Archive for luglio 2014

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Stamattina

10 luglio 2014

Ti guardavo, stamattina.

Eri stesa sul letto di traverso come una lunga giovane serpe

la pelle nuova liscia argentata argentina brillava di scaglie

brillava al sole che invadeva la stanza e non ti svegliava.

Avevo aperto la porta senza far rumore per guardarti

e guardandoti ti amavo.

Paralizzata dalla bellezza delle tue braccia intorno al cuscino

dal colore caldo delle tue trecce di sonno

dall’ombra delle tue cosce di miele

dal miracolo del tuo respiro sottile

dal mio essere presente a un mattino della tua grazia.

Era all’incirca l’ora in cui sei nata

le sette di mattina

ma allora era inverno, e buio, e io più giovane

e tu sveglia mi guardavi.

Stamattina no.

Dormivi,

e a guardarti ero io, incredula, sospesa,

sgomenta.

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Il settimo padre (fiaba norvegese)

1 luglio 2014

C’era una volta un viandante. Cammina e cammina, arrivò ad una bellissima fattoria; era una fattoria signorile, così bella da sembrare un castello. “Sarà bello riposarsi qui”, si disse il viandante entrando dal cancello. Lì vicino c’era un vecchio coi capelli bianchi e la barba, che tagliava la legna.

“Buona sera, padre” disse il viandante, “Mi ospitate per questa notte?”

“Non sono io il padre di casa”, disse il vecchio; “entra in cucina e parla con mio padre!”

Il viandante entrò nella cucina; li trovò un uomo che era ancora più vecchio, inginocchiato davanti al focolare, che soffiava sui carboni.

“Buona sera padre, mi ospitate questa notte?” disse il viandante. 

“Non sono io il padre, qui in casa”, disse il vecchio. “Ma entra e parla con mio padre: è seduto a tavola, nella sala. “

Il viandante entrò nella sala e si rivolse a quello che era li seduto; era molto più vecchio degli altri due, e batteva i denti, tremando violentemente, e leggeva in un grosso libro, come un bambino.

“Buona sera, padre, mi ospitate questa notte?”

“Non sono io il padre in questa casa; ma parla a mio padre, quello seduto sulla panca”, disse l’uomo seduto a tavola che tremava e batteva i denti.

Il viandante andò allora da quello che era seduto sulla panca, che si stava caricando la pipa di tabacco: ma era così ingobbito e gli tremavano così le mani, che quasi non riusciva a reggere la pipa. 

“Buonasera, padre” disse di nuovo il viandante. “Mi ospitate per stanotte?”

“Non sono io il padre qui, disse il vecchio ingobbito. Parla con mio padre, che è a letto.”

Il viandante si avvicinò allora a un letto, dove c’era un uomo vecchissimo, ma tanto vecchio che sembrava che di vivo ci fossero rimasti solo gli occhi.

“Buona sera padre, mi ospitate per stanotte?”

“Non sono io il padre in questa casa, ma parla con mio padre, che è nella culla” disse il vecchio dai grandi occhi. 

E il viandante si avvicinò alla culla: e dentro c’era un uomo vecchissimo, così raggomitolato che non era più grande di un neonato, e al viandante parve impossibile che fosse vivo, sennonché sentiva il rumore del respiro che gli usciva di gola, ogni tanto. 

“Buona sera, padre, mi ospitate per stanotte?”

Ci volle molto prima che rispondesse, e ancora di più prima che finisse di rispondere: disse, anche lui, che non era lui il padre in quella casa, “ma parla con mio padre, che sta appeso al muro, in un corno.”

Il viandante esaminò le pareti, e alla fine gli dette nell’occhio un corno, ma quando ci guardò dentro per vedere cosa c’era, non trovò altro che un pallido spettro che assomigliava a un volto umano. Allora ebbe paura e gridò forte: “Buona sera, padre! Mi ospitate per questa notte?””

Allora dal corno uscì una sorta di debole pigolio, e a malapena gli parve di capire qualcosa che somigliava a “Sì, bambino mio!”

E allora apparve una tavola apparecchiata di cibi prelibati, con birra e acquavite, e quando ebbe mangiato e bevuto apparve un bel letto coperto di pelli di vitello, e il viandante fu contento di aver trovato, alla fine, il vero padre di casa. 

(trad. mia)