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Traccia

16 giugno 2013

 

È tornata a sfinirmi la tua mano

devota

le tue braccia a farsi

parentesi.

Eppure, nulla esiste – 

il breve quadrilatero di strade

la diagonale che accendi

tra diaframma e clavicola

le geometrie dei corpi 

gli acquazzoni ridenti

e i tavolini rossi sotto i tigli.

Esiste forse

nitido d’ombra il portico nascosto

crespo al mattino

l’icona ancora, strabica e severa

la grande gabbia vuota.

Ma stavolta non piango. 

 

Perchè tutto ci ha accolti, tutto

ha voluto essere

per noi il solo tempo.

Traccia flebile, nuda 

la fiuta il cane sbieco sulla via

sfolgorante d’arancio.

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2 commenti

  1. Leggo sempre con piacere questi tuoi lavori poetici.
    Spesso i tuoi scritti di prosa sono impegnativi: ci sono narrazioni connesse con la tua professione, ci sono incontri pieni di significato.
    Qui mi arrivano colori e suoni, e situazioni che non ho la chiave per interpretare, ma di cui percepisco l’immagine, in un insieme ricco, pieno di sostanza e allo stesso tempo di leggerezza.


  2. @Tania, grazie.
    So che questo è un blog “impegnativo”, che in qualche modo io “chiedo” molto al commentatore, specialmente nel tipo di post narrativo a cui ti riferisci, ma ancora di più in quelli più intimi, che penso siano difficilissimi da commentare. Per questo non mi aspetto commenti. So che mi leggete e mi basta.
    Ma quando leggo quello che scrivi tu, mi dico che avere lettori così sensibili è veramente una grande ricchezza.



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