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È possibile? (2)

6 settembre 2013

http://www.adressa.no/tv/?id=23844&autoplay=1&style=null

 

Kim Sung Yi ha 11 anni ed una voce meravigliosa. Si mette in posa, stampa un sorriso da scena sul suo piccolo viso e parte la canzone. Ne ha molte in repertorio, tutte musicalmente impeccabili, e tutte con lievissime variazioni sullo stesso testo: Kim Jong-un è il nostro Sole, siamo il paese più bello del mondo grazie a Lui, lode infinita a Kim.

Dopodichè c’è una pausa nelle prove, e tutto cambia: gli interpreti perfetti, la violinista che si esercita sette ore al giorno, la suonatrice di quello strumento di cui non so il nome che mi ricorda le arpe ceche, il percussionista, si trasformano di nuovo in ragazzini come gli altri. Fioriscono le amicizie, gli amori. Specialmente tra le femmine volano i bigliettini, cuori, fiori, il tuo nome incorniciato da uccellini. Le norvegesi non sono abituate al contatto fisico e sono come giovani betulle, legnose e abbagliate dalla pioggia di carezze, bacini, complimenti delle coreane. Non potendo comprendersi a parole, l’affetto si esprime a gesti: hai sempre una coreana che ti tiene la mano, se non due. Mia figlia sa ora tre parole  – significative – in coreano: “bella”, “capelli” e “sole” (quest’ultima riferita per antonomasia a Kim Jong-un).

I maschi fanno gare di percussioni, si insegnano mosse di tae-kwon-do: l’aspetto fisico, il corpo, anche lì è protagonista, ma trova altri canali di espressione.

I nordcoreani, contrariamente a quanto ci immaginavamo perchè credevamo alle immagini della propaganda, non sono affatto obbedienti e disciplinati. I “nostri”, pur se allevati nello spirito steineriano e socialdemocratico, lo sono molto di più. I coreani sono disciplinati in scena, quando si esibiscono e quando fanno esercizio. Per il resto, fanno un baccano della miseria, e i loro maestri, interpreti e sorveglianti Mr. Li e Mr.Lu (non scherzo) hanno il loro bel daffare a imporre la loro autorità. Soprattutto sono affascinati da tutto ciò che è cellulare, e in particolare da una cosa, che spesso è l’unica parola che sanno in inglese: GAME. Se appena intravedono un telefonino, la parola è quella: game? Tu glielo presti, e loro possono giocare e giocare fino a scaricartelo. Poi te lo rendono con un sorriso, dopo aver affondato più sottomarini possibili.

Apparentemente non hanno restrizioni: possiamo portarli ovunque, purchè in gruppo. Di fatto, emergono strane regole. Durante una visita guidata della città era prevista una visita al duomo. Ma arrivati davanti alla cattedrale, con la guida che già li aspettava sulla soglia, Mr.Li e Mr. Lu hanno puntato i piedi: non si poteva entrare in una chiesa. Esiste un solo tempio pensabile: quello in onore di Kim-Jong-un. Ora io sospetto che questa non fosse proprio l’intima convinzione nè di Mr. Li nè di Mr. Lu – penso piuttosto che i poveracci si preoccupassero giustamente della loro pagnotta, e forse anche peggio, una volta tornati a casa, se fossero stati ripresi dalla troupe televisiva che li segue ovunque mentre si trovavano in una chiesa cristiana. Penso questo. E lo pensa anche Morten, il regista, che conosce bene le finezze e i giochi di equilibrio a cui si è costretti tutti, noi e loro, nel frequentarsi.

Fervono le prove, imperversano i bigliettini, nascono amori e si provano costumi. Si ripassa la parte, ognuno la sua, in attesa della prima lunedì. mercoledì ripartono, e saranno lacrime.

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16 commenti

  1. Insomma, gli unici che non si divertono sono mr. li e mr. lu…!
    A me sono molto simpatici questi nordcoreani, capaci di svagarsi, di evadere e di esprimere emozioni in modo così diretto e spontaneo. Dà un certo sollievo conoscerli così; evidentemente l’ombra lunga di kim non può impedirgli di sfogarsi ed esprimersi quando è possibile.


  2. Ieri erano ospiti a casa di uno dei nostri ragazzi. La madre aveva fatto la pizza. Le ragazze si sono tutte ammucchiate sul lettone a vedere youtube. Sono pazze per Celine Dion, “One moment in time” le manda in visibilio!! 😀 Maria ha subdolamente mostrato loro un video degli “One Direction” e sono rimaste folgorate: le chiamavano di là a mangiare la pizza ma loro non riuscivano a staccarsi: una mangiando la pizza ripeteva “five”… finchè Maria ha capito che pensava ai 5 di One Direction e voleva tornare a vederli…
    Tutto questo è forse un po’ triste, ma in realtà non tanto: è anche altro. È molto umano, e mi dice qualcosa che va oltre il potere del pop – qualcosa su cosa sono i sogni.


  3. Grazie.
    Forse avranno un rientro duro dopo l’esposizione a così tanti stimoli e oggetti.
    Sai che non pensavo che il contatto fisico fosse tipico dei paesi dell’est? Nel mio unico viaggio in terra asiatica – thai – non me ne sono affatto resa conto. Dal video invece appare subito.


  4. Io penso che sarà dura per tutti, in modo diverso, perchè quest’incontro ha cambiato un po’, in tutti, la percezione dell’altro e di sé.
    Pensa che abbiamo vissuto il momento in cui molti di loro hanno capito che esiste internet. Uno dei ragazzi, un quindicenne, dopo aver osservato lo schermo, ha chiesto all’interprete: “Ma tutto questo, da dove viene?”
    Tutti abbiamo percepito chiaramente la loro meraviglia, quasi una perdita dell’innocenza, di una certa innocenza, quantomeno l’apertura per loro di un altro mondo.
    Siamo universi paralleli.
    Il contatto fisico ha stupito anche tutti noi. Non so se sia una caratteristica dei coreani o specificamente della Corea del Nord. Penso che parlare di terra asiatica sia ancora più fuorviante che parlare di terra europea. È facile identificare l’Asia con la fobia del contatto dei giapponesi o con la gentilezza distaccata dei tailandesi, ma evidentemente esistono universi di differenze, e meno male.
    Sicuramente alle nostre ragazze mancherà avere sempre una coreana seduta sulle ginocchia, che appoggia la testa alla tua e ti tiene la mano mentre ascolta il maestro.
    La loro società sicuramente per molti aspetti è più dura della nostra. Questi ragazzi frequentano una scuola di prestigio per talenti musicali, ma non sembrano concorrere tra di loro (con noi, non avrebbero proprio motivo!). Molti vengono da villaggi e vivono nel convitto della scuola. Forse anche questo rafforza il senso di vicinanza anche fisica.


  5. mah, io sinceramente trovo questi vostri commenti un po’ razzisti.


  6. @Francesco: Sì? Spiegaci.


  7. mah, nella migliore delle ipotesi guardate e commentate questi ragazzi come se fossero animali nello zoo, con compatimento e sempre mettendo in evidenza quanto sarà duro per loro tornare sotto l’ombra del terribile Kim etc etc.
    nella peggiore invece siete eurocentriche o occidente-centriche, il che per me equivale al razzismo.
    peraltro i post sono molto interessanti e sinceri e descrivono semplicemente una cultura diversa dalla nostra che probabilmente fa volentieri a meno di Britney Spears e YouTube così come ne fanno a meno tante altre culture apparentemente, ripeto apparentemente, più libere ma certamente meno povere, culturalmente e spiritualmente, e confuse della nostra.


  8. @Francesco: Le generalizzazioni sono sempre pericolose. Uno degli intenti di questo progetto è appunto cercare di pensare oltre le generalizzazioni – per questo ci si incontra. Non ci interessa, quindi, capire chi sta meglio. Vogliamo anzi uscire da questi schemi. Ci interessa capire come siamo. Allora, è possibile anche avere due pensieri in testa contemporaneamente, e cioè che esiste una situazione di isolamento culturale (al di là dei valori o disvalori, vantaggi o svantaggi delle due culture) e che l’esposizione improvvisa ad un’altra cultura, quella di un mondo parallelo, può generare difficoltà, perchè mette in moto pensieri e processi. Non necessariamente negativi, ma nuovi. Io in questo non vedo nè razzismo nè eurocentrismo, vedo sincera attenzione, che è infatti anche quella del regista che da anni porta avanti con successo questi progetti.

    Poi, visto che ti riferivi ai commenti e non ai post, se qualcuno dei comentatori si sentisse chiamato in causa vorrei che replicasse.

    Posso solo aggiungere, da parte mia, che tu cadi esattamente nella trappola che bisognerebbe evitare, perchè non porta da nessuna parte, e cioè quella dello stabilire quale cultura è più libera o più ricca. Parti cioè da un discorso politico, mentre qui si tratta, con tutti i limiti del caso, primariamente di un incontro umano.


  9. mi pare al contrario che nelle tue e altrui parole vi sia un pregiudizio esclusivamente politico, peraltro in perenne contraddizione con la realtà umana di cui racconti e che ovviamente abbatte con la sua forza qualsiasi pregiudizio, come avverrebbe in ogni caso.
    probabilmente non avreste lo stesso atteggiamento nei confronti di ragazzini africani che non solo vivono felicemente senza le abitudini dei loro coetanei occidentali ma probabilmente, pur vivendo in paesi più “liberi”, non hanno neppure la forza economica per formare giovani musicisti come quelli e portarli in giro per il mondo.
    e continuo a vedere una presunzione euro-centrica sottilmente razzista anche quando continui a parlare di “isolamento culturale” (come se YouTube, Internet e Britney Soears fossero imprescindibili) e quando immagini che l’esposizione improvvisa (manco fossimo radioattivi) possa poi al ritorno in patria “generare difficoltà”, chissà quali.
    trovo che sia un vecchio modo di pensare, anche paternalisitico: “poverini, chissà poi quanto soffriranno dopo aver scoperto la meraviglia del mondo occidentale a ritornare nella loro cupa e opprimente dittatura che gli impedisce l’accesso a Internet”.

    allo stesso modo i Giapponesi, mai stati comunisti, hanno vissuto per secoli come nel Medioevo, poi all’improvviso hanno scoperto che noi eravamo andati avanti di un bel po’.
    e bene, si sono adeguati tecnicamente ma la loro forza interiore (che noi abbiamo perduto da tempo in ben altre mostruosità che qualche sfilata dinanzi a Kim) è rimasta intatta, insieme alla loro cultuira, perché in qualche modo sono rimasti felicemente al loro medioevo, rispettoso dell’Altro pur sviluppandosi nell’ambito dell’economia di mercato capitalistica.
    da questo punto di vista è stata una fortuna per i nord coreani arrivare in Norvegia, poiché anche costì si è mantenuto qualcosa di simile.


  10. segnalo in aggiunta due notizie, una lieta e una orribile e disumana.
    quella lieta viene dalla Nord Corea:

    http://www.huffingtonpost.it/2013/09/09/nord-corea-dennis-rodman-_n_3893115.html?utm_hp_ref=italy

    quella orribile e disumana dall’Europa libera:

    http://www.repubblica.it/motori/sezioni/ambiente/2013/09/09/news/allarme_traffico_per_la_riapertura_delle_scuole-66135001/


  11. Ti sbagli.
    Nelle mie parole il pregiudizio ce lo vedi tu, perchè è il tuo. Il paragone coi ragazzini “africani” (di quale paese? del Marocco, della Sierra Leone o del Sudafrica? chi sono i ragazzini africani che vivono “senza le abitudini dei coetanei occidentali”?) dimostra casomai il tuo pregiudizio e la tua generalizzazione, non i miei, o dei commentatori. Sei tu che elenchi una serie di luoghi comuni, tra i quali la “forza interiore” dei giapponesi o la favola del dittatore buono.
    Comunque: potrei dire tante cose, ma se le dicessi non servirebbe, perchè la tua tecnica è appunto quella della polemica, e te la lascio.
    Questo tuo atteggiamento (ricordo discussioni passate su temi simili) riemerge puntualmente, ed è un bisogno di attribuire all’altro, per mezzo di insinuazioni, opinioni che l’altro non ha – per poi replicare con serie di esempi che non si capisce cosa dovrebbero provare. C’è sempre, comunque, il bisogno di contrapporre. Non in un incontro, anche problematico, di diversità, ma in un antagonismo senza soluzione. Esattamente quello che vive del pregiudizio e lo perpetua.

    Io non ho questo bisogno.
    Non mi interessa. I post non parlano di questo, e lo sai benissimo.


  12. c’è una differenza col passato: allora i post riguardavano altro e io deragliavo e provocavo tirando in ballo Honecker e via dicendo.
    anche allora io cercavo di dire qualcosa ed evidentemente non eravamo d’accordo oppure non ci capivamo.
    ora il post c’entra con l’argomento e l’hai proposto tu ed è peraltro molto bello e interessante, anzi sono, visto che sono due.
    mi spiace che tu veda anche qui provocazione, insinuazione e antagonismo.
    io cerco di riflettere proprio a partire dalle differenze che, credo, siano irrinunciabili per entrambi.
    e appunto, la differenza fra noi è che io vedo due esperienze umane paritetiche e tu, questa è la mia impressione ma certo sarò accecato da qualcosa anche se non so cos’è, le vedi assimmetriche.
    quanto alle favole per me si equivalgono tutte e dunque pure quella del dittatore cattivo, laddove peraltro proprio tu col tuo post contribuisci a sfatarla non riuscendo però a non fare certe osservazioni e distinzioni in merito alle quali mi pare di aver già detto abbastanza e sulle quali non rispondi nel merito.

    quanto all’Africa scegli tu, un paese che ritieni libero e democratico, e poi andiamo a vedere quante connsessioni internet ci sono.

    in tutti i casi, niente di personale.
    il tono è in effetti schietto e poco diplomatico ma non riesco, in certi casi, a esprimermi altrimenti.


  13. I toni schietti e onesti vanno bene ed è giusto confrontare le proprie opinioni. Per quello che mi riguarda – ti rispondo da commentatrice al post che di politica non capisce molto e spera di poter continuare così- io faccio il possibile per uscire, sia fisicamente che culturalmente, dal luogo piccolo in cui sono nata, di incontrare altre persone e di confrontare me stessa con loro, nel bene e nel male; indipendentemente dalle teorie universali, cerco di trarre conclusioni o formulo interrogativi personali. Non posso pretendere di essere completamente scevra da pregiudizio – beato chi lo è -, spero di esserlo dal razzismo. Se non lo fossi, miro ad esserlo. Spero di essere capace sempre di mettermi in discussione. Ci sono molte cose del mio essere occidentale che trovo negative e molti aspetti di altre culture che trovo difficili da intendere. Altre invece mi affascinano. Penso anche che, al di là della base culturale che proviene dal luogo di nascita, inteso come lingua, abitudini, cibo, cultura…, alla fine per quel che mi riguarda sono le singole persone che ricordo, non la massa. Nei luoghi che ho visitato, dalle conversazioni che ho ascoltato, dalle persone che ho osservato – sai quanto ho imparato sull’educazione civica nel vedere come ogni popolo gestisce una coda di attesa? – una delle idee che mi si sono ficcate in testa è che ci sono alcune persone che sono libere di scegliere (che poi non lo facciano è un altro discorso ) e altre che non lo sono, o per motivi economici o per motivi religiosi o per motivi politici. In tutti e tre i casi spesso l’impatto di queste persone con gli oggetti che noi diamo per scontati è forte: nasce il desiderio, nasce la frustrazione, nasce la rabbia. Ci sono persone che vivono questo confronto solo nell’istante e poi vanno oltre, perchè capiscono che altre cose sono più importanti, altri che lo usano come sprone per i propri obiettivi, altri che soffrono per l’incapacità di avere. Più raramente invece, dall’osservazione di abitudine al sacrificio e all’impegno, nasce la voglia di emulazione. Non lo so se queste mie parole tu le consideri razziste. Io le chiamo antropologia spicciola. Volessi fare un’osservazione politica con sottofondo razzista forse potrei dirti di quella volta in cui a Cuba una dentista ha ringraziato un mio amico con le lacrime agli occhi per il regalo di qualche scatolina di analgesico. Ho provato più ammirazione per quella donna che faceva quel che poteva con quello che possedeva che per molti medici che ho incontrato nella mia vita da occidentale. In Thailandia mi sono accorta che le persone – sui mezzi pubblici – tendevano a scostarsi da noi. Noi occidentali, per un orientale, puzziamo, mi hanno spiegato quando ho chiesto. E pensa che noi percepivamo l’odore della loro pelle come acre, a volte ed eravamo convinti di profumare di pulito. Ci abbiamo riso su: la cosa non ha impedito nè a noi nè a loro di conoscerci, dialogare, confrontarci per quanto possibile. Consideri razziste queste mie osservazioni? Per me è solo constatazione di differenze, una registrazione di dati. Quando riesco, cerco di sapere come sono vista, da italiana, dagli stranieri. I risultati non sono mai brillanti ma non ho mai considerato certe associazioni che mi sono state fatte alla mafia o alla furbizia razziste.

    Quel che credo sia importante è che, data la possibilità dell’incontro, questo non generi indifferenza ma comunicazione e, di più, che susciti la voglia di non farne un caso isolato.

    Ecco, questo è quanto per me e per quello che ho scritto, per quello che vale.


  14. @Francesco, del resto io ti conosco e ti apprezzo per quello che sei, anche se quando ti ci metti ti strozzerei. Stasera poi sono stata alla prima dello spettacolo, sulla quale scriverò domani, e mentre guardavo pensavo anche a te, e pensavo che anche se a volte sei un rompicoglioni lo spettacolo ti sarebbe piaciuto, e a me sarebbe piaciuto che ci fossi anche tu a vederlo.

    @Rosaverde: grazie del chiarimento. Lo sento molto onesto e condivisibile. Anche a me interessano le persone. La politica la lascio a chi, come Francesco, se ne intende. E stasera abbiamo fatto una bellissima festa coi ragazzi, e a me questo importa. Vi racconterò.
    🙂


  15. non penso che occorra intendersi di politica per parlarne.
    la politica ha senso quando è connessa alla vita e io sinceramente non penso che le politiche liberali e l’economia di mercato siano più connesse alla vita in quanto frutto di libere elezioni democratiche.
    anzi, le vedo tutti i giorni connesse alla morte, basta leggere una qualsiasi notizia per sincerarsene.
    per questo mi sono permesso di osservare qualcosa circa i vostri commenti 1, 2 e 3 che non mi pare utile ripetere.

    certo che lo spettacolo mi sarebbe piaciuto ma non mi piace sentirmi dare del rompicoglioni gratuitamente, considerando anche il precedente alquanto sgradevole di qualcuno che conosciamo bene.

    mi pare opportuna una lunga pausa.
    saluti a tutte.


  16. Francesco. Evidentemente per te è peggio venir chiamato affettuosamente rompicoglioni che per me venir chiamata gratuitamente razzista.

    Neanch’io, peraltro, penso che le libere elezioni siano garanzia di nulla, né che l’economia di mercato sia garanzia di nulla. Per la cronaca, non penso neanche che il cioccolato fondente sia meglio di quello al latte – nessuna di queste cose l’ho detta, nè implicata nel post o nei commenti. Ma a differenza di te non mi offendo, anzi tutto questo sta cominciando a farmi ridere.

    Buona pausa!



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