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Anche altro

21 marzo 2013

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Molti si immaginano che sapere di avere pochi mesi di vita significhi disperazione. 

È vero.

Però può significare anche altro. Il tempo, improvvisamente misurato e giunto al limite, può estendersi ed acquistare spessore. Il tempo desiderato, quello in cui fare qualcosa di assolutamente inutile e bellissimo, quello mai osato, il tempo negato dagli impegni, dal lavoro, dalle illusioni, il tempo del sogno e del gioco, il tempo nostro e solo nostro. 

So che H. si è disperato: ha passato notti insonni e pensato pensieri che non riesco neanche a immaginare. È stato malissimo. Oggi mi ha detto che da qualche settimana ha preso a suonare in un quartetto. Fanno musica da camera. Non suonava più da anni – aveva relegato la musica all’ascolto di qualche concerto, aveva dato la precedenza al lavoro, alle cose serie, agli impegni, alla carriera. Non aveva tempo. 

Ora ha tutto il tempo, perchè ha poco tempo. Il suo sguardo è chiaro, limpido come il caso che lo tiene in vita. Ancora due battute, qualche da capo. Ancora bellezza. C’è tutto il tempo.

“Stelle e alberi da frutto fioriti. La totale permanenza e l’estrema fragilità danno ugualmente il senso dell’eterno”.

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2 commenti

  1. Ho finito da poco di leggere “le intermittenze della morte” di Saramago dove in maniera molto teatrale si affronta il tema della morte. Ciascuno avendo un preavviso di 8 giorni vive a pieno le sue ultime ore o si distrugge nella disperazione. L’esempio che citi è molto confortante ed esemplare, ma purtroppo non per tutti potrà mai essere così. In quel frangente, quando scopri di essere sul filo del rasoio le reazioni possono essere molteplici. È una situazione devastante e. sarebbe logico comprendere il valore della vita quotidianamente. Ma siamo uomini con tutte le nostre debolezze!


  2. @Lois: Grazie per il tuo commento. Saramago è un grande scrittore, ed opera naturalmente con una finzione letteraria e anzi, come giustamente osservi, drammaturgica. La realtà clinica e umana è profondamente diversa. Il raggio di tempo di otto giorni è completamente diverso da una prospettiva anche solo di settimane, o di mesi, forse anche di anni, limitata sì, ma non determinata. Questa è la prima osservazione.

    Un’altra è che non esiste, anche da parte di un unico individuo, “una” reazione. Le reazioni cambiano di giorno in giorno, anche di ora in ora. Ci sono fasi, periodi, momenti. Si oscilla. Ci si dispera ma si ritrova anche la speranza, si ride anche, soprattutto si torna, sorprendentemente, alle proprie abitudini. Si vive una quotidianità fatta di gesti e volti che acquista sì una nuova luce, ma continua ad esistere, e questo per molti è un conforto.

    La disperazione, nella mia esperienza che è quella di un’osservatrice professionale a volte anche coinvolta personalmente, va e viene – noi siamo anche molto altro.
    Ad esempio, io non ho mai creduto alla massima di “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo” – lo trovo frenetico. Credo forse al contrario, viverlo come se fosse il primo.



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