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Usignoli ciechi

12 marzo 2015

I

Sentono cadere le ombre,

ricordano il grido dell’occhio

sul filo della lama.

E qualcosa infiamma la parete di buio

e immersi nel dolore lo sentono chiamare:

Le nere corone, il selvaggio profumo dei giardini

contro il pallore lieve dei campi senza fiato

risucchiato sul fondo fresco delle ore notturne –

Tutto si arrestò nel fulmine crudo cattivo

e da allora è fermo in quell’immagine

che mescola bellezza a amaro dolore.

E sempre la dolcezza sprofonda nella luce della pena

e sempre emerge il dolore da quel desiderio

che solitario impera in gabbie strette

mentre inni trapassano come dardi le mani di coloro

che cavarono gli occhi colmi di sogni –

barbari in cuore e spirito!

 

Gunvor Hofmo

da “Usignoli ciechi”, 1951

(trad. mia)

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3 commenti

  1. intensa


  2. Di passaggio per fare gli auguri pasquali.
    Non è colpa mia se la rappresentazione classica in luogo delle uova e dei coniglietti contempla i poveri usignoli ciechi.

    JFK


  3. Grazie comunque, JFK. Ti leggo solo ora.



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