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Distacco

11 settembre 2013

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Dopo il rendez-vous nello spazio, i due moduli si staccano e continuano a navigare separatamente. Nessuna comunicazione radio. Niente internet. Niente posta. Diversi alfabeti.

Restano le parole che non possiamo leggere, qualche foto. Dei braccialettini tutti uguali intorno al polso.

Ieri sera Kim Sun Yi canticchiava tra le lacrime la canzone che ha scritto mia figlia.

 

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2 commenti

  1. Che commozione. Un distacco senza più possibilità di alcuna comunicazione è davvero qualcosa a cui noi, qui, oggi, non siamo abituati.


  2. Sai una cosa Tania? In qualche modo è un lutto, specialmente per i ragazzi.
    Ed è verissimo: non ci siamo più abituati.
    Un tempo era così: quando i figli o i mariti o gli amici partivano per l’America o per le crociate o per l’esilio. Adesso siamo abituati a ritrovare tutti su facebook e su skype, o quantomeno a poter telefonare, o anche solo scrivere una cartolina. Ma qui ci sono anche altre barriere, linguistiche e politiche, ad impedirlo. E forse anche per questo la comunicazione non verbale è stata tanto intensa.



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