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La Stella, 11

4 giugno 2014

Un’ora dopo, un camion militare si fermò con una brusca frenata davanti alla Stella. Altri lo sorpassarono e proseguirono, carichi di ragazzi e uomini che cantavano, sparavano in aria, ridevano. Sventolavano, inaudite, bandiere rosse. La gente li seguiva a piedi, in festa. Vidi la figlia del macellaio con una sciarpa rossa annodata tra i capelli ridere a squarciagola, i piccoli denti bianchi come mandorle nelle gengive rosate di bambina. Anche Andrea aveva un fazzoletto rosso al collo. Saltò giù dal camion scavalcando le assi verniciate di verde. Era dimagrito, aveva il viso pallido, un accenno di barba, i capelli lunghi, e uno sguardo nuovo, adulto, e con quello mi cercò. Entrò nel locale con due compagni, i petti attraversati da cartucciere incrociate i fucili in braccio, i visi eccitati, le sigarette accese all’angolo della bocca. “Andrea!” Nell’abbraccio, sentii la sagoma della pistola che portava alla cintura premermi il fianco. Mi abbracciò con una forza che non gli conoscevo. “Mi hanno liberato! La Brigata Garibaldi ha liberato i prigionieri dalla Rocca!” Luigi, dietro il bancone, posò subito e con inusitata destrezza tre grossi bicchieri verdi sul marmo: “Offro da bere!” Il cozzare dei bicchieri nel brindisi mi riscosse dallo stupore. “La tua mamma lo sa che sei uscito? Armida, vai subito a chiamarla, ma stai attenta!” “Volevo andare subito da lei, ma la Stella mi rimaneva di strada… e poi mi fa bene risciacquarmi la gola. Questi sono Gianni e il Falco. Sono di Colle, sono compagni della Brigata.” Con un gomito appoggiato al bancone, Andrea si atteggiava a una disinvoltura solo leggermente diversa da quella di sempre – e la differenza era un’impercettibile ombra sulla fronte, un’inclinazione del collo magro, un alzare esagerato del il mento. La differenza era che, per la prima volta nella vita, aveva avuto paura.

 “E Margherita dov’è?” Anche questo chiedere, così apertamente, davanti a Luigi, era nuovo. Ed era nuovo che Luigi non rispondesse, e che non impedisse a me di rispondere. “È sfollata con Renata a Santa Lucia. Torneranno appena le strade saranno sicure.” L’espressione di Luigi era quella di un bracco che cerchi di fiutare il vento. In silenzio, sorseggiava il vino senza sentirne il sapore, in attesa di capire come comportarsi. “A Santa Lucia ci sono i compagni, allora sono già al sicuro.” Andrea rise, gettando indietro la testa in un eccesso di spavalderia che fece ridere gli altri due. “Domani al massimo gli Alleati sono in paese” disse quello che si chiamava Gianni. Aveva una voce profonda, in contrasto col viso quasi imberbe. “E allora gli faremo vedere chi comanda, qui.” Il Falco si rivolse a Luigi e disse “Grazie, compagno. Ci ricorderemo della tua gentilezza. E di averci aiutato, quando Andrea qui faceva la staffetta. La Brigata Garibaldi si ricorda di tutto.” Vidi Luigi farsi terreo, ma riuscì a sorridere un sorriso in tralice, che a chiunque altro tranne me avrebbe potuto sembrare d’imbarazzo. “Un altro bicchiere, ragazzi?” Sembrava un banditore da fiera, con la bottiglia alzata. La parodia del banditore da fiera. “No, grazie, dobbiamo ripartire.” “Ma Andrea, non aspetti tua madre? Armida è andata a casa a chiamarla, arriverà da un momento all’altro!” Andrea sembrò in dubbio, combattuto tra il desiderio di rivederla e la vicinanza dei nuovi compagni, adulti ai suoi occhi, vincitori. ll Falco lo tolse d’imbarazzo. “Resta qui, Andrea. Torniamo a prenderti più tardi, e stanotte si festeggia nel palazzo del Podestà, con tutta la Brigata!” Grandi pacche sulla spalla, passi veloci verso la porta, il motore del camion che ripartiva. Andrea li seguì istintivamente e uscì sulla porta, salutandoli col braccio alzato, rassegnato di malavoglia a non poterli seguire. Uscii accanto a lui.

 La strada era ancora piena di gente. Passavano moto e biciclette, sembrava che fossero tutti usciti a far festa ai partigiani. Era bello, era insolito vedere tanta gente sorridere, e rividi facce di ragazzi che non vedevo da mesi, e fui felice che fossero ancora vivi. Che qualcuno fosse ancora vivo. “Emma.” Mi voltai di scatto verso Andrea. Mi si era avvicinato, e l’espressione del suo viso ora era seria, concitata. “Che c’è?” “Io ho qualcosa da darvi.” “Qualcosa? A me?” Gettai un’occhiata alla porta della Stella. Luigi era ancora dentro, prudente a non esporsi troppo. Non poteva sentirci. “Cosa devi darmi?” “Questa.” Si tolse di tasca una piccola busta, me la tese. La presi senza guardarla, sapevo di chi era. Rapidamente la feci sparire nella tasca del grembiule. Per qualche secondo tutto sembrò girarmi intorno in una danza di voci, canti, risa. Il rosso delle bandiere, i volti chiari, il riflesso del sole sugli specchietti delle camionette, sulle camicette bianche delle ragazze. Tornai a mettere a fuoco il viso pensieroso di Andrea, i suoi occhi ora abbassati. “Quella sera che ci presero, a sant’Anna, morirono tre compagni. Noi, non facemmo in tempo a difenderci. I tedeschi ci portarono al carcere della Rocca, ma sapevamo che ci avrebbero fucilati. Io non avevo paura” alzò gli occhi verdi, ancora infantili, a fissare i miei, con sfida. “Non avevo paura, ma mi dispiaceva di dover morire senza aver visto la nostra vittoria. Ma coi compagni ci facevamo coraggio, e… ” la voce gli tremò, e questo lo fece arrossire. Si interruppe, inghiottì. Frenai l’impulso di mettergli una mano sulla spalla. “Non sarà stata una bella notte.” “No.” Si passò rapidamente la lingua sulle labbra aride. “Ma la mattina… la mattina quando vennero a prenderci per portarci fuori, io ero tranquillo: ero con gli altri. Ci portarono in cortile, mi ricordo che la Torre Grossa battè le otto. Uno si ricorda di queste cose… ” Sembrò perdersi, poi tornò a parlare. Arrivò un prete, non don Mario, un altro, uno di fuori. Biascicava preghiere. Ci bendarono. Io avevo smesso di pensare, o meglio, pensavo al mio babbo, che non lo avrei rivisto più, ma erano più immagini che pensieri… di quando mi portava al campino a giocare a pallone, prima della guerra. Uno dei ragazzi, non so chi, pregava. Un altro bestemmiava. Poi sentii una mano afferrarmi il braccio e tirarmi via dalla fila, e spingermi da parte, e tirarmi in una stanza. Mi tolsero la benda, mentre fuori in cortile sparavano. Mi misi a piangere, non perché avessi avuto paura, ma per i miei amici morti. C’era un soldato che mi guardava strano, era lui che mi aveva tirato via. Poi venne un capitano. Era uno di quelli che venivano spesso qui, lo conoscevo di vista, uno alto, un po’… signore.” Sembrò vergognarsi di questa osservazione, e aggiunse in fretta: “Sì, insomma, voi saprete chi è. Parlava molto bene l’italiano. Mi disse di smettere di piangere, disse: non c’è più tempo di piangere. Disse che mi aveva tirato fuori perché ero molto giovane, ero un bambino disse. Mi alzai in piedi per picchiarlo, ma il soldato mi saltò addosso. Lui gli disse qualcosa in tedesco e il soldato andò via. Tirò fuori di tasca un fazzoletto e me lo dette. Poi mi disse che sarei tornato in prigione per qualche tempo, non tanto pensava, perchè i miei amici partigiani mi avrebbero liberato, e non dovevo avere paura. Gli dissi che non avevo paura, disse: bene. Disse che lui doveva partire, ma che voleva darmi una lettera e che si fidava di me, che la consegnassi personalmente a te o a nessun altro, che la bruciassi se non te l’avessi potuta consegnare. ” Si interruppe, riprese fiato. Era affannato, la sua voce era un sussurro roco. Dall’angolo della piazza spuntavano già le sagome in corsa di Armida e Anita. Anita aveva le braccia tese e correva maldestra, i piedi impacciati da grossi scarponi e le gambe magre. Le si era sciolto il nodo dei capelli, e la treccia sottile le danzava sulla schiena. “Insomma, ecco, è così” concluse in fretta. “Grazie, Andrea.” “Grazie a voi… io sarò anche giovane, ma ho capito che voi c’entrate.” Non risposi.

 Mi ritrovai a sorridere appoggiata al muro accanto a Armida, mentre Anita lo abbracciava pazza di gioia e gli stampava baci sul viso, e Andrea la prese alla vita e la sollevò, e lei con la treccia sciolta rise forte piangendo e parve giovane anche lei, una ragazzina, il viso smunto pieno di sole.

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