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È possibile

10 settembre 2013

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Lo spettacolo inizia così: un ragazzo coreano  fa suonare una melodia al carillon: l’Internazionale. La nostra origine comune. Da lì ci siamo sviluppati in maniera così diversa, la socialdemocrazia norvegese e la dittatura militare della dinastia coreana. Oggi è il 9 settembre,  il giorno delle elezioni parlamentari in Norvegia, ma anche della festa nazionale nordcoreana. E stasera siamo qui, in un work in progress, qualcosa di abbozzato, non finito ma in atto – una provocazione, ma anche un manifesto: è possibile cercare il contatto e trovarlo oltre le diversità. Ci siamo, e siamo insieme. Perchè quale sarebbe l’alternativa?

Una settimana fa, il giorno dell’inizio delle prove, il regista improvvisamente si è buttato dal palcoscenico. Sapeva che i ragazzi erano sotto. Tutti, per istinto, si sono buttati a impedirgli di farsi male. Lui lo sapeva, si è fidato. Finchè tutti si sono fidati di tutti, in una settimana di prove intense, risate, sudore e stanchezza.

Ci muoviamo tra la serietà e la parodia. I ragazzi norvegesi hanno preparato, a loro scelta e secondo le loro abilità, un modo di rappresentare un partito politico. Mia figlia e un’amica hanno scelto i verdi – si sono studiate il programma, hanno preparato un discorso, una canzone. Ma questo è anche un freak show: a metà del suo discorso, mia figlia comincia a rovesciare le parole, le dice tutte all’inverso, fino alla conclusione. Per gli ascoltatori norvegesi sembra improvvisamente una lingua senza senso, mentre i coreani non percepiscono neanche il cambiamento: era già tutto incomprensibile. Così come per noi sono incomprensibili i testi delle loro canzoni, eseguite con straordinaria abilità musicale. I sottotitoli sullo schermo ci dicono qualcosa sui testi: siamo il paese migliore del mondo. Ma non eravamo noi, il migliore del mondo?

Contrasti. La perfezione tecnica stilizzata, i canoni da un lato e l’improvvisazione dei monologhi dall’altro. Eppure, tutto sembra trovare una continuità, un senso? In un angolo, un ragazzo norvegese che fa le frittelle. I video propagandistici che vediamo sullo schermo sono veri o sono parodie? I discorsi dei nostri politici sono veri o sono parodie? I fuori programma: mia figlia che, già in scena, si fruga in tasca per qualche interminabile minuto alla ricerca del plettro per il suo ukulele. Uno degli “attori” norvegesi va in bagno dimenticando di togliersi il microfono. Il pubblico sente tutto. La minuscola sassofonista coreana che sbaglia una nota e le lacrime le scorrono sul viso. L’incongruenza delle cover di A-Ha in coreano. La grazia accattivante della danza delle bambole.  Quello che continua a sfornare frittelle.

Dopo lo spettacolo, alla festa, ci mescoliamo e parliamo. Mr. Lu e Mr. Li, i maestri coreani, mi dicono che in Corea il pop è considerato il genere musicale più nobile, perchè appunto musica del popolo. Per pop intendono tutto: sia la musica popolare tradizionale, che il pop internazionale, che una fusion tra i due.  Fanno cover di tutto: Celine Dion, Beatles, canzoni russe, ma soprattutto hit internazionali. “Can you feel the love tonight?” in coreano seguito da “Katjuscia” in russo, per dire, seguito da Brahms al violino con accompagnamento di batteria, sassofono, basso e tastiere. Bellissimo. Qualcuno ha qualcosa da insegnare all’altro? Le cose, per fortuna, non sono più così chiare.

Al momento della consegna dei regali mi ritrovo, grazie alla timidezza dei genitori norvegesi, improvvisamente sola. L’interprete mi aiuta a pronunciare i nomi dei ragazzi, che mi si raccolgono intorno, con Mr. Li, Mr. Lu e il funzionario che li accompagna. Ricevono i regali, si inchinano e restano lì: realizzo con terrore si aspettano un discorso. Da me. Mi sta davanti il rappresentante del Comitato per le Relazioni Culturali Internazionali della Repubblica Democratica di Corea, mi stanno tutti davanti e io devo pronunciare un discorso. Vedo i visi dei ragazzi, vicinissimi, come vibranti nei loro sorrisi: dico che è stato un grande onore e una grande gioia per noi averli qui, che sono bravissimi. Vorrei dire altro ma mi emoziono e mi viene da piangere. Se ne accorgono tutti. Passa come un brivido, un sussurro rapido, e me li ritrovo tutti addosso in un abbraccio collettivo, Mr. Lu, Mr. Li e funzionario compreso.

Le parole sono importanti, ma soprattutto sono inutili.

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2 commenti

  1. Che meraviglia e che emozioni intense, bravissima!
    🙂
    Un sorriso,
    Ondina


  2. Grazie, del sorriso Ondina! Guarda le foto e vedi quanti te ne mandiamo noi!



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