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È possibile?

1 settembre 2013

C’è un paese che è in uno stato di guerra permanente, e uno che non ha praticamente conosciuto grandi guerre sul suo suolo. 

Un paese che è probabilmente il più segregato della terra, e uno i cui abitanti viaggiano come quasi nessun altro. 

Un paese che è comunista e poverissimo, tranne per un’elite di privilegiati, e un altro che è il piu ricco del mondo, dove la socialdemocrazia ha praticamente livellato di fatto le differenze economiche e sociali.

C’è un paese dove ancora esistono campi di concentramento, e un altro in cui è proibito picchiare i figli, non si boccia a scuola e dove persino gli assassini piu efferati vivono in celle confortevoli e giocano a basket. 

C’è un paese che minaccia continuamente di bombardare con armi atomiche altri paesi, e un altro che spende miliardi, cervelli e schiere di diplomatici per lavorare per la pace, nell’ingenua indomita speranza che sia possibile.

Ma anche: c’è un paese che è governato da un dittatore e la sua casta di militari privilegiati, e un altro il cui governo lo condanna. Ma questo stesso governo sostiene e collabora con dittatori, politici corrotti, terroristi in altri paesi, senza condannarli nello stesso modo.

Cosa possono avere in comune? Come si vedono gli adolescenti che abitano i due paesi? Come si rappresentano? E come vedono gli altri? È mai stato fatto questo esperimento? Ed è possibile, ha un senso?

Morten Traavik è un regista e attore di teatro norvegese che da anni ha contatti di lavoro e scambio culturale con la Corea del Nord. Il suo ultimo progetto si chiama Work in Progress, e verrà presentato nell’ambito del Festival Internazionale di arte scenica “Bastard” di Trondheim.

L’idea è semplice e paradossale: un gruppo di tredicenni norvegesi incontra un gruppo di tredicenni nordcoreani. Entrambi i gruppi, che non si sono mai incontrati prima, hanno una settimana di tempo per rappresentarsi, e per trovare una forma di discorso comune: chi siamo? come funzionano i nostri stati? cosa sappiamo fare? cosa significa far parte di una nazione? cos’è la propaganda? come si gioca insieme? e sicuramente molto altro.

Una cosa è certa: questo non è mai stato fatto prima.

Il contrasto tra dieci ragazzini di una scuola musicale d’elite nordcoreana, addestrati alla performance musicale perfetta in una società che non consente opposizione nè espressione non codificata, che non hanno mai messo piede fuori dal loro paese,  e dieci ragazzini norvegesi allievi di una scuola steineriana, abituati ad esprimersi liberamente e a discutere regole e autorità, cresciuti con internet e con accesso praticamente illimitato a tutto, non potrebbe essere più forte.  Traavik lo sa, e gioca su questo: un incontro tra antitesi potrebbe venir fuori qualcosa. Magari anche solo una possibile rappresentazione di come la realtà sia complicata, e come essa sia visibile con occhi diversi, e come le sue contraddizioni possano essere rese visibili.

Domani arrivano i coreani. Accompagnati da due interpreti – sorveglianti, vivranno in un albergo del centro, e per la prima volta vedranno l’occidente, il fiordo, la nostra scuola sgangherata e biodinamica. Mi chiedo cosa penseranno di noi, come comunicheranno, come comunicheremo.

La prima dello spettacolo sarà il 9 settembre: festa nazionale in Nord Corea e data delle elezioni parlamentari norvegesi. Non mancano le critiche, le polemiche, la curiosità dei media: una troupe televisiva seguirà le prove per una settimana. Io sono soprattutto curiosa.

Mia figlia, che è nel gruppo norvegese, per l’occasione si è comprata un ukulele. Non si preoccupa minimamente di andare in scena, anche se non ha ancora idea di cosa dirà: pensa di comporre una canzone sul movimento dei Verdi. O, forse, di improvvisare un numero di parole al contrario, la sua specialità. I massimi vertici di Pyong Yang guarderanno la registrazione: chissà se piacerà al Grande Kim.

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9 commenti

  1. tutta la prima parte del post è alquanto generica e inesatta.
    e contatti con quel paese ce ne sono stati già molti, compreso un bellissimo concerto di Chung a Parigi con musicisti del Sud (prevalentemente residenti in Francia) e del Nord, con i loro strumenti vecchissimi e quelli tradizionali che suonano entrambi assai bene.
    e poi mai sentito parlare di Antonio Razzi?

    credo comunque che sia una bella iniziativa e che i coreani saranno molto contenti.


  2. @Francesco: È generica e inesatta, è vero: è un post e non un’analisi comparativa della situazione sociopolitica della Corea del Nord e della Norvegia.

    Non sto dicendo che questo sia il primo contatto della Corea del Nord con un paese occidentale, non per altro esiste addirittura un Comitato per le Relazioni Culturali della Corea del Nord, che è coinvolto in questo progetto ma ovviamente non solo in questo. Sto dicendo che questo è il primo progetto di scambio tra bambini nordcoreani e occidentali, nel quale una delegazione di allievi di una scuola nordcoreana viene in un paese occidentale per fare teatro insieme a coetanei. Se ti risulta il contrario, Morten è un imbroglione e giovedì sera quando lo vedo lo smaschero.

    Anch’io credo che sia una bella iniziativa, quasi quasi invitiamo Antonio Razzi!
    😉


  3. non mi risulta il contrario.
    Morten è salvo!

    e lunga vita al comandante Kim Jong-un!


  4. Sono arrivati! Sono carinissimi! Dopo il giro di saluti si sono tutti radunati intorno a Maria a toccarle i capelli, dicendo “beautiful”: non avevano mai visto capelli ondulati!


  5. Sono curiosa…come sta andando?


  6. @Rosaverde: Benissimo! Le prove procedono a gonfie vele e si stanno formando amicizie e piccoli amori.
    Per noi è molto difficile imparare i loro nomi, ci pare che si chiamino tutti tipo Ban ci pu o Pu ban ci, mentre loro naturalmente sanno dire subito benissimo tutti i nostri nomi e li ricordano senza difficoltà…
    Abbiamo però imparato a dire una parola che usano sempre nei confronti di Maria e cioè kop-ta (=bella, graziosa) 🙂
    Abbiamo capito che non si può dire di un maschio senza implicare che è effeminato
    Sono bambini normalissimi che giocano a calcio scalciandosi negli stinchi e fanno gli scherzi tipo legare le stringhe delle scarpe a uno seduto che non se ne accorge, con le classiche conseguenze.
    Maria ha ufficialmente introdotto il gioco dello Schiacciacinque, originario di Colle Val d’Elsa, nella Corea del Nord. Un successone.
    Una delle bambine ha confidato a Maria con un inglese incerto che si esercita sette ore al giorno al violino, e finisce spesso alle 2 di notte.
    Amano accarezzare, sorridere e le banane.
    Detestano le minestre norvegesi (li capisco), ma se arriva il loro maestro fanno finta di mangiarle con gusto.
    Venerdì assaggeranno la pizza.


  7. Mi raccomando, tienici aggiornate…! son molto curiosa anch’io. Ma hanno tutti la stessa età di maria?


  8. Prevedo almeno un altro post sul tema… 😀


  9. Mi sembra doveroso 🙂



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