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Perchè lì?

8 maggio 2013

L’umanità si divide in due: quelli che leggono in bagno e quelli che no.

Dirò subito che io appartengo alla seconda categoria: per me, il bagno è un luogo di passaggio, nel quale indugio il minimo necessario. Ci vado quando ne avverto la necessità, faccio quello che devo fare, lascio la stanza. 

Per gli appartenenti alla prima categoria, invece, andare in bagno fa parte di un cerimoniale. Passano ore della loro vita lì, seduti, a leggere di tutto: giornali, riviste, romanzi, trattati. C’è persino chi legge cataloghi di giardinaggio, o dell’Ikea. C’è chi, tra le nuove generazioni, ci va con l’ipad. Fenomeno che, a quanto ho capito, non è sfuggito agli architetti.

Io mi considero in generale una persona molto tollerante. Devo dire però che ho molte difficoltà a capire questa cosa: se uno deve leggere, perchè non farlo in una comoda poltrona, in un bel giardino o seduti alla propria scrivania? Perchè in bagno? Qual è il nesso tra la lettura e la funzione corporale? Altro elemento: senza soffermarmi troppo sulle mie tendenze al disturbo ossessivo complusivo sulla pulizia, devo dire che non prenderei in prestito un libro che è stato letto in bagno. E questo è uno dei motivi per cui non prendo in prestito i libri della biblioteca: perchè l’umanità, appunto, si divide in due. E io, probabilmente, sono malata.

Quelli che “vivono” in bagno, però, non stanno molto meglio di me: sono, loro, compulsivamente e ossessivamente legati al proprio bagno di casa, che è per loro come un utero. Ogni altro bagno che sono costretti ad usare deve rispondere a precisi requisiti, tra i quali l’insonorizzazione, la porta blindata, e naturalmente un’illuminazione sufficiente alla lettura di interi tomi.

Per me, invece, quello che più conta è la pulizia. Anche se, devo ammetterlo, alcuni bagni che mi sono trovata a frequentare hanno rappresentato, per altri diversi motivi, un problema a volte notevole:

il bagno di un albergo in Florida, che aveva una “mezza porta”  a mezz’aria tipo saloon, nonchè un’apertura a mò di finestra che dava direttamente in camera, che dividevo con altri

il bagno di un appartamento in una città storica italiana, nel quale la porta non si chiudeva, e la tazza era a due centimetri dalla finestra, che a sua volta era a due centimetri dalla finestra della cucina

il bagno di un tempio buddista in Tailandia, del quale preferisco non parlare

i bagni automatici in generale, quelli dove ti prende l’angoscia immotivata che la porta scorrevole possa aprirsi in qualsiasi momento

il bagno di un albergo in un’altra città d’arte, con una porta specchio nella quale uno, volendo ma soprattutto non volendo,  poteva ammirarsi lì seduto

il bagno di qualsiasi baita norvegese tradizionale, con la seggetta a panca, senza acqua corrente ma col secchio della sabbia e la paletta

Quest’ultimo, mi si dice, luogo smodatamente amato dai norvegesi in ferie, che, al lume di candela perchè naturalmente non c’è elettricità,  vi leggono quotidiani, vi fanno cruciverba, oppure meditano, nel silenzio delle montagne.  Sic transit gloria mundi.

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4 commenti

  1. Leggo ovunque, quindi anche in bagno. Ho avuto un trauma quando, dopo lunga e complessa discussione, la vasca da bagno è stata sostituita da una cabina doccia: leggere un libro immersi in acqua calda è uno dei motivi per cui vale la pena vivere. Il mio bagno è pulito – nonostante non sia una maniaca della casalinghituine – è, insieme alla cucina, l’unico luogo della casa ad essere pulito tutti i giorni, qualche volta anche due. Per disgrazia abbiamo tutti la stessa abitudine e un solo bagno, quindi siamo sempre a rischio ingorgo. E non è raro sentire qualcuno che strilla “Smetti di leggere ché devo uscire di corsa”. Non avevo mai penato che codesta abitudine potesse nascondere dei complessi -)))
    Comunque grazie della riflessione, penserocci.


  2. @Barbara: (Ma sei la Barbarissima??) 🙂
    Dunque: anch’io leggo ovunque, tranne in bagno. C’è comunque una grossa differenza, dai retta a un fobico, tra leggere nella vasca da bagno o facendo altre cose. Detto questo, a me leggere nella vasca parrebbe molto scomodo, anche solo voltare le pagine con le mani bagnate. Ma del resto, sappi che io ho una bellissima vasca extracapiente che NON uso se non per farci la doccia giornalmente… non amo le vasche, non amo particolarmente stare nell’acqua.


  3. Perchè lì? Perchè c’è chi ci va quando scappa, fa quello che deve fare e poi ricomincia a fare quello che stava facendo prima dell’interruzione e c’è chi ci va per farsela scappare e allora servono l’ispirazione, la calma, la lettura, la mente che si distrae mentre il corpo si concentra. Conosco gente che in bagno ha le mensole per i libri. Io appartengo alla categoria di chi si sbriga e preferisce leggere ovunque tranne che sulla tazza ma ammiro il cerimoniale di chi, invece, se la gode. In quanto all’igiene incrocio le dita: dopo la latrina pubblica in Guatemala e un bagno di quelli da cantiere in un giorno di festa grande non posso fare altro che sperare nel vigore delle mie difese immunitarie.


  4. @Rosaverde: Ci vuole sempre un ingegnere per spiegarmi i meccanismi complicati, e questo lo parrebbe veramente… finalmente comincio a capire. Strano che il corpo umano possa funzionare in maniera tanto opposta!
    “La mente si distrae mentre il corpo si concentra”… incredibile.



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