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Vezzi

21 giugno 2013

Non riesco a scrivere su fogli rigati: le parole si sollevano a mezz’aria, poi si perdono e soffocano, schiacciate sotto il tetto della linea superiore. Posso scrivere solo su fogli bianchi.

Non riesco a dormire a piedi scoperti, neanche quando fa caldissimo. Una notte nel luglio infocato di Roma finii per dormire senza niente addosso ma coi piedi accuratamente ravvolti in un lenzuolo. Questo ha a che fare con l’oscura idea che qualcosa, nella notte, mi toccherebbe i piedi – qualcosa di estremamente orribile. 

Ho paura dell’acqua profonda, raccolta: ho il terrore delle cisterne, delle grotte marine e delle darsene e dei pontili. Se ci rifletto, anche dei ponti: può capitare ad esempio che a metà di un ponte io inizi improvvisamente a correre, se ci penso troppo. Ma la cosa peggiore è passare in barca sotto un ponte – da qui il terrore delle gondole. 

Non riesco a mangiare o bere cose troppo calde o troppo fredde: devo prendere il gelato nella coppetta e lasciarlo quasi sciogliere.

Ho la fobia dei serpenti, velenosi o no non fa differenza, anzi non fa neanche differenza se dal vivo o in foto: non posso guardarli e basta. Sono certa che a toccarne uno morirei.

Non posso toccare i panni microfibra, nè i pesci con le squame.

Devo per forza lavarmi le mani appena entrata in casa. 

Amo segretamente gli ascensori, le metropolitane, le torri altissime, i grattacieli, le vette, le miniere: tutto ciò che è sotterraneo o aereo.

 

Un tempo nascondevo questi miei lati, vergognandomene. Poi ho creduto di poter “guarire”. Adesso, a quasi mezzo secolo d’età, mi sorprendo a voler bene alle mie fobie, alle mie manie: a quelli che chiamo, affettuosamente, “i miei vezzi”. Mia nonna chiamava la sua collana di perle “il vezzo”. Come lei, io mi adorno dei miei.

 

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4 commenti

  1. Ehm…perche’ l’avversione per i panni in microfibra…?
    Poi, ecco, ho vezzi diversi dai tuoi, specialmente uno, che e’ proprio l’opposto: una paura terribile del vuoto, quindi delle altezze; una totale assenza di passione per i sotterranei! Quanto alle acque profonde, se mi piacciono quelle marine, anche raccolte, mi inquietano abbastanza le acque torbide, chiuse – sebbene non ne abbia propriamente una fobia.

    E tutto cio’, che cosa signiifichera’? E’ il caso di approfondire il senso di alcune fobie, se ci si convive tranquillamente?


  2. @Tania, il panno in microfibra è il dimonio. C’è qualcosa di terribile nella consistenza del materiale, che mi dà i brividi. Come le unghie sulla lavagna, per dire.
    Io credo di sapere cosa significano alcune delle mie fobie. Ha sempre un senso approfondire, ma non so se abbia sempre un senso volerne guarire. Ad esempio mi è stata proposta una terapia di desensibilizzazione per i serpenti, ma io non VOGLIO toccare un serpente, vivo benissimo senza, non la farò mai.


  3. E io che pubblicai il post con la foto di mia figlia che tocca il serpente… scusa!!


  4. @Fefo: Il post fortunatamente non l’ho visto, perchè non conoscevo il tuo blog: è molto carino! L’ho sfogliato con un occhio solo, per timore di trovarmi davanti quello che sai…
    Benvenuto qui!
    🙂



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