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Complici

14 novembre 2013

Il bagno di casa mia, la mattina, diventa luogo di condivisione con mia figlia: si condividono prodotti cosmetici, consigli di abbigliamento, confidenze e chiacchiere. Si risentono verbi tedeschi e nomi di catene montuose. Si raccontano storie. È un’isola, o meglio una riva calda e luminosa prima di uscire a navigare il mondo, che in questa stagione, peraltro, è piuttosto freddo e buio.

 Ieri mattina, lei era indignata. Indignata come poche volte l’ho vista. E subito ho intuito che che sotto doveva esserci un’”ingiustizia”.

“C’è questo bambino della sesta classe”, mi dice mentre si trucca, perchè lei fa l’ottava, “si chiama Peter, ha i capelli a spazzola e devi vedere l’aria sfigata. È nuovo, arrivato alla nostra scuola perchè in quella vecchia lo prendevano in giro. È diverso dagli altri, non so spiegarti. Ad esempio, è l’unico che noi giorni in cui vendiamo i nostri prodotti alla mensa, ci dà una o due corone in più, di mancia. È così… oh mamma, non so, poverino. Gentile. Poi sta in coda senza protestare, anche se a volte siamo lenti a servire. È spesso solo. Mi sa che Anders, quella peste della settima, l’ha preso di mira. Ieri l’ho trovato seduto in cortile, su uno scalino macchiato di sangue, che piangeva. Mi ha raccontato che Anders, quel cretino, l’ha picchiato “perchè è un vigliacco”, che è la scusa che Anders usa quando gli viene voglia di picchiare qualcuno.”

Le chiedo se gli insegnanti lo sanno. “No”, mi dice, “Anders è furbo. L’abbiamo detto noi agli insegnanti, Peter non ne aveva il coraggio, e Anders lo sa. Ora gli insegnanti convocheranno Anders e gli faranno un bel discorso, quello che fanno sempre, sul perchè non si picchiano i compagni, gli diranno che è per questo che scoppiano le guerre: perchè ci si picchia invece di discutere. Figurati. Figurati se a Anders gli importa delle guerre. Figurati se smette per questo.”

Ne devo, mio malgrado, convenire. E allora?

 “Allora, questa cosa la sistemiamo noi.” “Noi, chi?” “Io, Jonathan e Fredrik.” Gli amici dell’ottava. “E che farete?” “Picchieremo Anders.” “Picchierete Anders?” “Fredrik e io staremo attenti che non arrivi nessuno, Jonathan lo picchierà. Non gli farà male, ma è più grande e più forte, gli farà paura e gli dirà che se non la smette di dar noia a Peter e di picchiare i piccoli se ne pentirà. Quel cretino.”

Soddisfatta, continua ad applicarsi il mascara. Ho capito chi è il mandante.

“Ma…” vorrei dirle che picchiare non serve, che si deve parlare, che… ma forse, non devo immischiarmi. Forse ha ragione lei: sistemeranno la cosa senza l’aiuto dei grandi. Forse, più che le parole edificanti sull’origine dei conflitti armati, serviranno le grosse mani di Jonathan a ridare pace al piccolo Peter.

“Facciamo che non mi hai detto nulla. Passami il mascara.”

Complici.

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4 commenti

  1. Giusto, passami il mascara.
    Anche perchè, mentre leggevo, mi prudevano molto sconvenientemente le mani a pensare a questo Anders…. 🙂


  2. @Rita: Allora forse è meglio se ti passo la crema per le mani… 😉


  3. Grande Maria! 🙂


  4. qual è la lingua della complicità?



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