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Contatto

3 maggio 2013

 

 

La preghiera è più intima del sesso.

 

(Etty Hillesum)

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7 commenti

  1. il sesso è una preghiera, o almeno dovrebbe esserlo.


  2. Caro Anonimo: Il sesso è primariamente una pulsione. Biologicamente, serve alla riproduzione e quindi alla perpetuazione della specie – se non esistesse, non saremmo qui.

    Antropologicamente parlando, la nostra di adesso è una società sessualizzata. Si fa sesso per noia, per divertimento, per mestiere, per voglia, per violenza, per carriera, per soldi, per amore.

    Si guarda il sesso, lo si fruisce, ci se ne vanta, lo si desidera, lo si nasconde, lo si espone, lo si carica di significati che non ha: perchè il sesso, di per sè, è innocente come uno starnuto o uno sbadiglio. Eppure può anche distruggere, perchè può essere usato come una forma di potere.

    Il sesso comunque, di per sè, non è contatto. Si può fare sesso da soli, oppure con un partner occasionale, o anche con un partner legalizzato col quale non si parla affatto, nè verbalmente nè fisicamente. Posso mostrare ogni piega del mio corpo ma non mostrarmi intimamente.

    Nella preghiera, invece, che è principalmente un mettersi in ascolto, si è solo intimi. C’è un’intimità con me stesso e un atteggiamento di apertura ad un contatto con un’entità altra da me, ma in me.

    Ho detto che il sesso non è contatto di per sè.
    Ma può esserlo. Chiunque abbia provato il sesso come espressione d’amore sa di cosa sto parlando.

    In quel caso, il sesso può essere una forma di preghiera – ma in quel caso, è amore.


  3. interessante analisi ma forse sarebbe opportuno definire in primo luogo cos’è la preghiera.
    in tal modo sarebbe possibile scoprire forse qualche affinità in più con il rapporto sessuale, senza peraltro cadere in qualche assunto, come quello enunciato all’inizio del commento precedente, sorprendemtemente molto vicino al pensiero tanto opprimente della Chiesa Cattolica.
    e poi forse Etty parlando di “sesso” parla proprio dei genitali, piuttosto che del “contatto” fra essi…


  4. Grazie per la tua replica, che amplia ulteriormente il discorso, ma questo non mi dispiace.

    Nel mio commento ho “definito” cos’è per me la preghiera: un mettersi in ascolto. Ritengo che fosse grossomodo la stessa cosa per l’autrice della citazione (forse per lei l’elemento dialogico nella preghiera era più accentuato, ma sono sfumature).
    Per te, o per altri, la preghiera potrà sicuramente essere altro, e avere innumerevoli forme e modi.

    Mi pare di capire che ritieni riduttiva la mia definizione “biologica” del sesso. Che la pulsione sessuale sia primariamente biologica, mi pare fuori di dubbio. Che sia SOLO biologica, invece, ovviamente non è vero – nè mai l’ho detto. Però è verissimo che, paradossalmente, la visione biologica del sesso come funzionale alla riproduzione (e quindi la riduzione dell’atto sessuale “lecito” a quello tra uomo e donna) è un atteggiamento molto forte nel Magistero cattolico, che peraltro non condivido. Considero quindi la posizione “ufficiale” del Magistero cattolico curiosamente paradossale su questo punto. Ma so anche che, all’interno del pensiero cattolico, sono esistite ed esistono correnti molto diverse.

    Del resto, a me non interessava affatto discutere delle posizioni della Chiesa cattolica, come non interessava affatto a Hillesum.

    Quanto all’ultima cosa che dici, penso questo: il modo in cui Etty parla di sesso cambia molto nel corso della scrittura del suo diario. C’è un’evoluzione da sesso come atto sessuale puro e semplice (e anche quello va benissimo) ad atto di conoscenza dell’altro, a metafora di altro. Non so se hai letto l’edizione integrale del suo diario, appena uscita. Io sì. E trovo che in settecento pagine lei scrive molto di erotico, moltissimo sul desiderio, ma nulla di “genitale”. Fino ad arrivare a cose come questa:
    “Ho spezzato il mio corpo come pane e l’ho distribuito tra gli uomini – e perchè no, avevano fame ed erano digiuni da molto tempo”.


  5. Riflettevo anche sul termine “intimo”, anch’esso materializzato e mercificato nel linguaggio comune a significare (questo sì) genitale o ad indicare una categoria di abbigliamento.
    Ma l’intimità come interiorità, familiarità con qualcosa, non ha necessariamente a che vedere con l’intimità di due che hanno un rapporto sessuale.

    Intimo significa: ciò che è più interno di tutto il resto.

    La sostanza. Ciò di cui siamo fatti. Quello che il mistico Angelus Silesius diceva a proposito della preghiera come distacco dalle immagini: intimità con il bagliore di eterno che è in ognuno di noi (“non devi invocare Dio: la sorgente è in te”).


  6. mi pare che in ognuno di noi, di base, ci sia un mistero, più che altro.
    in questo senso mi pare che la preghiera sia uno dei modi che abbiamo di affrontarlo, di sopportarne la sconvolgente evidenza.
    e il rapporto sessuale è senz’altro un altro di quei modi, sai pur di durata limitata.
    e certamente i corpi, da questo punto di vista, sono una trappola.
    qualcosa che ci illude di accedere al bagliore e poi ci ripiomba a terra e ci induce a ricominciare, spesso nelle modalità nevrotiche cui accennavi sempre nel primo commento.


  7. Sono d’accordo con te.
    Una volta su questo blog ho citato W.B.Yeats: “The tragedy of sexual intercourse is the perpetual virginity of the soul”.
    È questo che stai dicendo anche tu.



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