziose delle quali però cominciano a sfuggirmi i dettagli a causa del terzo vino, stavolta un riesling austriaco, più dolce e corposo, ambrosia.

Seguono fettine di maiale allevato sulle brughiere salmastre della costa occidentale, con morchelle selvatiche, e una minisalsiccetta piccante dello stesso maialino. Il maiale è caramellato in una salsina sobria ma goduriosa, e accompagnato da un cucchiaino di purè e cavolo trifolato. Il vino è un Barbera potente come tutti i piemontesi, più dirvi non so perchè a quel punto stavo già distaccandomi da simili particolari.

Arrivano gli assaggini di formaggio, accompagnati da uno Spätlese del Reno, dolce e fruttato, che sposa perfettamente il pane ai fichi e la cremosità dei formaggi, ma non chiedetemi che formaggi erano perchè sta calando la nebbia.

Il dessert è una serie di variazioni sul tema rabarbaro: mousse, minitortine, petit four, compottes, perfettamente disposte e preparate. Il sapore fresco e acidulo del frutto si combina meravigliosamente con l’ultimo vino, un Auslese tedesco anche quello, dolce come un bacio. Stranamente, di quello mi ricordo che la produttrice era una donna.

Al caffè, devo concentrarmi fortemente sulla tazzina per centrarne il manico. Eppure, qualcuno ha il coraggio di ordinarsi un cognac. 

Mi sento come una mongolfiera di gusti e sapori, deliziata e rimbambita guadagno l’uscita sostenendomi senza parere ad una manica di giacca scura, salgo sul taxi e seguo la conversazione col tassista da un luogo distaccato della mente, sono presente ma non ci sono, c’è come un vetro tra me e gli altri.

Nella notte, sogno un’inondazione, il salire lento e impercettibile delle acque che sommerge inesorabilmente una città fantastica, in una luce giallodorata che ricorda l’ultimo vino.

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12 commenti

  1. Anche riuscire ad elencare il tutto è segno, come dire, di una lodevole presenza mentale.
    E del contenuto della giacca scura, cosa ne è stato?


  2. @Rob: La facoltà di elencare è una delle ultime che mi abbandonano, essendo io, zodiacalmente parlando, Vergine.

    Il contenuto della giacca scura in questo momento è nel suo studio a leggere una biografia di Lenin.


  3. (uno specialista di pasti pesanti, insomma)


  4. No, è la mentalità protestante secondo me: si sta autopunendo per i bagordi…

    😉


  5. A parte il trancio di salmone al vapore, i sapori che hai elencato mi sono tutti sconosciuti – almeno, i sapori risultanti di ogni portata.

    …Ma poi, che cos’è l’ippoglosso? … un pesce?…sì?

    In Norvegia mi è capitato di pasteggiare quasi solo con polpette di renna o stoccafisso…devo aver ricevuto le dritte sbagliate…!!!


  6. @Tania: L’ippoglosso è un pesce, una specie di sogliola gigante con grosse bisteccone di polpa candida.

    La cosa curiosa è che io non ho mai assaggiato polpette di renna, nè conosco nessuno che le prepari!
    😀


  7. I miei complimenti Madame.
    E’ fuor di dubbio che ci troviamo in presenza di un temperamento e una resistenza non comuni.
    Se ad un terzo della cena la scala a chiocciola dava già l’impressione di essere scivolosa e i tacchi rappresentavano una minaccia concreta, aver guadagnato l’uscita con il semplice ausilio d’una manica scura appare all’altezza della migliore Wonder Woman.
    Personalmente, trovandomi ad operare sui medesimi tacchi, avrei optato per l’uscita carpon carponi, l’eroica scelta di ancorarsi al ruolo che noblesse oblige è degna di rispetto e ammirevole invero.
    😀


  8. @JFK: Che ci posso fare se alle dimensioni minori del mio fegato rispetto ad un fegato maschile corrisponde una minore capacità di metabolizzare l’alcol?

    Un’idea potrebbe essere costringere tutti gli uomini che si sottopongono a tali tour de force enogastronomici a portare i tacchi, e allora vedremmo chi striscia per primo.

    Un po’ di giustizia!


  9. Personalmente porto un quarantacinque, più zampa d’orso che scarpina alla Cenerentola.
    Potrei anche accettare la sfida, naturalmente tu dovresti cimentarti con il doppio nodo Windsor alla cravatta.
    😉


  10. @JFK: Conosco solo nodi gordiani.


  11. e io che mi aspettavo che almeno nei commenti svelassi a quale occasione fosse dovuta tale sublime cena 🙂


  12. @Iko: Diciamo una guarigione. Curiosa!
    🙂



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