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quello che costa

10 ottobre 2013

“Fossi pur stato un non credente, e mi fossi solo abbandonato agli impulsi del mio Senso di Pienezza, credo sarei giunto comunque allo stesso vertice spirituale della mia avventura interiore.”

Pierre Teilhard de Chardin

da “Il cuore della materia”

Molti collegano la parola spiritualità ad una religione, da abbracciare o rifiutare come qualcosa di fisso, stabilito. Per altri è una forma di interiorità legata alla psicologia del profondo.  Per altri, una questione di acchiappasogni. Altri ancora non hanno mai neanche pensato alla questione.

Pochi sono in grado anche solo di comprendere, se non di ripercorrere anche in minima parte il cammino dei pochissimi spiriti liberi che si sono avventurati nella ricerca di una spiritualità fuori da tutto questo, cercando l’Anima del mondo: la sua energia. Non in territori filosofici o teologici, ma sul campo: su un lago svizzero, al fronte occidentale, in un gulag alle Solovki, in un ufficio del Consiglio Ebraico di Amsterdam, sulle montagne della Cina, alle officine Renault. Sono vie impervie, scomode, destinate all’incomprensione e spesso all’imbarazzo del mondo: arrivare al cuore della materia, superare le considerazioni morali e l’appartenenza a una qualsiasi denominazione religiosa, cercando la potenza creativa della morte, che è quella della vita. Cercando, e trovando, i segni dello Spirito nella materia, con rigore e intelligenza. Non necessariamente in solitudine, ma in una unicità anche dolorosa.

Cercando senza compartimenti stagni, senza barriere, oltre il riduzionismo positivista e il clericalismo di ogni ortodossia, in “un’esperienza intima del mondo”. Pagando quello che costa.

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4 commenti

  1. Sono perfettamente d’accordo con te, fuori da ogni paratia, l’esperienza spirituale non è obbligatoriamente legata ad un credo, la profondità delle cose è la ricerca di quella sinergia che in qualche modo ad esse ci lega, facendoci apprezzare la vita nelle piccole esperienze, nella sua qotidianità, anche nel dolore; è forse proprio questa la strada vera che ci conduce al vertice spirituale che ci conduce ad una dimensione di benessere, temporanea, ma di benessere.


  2. @Lois: L’esperienza spirituale può essere qualsiasi cosa e avvenire in modo diverso per ciascuno. Ognuno ha la sua strada, l’importante è aprirsi alla sua possibilità, non negarla a priori. Perchè la dimensione spirituale è connaturata all’uomo, gli è naturale.

    Poi esistono individui eccezionali che sono in qualche modo più “avanti” degli altri, veri spiriti liberi. Nel loro caso, l’esperienza spirituale è integrata perfettamente nell’azione, la vivono con tutto se stessi, e in genere per questo “pagano”.


  3. brava, ben detto, ma vallo a raccontare ad esempio agli atei furiosi dell’uaar 🙂


  4. Benvenuta qui, Rita.
    Non ho nessun interesse a raccontare nulla a nessuno, men che meno a un “ateo furioso”, che per mia somma fortuna non mi è mai capitato di incontrare…
    🙂



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