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La venditrice di giornali

7 aprile 2013

Ogni sabato e domenica mattina, mia figlia di tredici anni va di porta in porta per il vicinato a vendere giornali. È un tipo di lavoretto diffusissimo tra i ragazzini, che le frutta la non disprezzabile sommetta di circa cento euro al mese. La continuità e la stabilità del venditore sono essenziali per costruirsi una fedele clientela, e si sa che il cliente viene prima di tutto. Per questo io, ieri e oggi, ho sostituito nel giro mia figlia che era in campagna da un’amica.

In realtà, non era affatto per questo – in realtà io segretamente sognavo di farlo, di avere un pretesto per suonare i campanelli e sbirciare nelle vite della gente. Quelli che incontro sull’autobus o nei negozi del quartiere: dove abitano? Come vivono? Che animali domestici hanno, che fiori coltivano? Che odore ha la loro casa?

Con lo zaino dei giornali in spalla, sono partita alla scoperta del quartiere.

La prima cosa che ho scoperto è che la gente sorride. Credo di aver suonato almeno a una cinquantina di porte, in due giorni quindi un centinaio, e i non sorridenti saranno stati al massimo una decina in tutto. I più aprivano la porta già sorridendo, quasi tutti rispondevano al mio sorriso. Ogni giorno avevo quindici giornali da vendere, e per venderli ci ho messo un’ora e mezzo – il che significa che circa uno su tre comprava. Ma chi non comprava rifiutava gentilmente, quasi scusandosi.

Alcuni lasciavano la porta aperta e si allontanavano nei meandri della casa per cercare gli spiccioli. Ho avuto anche l’inedita esperienza di ricevere mance, anche generose, “perchè sei venuta fin qui”. Ho persino capito dove abita quel signore impettito che mi fa un cenno del capo ogni mattina alla fermata dell’autobus.

Se non fossi andata, mi sarei persa:

l’uomo gentile che con la destra tiene fermo per il collare un pastore tedesco pronto a sbranarmi mentre con la sinistra mi porge gli spiccioli

le monete calde dalle mani di bambini lentigginosi

la donna appena alzata che ha i capelli come me quando mi alzo

il tipo coi baffi bianchi che mi chiede se torno anche domani

la bambina vestita di rosa che gioca da sola nella casa dove ancora tutti dormono

il gatto socievole che mi accoglie con grandi miagolii di approvazione perchè spera di rientrare

i giardinetti ben curati

i cortiletti pieni di rottami

i doppi garage e le selve di sci pronti per l’uso

i pigiami che indossa la gente

il vecchietto nella casa grande e malmessa che cerca con fatica i soldi perchè gli tremano le mani

l’uomo solo coi tre bambini urlanti che vanno in triciclo nel soggiorno – e lui calmissimo

nonna e nipotina che fanno i biscotti

vari tipi di nanetti da giardino

la signora con movimenti da sclerosi multipla che vorrebbe conversare

il vietnamita sospettoso

diversi cagnolini che mi annusano inquietanti le caviglie

gli appartamenti dove vivono i giovani maschi: posacenere pieno sulla veranda, bottiglie vuote e il resto della festa di ieri. A volte, nei loro ingressi, un paio di scarpe femminili dai tacchi molto alti.

Vita.

 

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26 commenti

  1. come mi piacerebbe sentir suonare, aprire la porta e trovare…te!
    credo che comprerei tutti i giornali che hai, solo per il piacere di offrirti un caffè e poi passare tutto il resto della giornata a spettegolare! (era per dire che mi manchi, che ho un sacco di cose da dirti – anche se non ti scrivo – e che non vedo l’ora di vederti. a proposito: quando vieni??)


  2. Henry!! (occhietto lucido)

    Urge telefonata, vedo. Ma tu non sei su viber? E perchè non sei su viber? Io skype lo detesto.

    Senti un po’ se cercano una giornalaia lì a Nizza…
    🙂


  3. Io non sono molto curiosa degli interni delle case altrui, o della vita quotidiana delle persone (a parte quando si intravedono i soffitti a cassettone o gli affreschi nelle case storiche…), mi pare che ci sia sempre qualcosa di indiscreto, anche quando si tratta di occasioni non cercate.
    Comunque il più simpatico, per me, è l’uomo calmissimo con i tre figli pestiferi…!!


  4. @Tania: Ecco vedi, a me invece i soffitti a cassettone non interessano particolarmente, mentre invece mi interessano i soprammobili e i quadretti e la tappezzeria e anche le abitudini della gente. Ma è una curiosità benevola. Mi immagino le loro vite, e da come vivono mi immagino come sono, e mi invento storie.

    Certo che c’è qualcosa di indiscreto! Altrimenti non avrei avuto bisogno di scuse!


  5. certo che ci sono! mmm…mi sa che una di queste sere…


  6. Che forza, anzi che ti abbiano aperto a te un’adulta, ma lo sapevano che avresti sostituito Maria???
    Qui invece Lorenzo vende il giornalino a fumetti che scrive con un suo amico, ogni settimana guadagnano dai 15 ai 20 dollari, qui amano le persone intraprendenti


  7. @Henry: Ti aspetto!

    @Zefirina: Ma guarda che qui aprono a tutti, anzi tante porte non erano neanche chiuse a chiave…
    Solo alcuni mi hanno detto “Ah, oggi ci sei tu?” e allora ho spiegato che facevo il giro per Maria.

    Però! venti dollari a settimana all’età di Lorenzo è roba! Ma un giornalino scritto e disegnato da loro li vale di sicuro…


  8. È che la nostra vita è tutta fatta di corsa e ciascuno vive in un macrocosmo fatto perlopiù di sguardi veloci. Poi invece, quando quelle porte si aprono c’è dietro un’umanità vasta e ampia, satura di emozioni. Alla fine, gira e gira e ci troviamo sempre a dover dire che occorrerebbe imparare a guardare, a riconoscere la beltà del quotidiano e delle piccole cose. È forse questa la vera comprensione della vita, riuscire ad amare tutto quello che abbiamo intorno e goderne della sua stessa essenza. Saró forse un sognatore poetico e utopico, ma sono lieto ancora di stupirmi per un sorriso inatteso ed una porta aperta con fiducia. Proprio come è accaduto a te!


  9. Anche io anche io sono un’appassionata spiatrice di interni domestici, ed hai ragione è esperienza mitica. Ne ho fatta largamente in un breve periodo – breve però sta per tipo 4 o 5 mesi – di vendita di enciclopedie porta a porta. Si scoprono mondi:)


  10. @Lois: La mia esistenza è intessuta in una trama insieme a quelle degli altri, di tutti gli altri, e per me vedere e sentire è un bisogno essenziale. Immergermi. Lo faccio anche nel mio lavoro. Però ho bisogno anche del contrario: il ritiro, la solitudine.
    Gli oggetti, i gesti, le cose che danno forma alla nostra vita e ci definiscono, per me sono accessi, agli altri e a me stessa.
    Non si tratta di essere sognatori, ma di scegliere un atteggiamento di fiducia. Darla e meritarla. Si può e si deve fare.

    @Zauberilla, è proprio questo: mondi! universi!


  11. Avverto proprio le tue stesse necessità. Ci sono giorni in cui devo “sparire” per risentire me stesso. E allora un po’ alla Forrest Gump percorro senza meta chilometri e chilometri di strada cercando di svuotare i miei pensieri ed avvertire il mondo che mi ritrovo intorno (nel bene e nel male), riuscendo a godere anche di una “semplice” sosta sulla panchina di fronte al mare…
    Forse è un modo per resistere e cercare di apprezzare tutto quello che siamo e che ci accade!


  12. @Lois: Nietszche diceva che solo i pensieri nati camminando hanno valore.
    Poi se uno ha anche la fortuna della panchina sul lungomare napoletano, per forza!
    😉


  13. Mi piace molto la tua capacità di descrivere la vita anche nei minimi particolari, sembra di entrarci dentro attraverso di te, è come guardarla in due. Quindi meglio.


  14. E se torni a trovarmi ti porto a fare il giro con me così la vedi anche tu!


  15. piace tanto anche a me, quando vado ad amsterdam, in particolare, amo guardare le loro finestre, così grandi e luminose, si vedono quelle magnifiche librerie…. le lampade… però, che dire, qui la vita è diversa, c’è diffidenza, nessuno aprirebbe a chi vende un giornale, c’è molta chiusura, diffidenza…


  16. È vero, anche a me piace molto osservare gli interni dall’esterno, specialmente di sera. La nostra casa ha un’intera parete di vetro e anche noi siamo un po’ in vetrina, ma a me non dà fastidio.
    Già questo, una parete di vetro, e niente cancelli…

    Purtroppo la paura si sente molto fuori da Paperopoli, e non aiuta a difendersi, anzi è il contrario. Se penso all’Italia, noto molta paura. Sono meccanismi complessi che hanno a che fare con le tensioni sociali (comprensibilissime) e anche, secondo me, con un rapporto di non fiducia con lo stato e le sue istituzioni (giustificato dai fatti, ma anche lì, è l’uovo e la gallina)…


  17. scopro oggi questo blog che è finito nel mio reader, quindi leggerò per un po’. ma di solito non commento, lo faccio ora per palesarmi e chiedere un dettaglio tecnico: qual è un’ora sensata per quel tipo di giro? e i giornali tua figlia dove li prende? investe sul comprarli sperando di venderli o magari ha un accordo con l’edicolante di zona?


  18. Ciao Effemmelle. Sicuramente dal post non si capisce, ma il tutto si svolge nel posto dove vivo, cioè in Norvegia. Qui è pratica molto diffusa ma a quanto ne so in Italia questo tipo di distribuzione non esiste a livello sistematizzato. Però posso spiegarti come funziona qui, e magari esportiamo l’idea.
    Il quotidiano fa una campagna per cercare ragazzi (dai 13 anni) disposti a distribuire. Esiste cioè un sito, questo. Uno è interessato e riempie un apposito modulo (link dal sito) dove indica dove vive, età, nome, numero di cellulare e indirizzo di posta elettronica proprio e di un genitore. Si crea un account. Tutte le comunicazioni vanno sia al ragazzo che al genitore. Il quotidiano individua un punto di distribuzione nelle vicinanze dove si ritirano i giornali, in genere sulle 15 copie. Il ragazzo, la mattina del sabato e della domenica (diciamo tra le 9 e le 11) ritira i giornali e li vende al normale prezzo di vendita. Il giorno stesso il ragazzo registra sul sito (dove ha una password che lo identifica) il numero di copie vendute. Quelle invendute le butta. Dopodichè arriva una mail, sia al ragazzo che al genitore, dove il giornale calcola in base al numero di copie vendute il ricavo e quindi il guadagno in contanti che il ragazzo può tenere. La differenza va versata sul conto corrente del giornale entro due giorni.
    È semplice e sicuro, ma richiede accesso elettronico sicuro e rapido ai servizi bancari, cosa che qui è comune, in Italia credo meno.
    Poi se uno vende bene esistono premi, e un premio vacanze per tutti in base a quanto si è venduto.
    🙂


  19. wow, fantastico! avevo capito che il tutto succede in norvegia, non arrivavo a immaginare una struttura così ben fatta. io pensavo più ad un piccolo imprenditore in erba. curiosità: chi si accolla il costo delle copie invendute?


  20. Il quotidiano si accolla il costo, anche perchè è nell’interesse del ragazzino vendere il più possibile. Ovviamente il tutto si basa sulla fiducia, ma possono controllare perchè di ogni copia invenduta bisogna conservare la prima pagina.

    Naturalmente, ogni ragazzino è assicurato durante il percorso. Si può anche richiedere un attestato per il lavoro svolto, che serve poi per cercare altri lavoretti dopo i 15 anni.


  21. stavo pensando a quali modi troverebbe un italiano per fregare il sistema. non me ne vengono in mente, sono sempre stato troppo ingenuo 🙂
    forse l’unico è mettersi d’accordo per farsi ridare la prima pagina del quotidiano da chi l’ha comprato per dichiarare la copia invenduta e tenersi i soldi, immagino che se lì un ragazzino proponesse una cosa del genere la società lo troverebbe riprovevole, probabilmente qui la gente chiederebbe solo di fare a metà del guadagno…
    interessante comunque, grazie mille per la spiegazione.


  22. Ma perchè uno dovrebbe sempre pensare a come fregare il sistema? Secondo te, veramente uno a cui tu vendi il giornale si prenderebbe la briga di renderti la prima pagina e finire in combutta con te per fregare due spiccioli? Sai che guadagno.

    Sai cosa penso io invece? Penso che uno dei problemi in Italia sia benissimo esemplificato in quello che dici: io non farei così, perchè sono ingenuo, ma UN italiano lo farebbe… e finchè penseremo che gli altri siano sempre lì per fregarci, continueremo a non aprire porte, a barricarci in casa, a inventare modi per fregare due lire eccetera. Lo vedi il problema?


  23. beh, lo vedo attorno a me tutti i giorni: quello che non mi fa lo scontrino, quello che parcheggia nel posto dei disabili, quello che mi salta davanti al semaforo. è facile fare il salto e pensare che qualcuno proverà a fregare. per restare nell’esempio dei giornali e di come mal si adatti alla realtà italiana, anche quella ufficiale, mi hanno da poco raccontato che i venditori di giornali al semaforo spesso sono stranieri che vengono reclutati direttamente da prestanome dell’editore che li fa lavorare in nero e guadagna una distribuzione a costi molto bassi, fregando così le edicole.
    in questa situazione vedo difficile che un modello simile possa essere importato, tutto lì.
    per inciso io non sono proprio la persona che tenta di fregare due soldi o si chiude in casa con la porta sbarrata, davvero.
    certo non potevi saperlo, ma almeno concedermi il beneficio del dubbio…

    in ogni caso il tutto va fuori tema: io mi stavo interessando perché ho un moccioso piccolo che prima o poi crescerà e mi piacerebbe incamerare esperienze da trasmettergli e questa mi è sembrata da subito positiva anche se andrebbe adattata a una realtà diversa. pensavo proprio a una forma di imprenditoria giovanile in cui lui (io per lui, ovvio) ci mette un po’ di rischio per comprarsi le copie e poi ci guadagna offrendo il servizio a chi vuole il giornale a casa.


  24. A me pare invece che, nella situazione che descrivi tu e che so essere tragicamente vera, un modello del genere non solo può, ma deve essere importato. Perchè appunto, solo una soluzione trasparente e regolamentata può garantire che nessuno freghi. Quello che stai facendo tu, cercare un sistema per offrire a tuo figlio un modo onesto per guadagnarsi qualche soldo, mi pare un ottimo passo in questo senso.

    Quello che volevo dire era che io so che la realtà italiana è così: per un euro, ci sarebbe sicuramente qualcuno disposto a lambiccarsi per fregare. Perchè c’è una miseria da cui attingere, c’è disperazione e c’è chi specula su chi sta ancora peggio di lui (perché uno che fa il prestanome dell’editore per sfruttare lavoratori stranieri a vendere ai semafori è anche lui un poveraccio). Ma c’è anche una mentalità da sconfiggere, una forma mentis da cui uscire, che paralizza ogni sforzo di pensare modi alternativi – per questo mi verrebbe da incoraggiarti in ogni modo perchè tu lo faccia davvero quello che pensi di fare, senza lasciarti prendere dal senso di inutilità di ogni sforzo che è tanto facile provare in Italia.

    Mi dispiace se sono stata scortese. Avevo capito che non eri tu che cercavi il modo di fregare – solo, tendo ad “indignarmi” quando vedo tante energie sprecate a riflettere su come si può venir fregati. È un circolo, quello della fregatura, da cui si può uscire.
    E so bene che parlo da una posizione privilegiata, e che gli ostacoli, fuori da Paperopoli, sono tanti.


  25. Oh, non dirlo a me che la situazione porta a indignarsi! Sapessi quanto lo faccio io, giornalmente.
    Mi accorgo che sto diventando purtroppo molto cinico riguardo alla possibilità di educare importando modelli virtuosi: perché il prestanome è sì un poveraccio, ma il marcio sta nell’editore.
    Sono disilluso riguardo la possibilità di redenzione della società e l’unica contromisura che ho trovato è quella di cercare di fare del mio meglio nel mio orticello e trasmettere a mio figlio più valori possibile.
    Mi fermo prima di iniziare a parlare di estinzione che divento pesante…
    A rileggerci, buona giornata.


  26. Va bene, io divento pesante quando inizio a parlare del fatto che la disillusione e il cinismo sono comprensibili ma inutili, e che trasmettere valori è proprio il contrario del cinismo (per questo non credo che tu sia cinico)… quindi mi fermo anch’io.
    Ciao!



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