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L’intelligenza

18 maggio 2010

L’Italia è un paese pronto a piegarsi ai peggiori governi. È un paese dove tutto funziona male, come si sa. È un paese dove regna il disordine, il cinismo, l’incompetenza, la confusione. E tuttavia, per le strade, si sente circolare l’intelligenza, come un vivido sangue.

È un’intelligenza che, evidentemente, non serve a nulla. Essa non è spesa a beneficio di alcuna istituzione che possa migliorare di un poco la condizione umana. Tuttavia scalda il cuore e lo consola, se pure si tratta d’un ingannevole, e forse insensato, conforto.


Natalia Ginzburg, da  “Le piccole virtù”

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18 commenti

  1. natalia. wow. vado a prendere i popcorn e torno 😉


  2. …un pensiero intelligente che non avevo mai fatto


  3. @Auro: Lettura consigliatissima.

    @Mucca: Tu infatti non sei mica italiano, sei di razza autoctona maremmana…
    🙂


  4. “tutto, nulla, alcuna”…qualcuno di nostra conoscenza avrebbe da ridire sull’uso di queste parole.
    Viene da chiedersi l’origine di tanto astio, anche se leggendo la biografia qualcosa si può capire.


  5. @Laura: È strano. Io non percepisco nessun astio, al contrario, percepisco molto amore in queste parole.
    Cercare la motivazione di ciò che un autore scrive nella sua biografia mi pare una semplificazione, peraltro insita al metodo storico-biografico, che proprio quella persona di nostra conoscenza cercò con ogni mezzo di toglierci dalla testa.
    (Leopardi non scrisse a Silvia perchè non trombava, insomma.)
    Se proprio uno volesse applicare questo metodo, però, direi che troverebbe nella biografia della Ginzburg esattamente il contrario dell’astio.


  6. mmm…chissá se girando per le strade dell’italia di oggi (quella del grande fratello, o di amici, per intenderci) scriverebbe ancora queste parole…


  7. di un’attualità sconsolante, così come è sconsolante che non sia cambiato niente


  8. @Henry: Io credo di sì, anzi credo ancora di più.

    @Zefirina: Ma come mai a me non pare sconsolante? Anzi mi dà speranza. Nonostante tutto, cioè.


  9. Te lo dico io perché.
    Perché tu da lassù ti puoi concentrare sul lato confortante di questa intelligenza potenziale, mentre noi qui ci prendiamo tutte le maledizioni di questa idiozia in atto.


  10. Bellissimo pensierino e tristissimo. Quoto Rob, anche perchè confronto i vissuti tra lo stare qui, e fuori di qui. In Germania c’erano occasioni in cui- a causa di una tenedenza degli indigeni alla rigidità mentale – pensavo con amorevole sehnsucht allo straordiario guizzo italico.
    Oggi come vedo er guizzo italico lo pijo a pedate.


  11. Ho il vizio di pensare positivo e di non buttare via il bambino con l’acqua sporca.
    Oggi come allora, l’intelligenza sciama per le strade uscendo da molteplici luoghi e realtà in cui si opera perché le cose funzionino.
    Avverso il branco di lupi che ha messo finanziariamente in ginocchio un tessuto di piccole e medie imprese manifatturiere, più che mai si fa quadrato, mettendo insieme intelligenze e competenze, riorganizzazione e ricerca, passione per il proprio lavoro e un pizzico d’orgoglio, quello che non fa piegare il capo di fronte al peggiore dei governi.


  12. @Rob: È vero: la distanza è una lente potentissima, che però mette a fuoco solo certi aspetti. Il discorso della distanza è essenziale per capire questo post, mi pare.

    @Zauberei: Anch’io nell’ordine tranquillo e noioso della quotidianità scandinava sento nostalgia dell’intelligenza e dell’esprit latino, poi atterro a Fiumicino e già nell’interminabile caotica attesa per i bagagli rimpiango la mia patria d’adozione. È un senso terribile di scotomizzazione, direbbe Zauberilla.

    Ci sono cioè due piani: quello mio personale, che è quello – in conclusione – del senza patria, e quello dell’Italia e del suo tracollo, che è diverso, più o meno evidente, forse diversamente evidente, a chi ci torna occasionalmente.

    È come essere innamorata di un mascalzone, che però – quando ti è fedele – ti pare l’essere più meraviglioso del mondo.


  13. Ecco, atterrare a Fiumicino e mettersi ad aspettare i bagagli è proprio il modo di rientrare in contatto con la realtà italiana “the hard way”…


  14. @JFK: Vedi che la speranza non è morta…
    🙂

    @Rob: Se poi uno aveva solo il bagaglio a mano, basta solo arrivare a Termini e cercare di prendere un treno per perdere le ultime illusioni…

    Un altro discorso (correlato, che mi viene in mente adesso) è: come mai la viva intelligenza italiana non sa produrre un sistema decente di emissione automatica biglietti che funzioni? Oddio su questo mi viene in mente un post…

    😀


  15. Quoto JFK, anche se la chiave della distanza mi rende il post più comprensibile.


  16. @Laura: JFK è sempre un grande, anch’io uso quotarlo.
    🙂


  17. Qualcuno per favore mi spieghi come si fa a colorare una faccina di rosso
    🙂


  18. Ah non saprei, qui siamo ben oltre le mie capacità…



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