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Casa

15 marzo 2013

In questa casa c’è il tavolo dove io studiavo Leopardi, e davanti al tavolo c’è una finestra che dà sull’ultimo orizzonte, e alzando gli occhi dal libro io guardavo la valle e vedevo tutto quello che credevo di sapere, ma non sapevo niente.

In questa casa io ho fatto l’amore con diverse persone. Le ho portate qui, quelle che hanno contato qualcosa e anche alcune che hanno contato piuttosto poco. A volte è stato bello, altre no, altre è stato bruttissimo. Non potevo non portarci anche te. Tu sei rimasto.

In questa casa ho allattato mia figlia, l’ho vestita di bianco per battezzarla e l’ho cullata di notte quando non dormiva.

In questa casa ho trascorso pomeriggi d’estate a parlare con mio fratello che stava morendo, e parlavamo del passato perchè non ci restava altro, e nei mattini d’inverno l’ho aiutato a vestirsi.

In questa casa ho passato capodanni festosi e Natali orridi pasteggiando ad astio, piccolezze, livore. 

Conosco le crepe del soffitto, l’odore del pianerottolo, gli spifferi delle finestre, la lampada rotta che fa scure le scale, il camino che non tira, i mattini che la illuminano e l’abbaino sul tetto. Conosco la resistenza di ogni cassetto e il buio diverso in ogni stanza. So il punto esatto in cui la luce della luna taglia il tappeto. Sento di notte, ma anche a volte di giorno, echi di passi – quelli leggeri della signora Bianca che la scelse per andarsene, e il passo pesante del dottor Boris, su e giù  in quello che era l’ambulatorio. 

Sotto il glicine, le ombre dei contadini impressionano il negativo della notte: sono ancora lì, in silenzio, a bere vino. 

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14 commenti

  1. Case vissute. Parte di noi. Non solo per le persone, gli affetti che lì dimoravano. Ma anche per gli odori, gli angoli, gli esterni. Bravissima nel cogliere e restituirci tutto questo.


  2. Grazie Nidia.


  3. mi piace questo post schietto e diretto, e scusa la rima.


  4. @Laura: Te la permetto – rima d’effetto!


  5. 😀


  6. Una casa contiene la memoria di chi l’ha vissuta, racconta la nostra vita insieme alla storia che abbiamo condiviso con chi ci è caro. Parlo al presente poiché anche chi purtroppo se n’è andato altrove rimane sempre accanto a noi e ci accompagna.

    Delicato e dolce il racconto di quel che è per te la tua casetta!
    Mi permetto di affermare che la finestra con davanti il tavolino sarebbe il mio angolino preferito 🙂
    Buona domenica, Artemisia, un abbraccio
    Ondina 🙂


  7. @Ondina: La casa è il Sè, e tutto quello che ne fa parte, angoli luminosi e oscuri.

    Buona domenica anche a te.


  8. La casa è il sè, è vero, sarà per questo che sogno spesso la casa dei miei primi vent’anni (che in seguito non è stata più mia né praticabile): ci ritorno nel sogno e la trovo di volta in volta uguale a com’era, o cambiata in certi suoi aspetti.
    Grazie di averci raccontato questa tua memoria.


  9. @Tania: Io in realtà sogno spesso le prime due case in cui ho vissuto. La prima è sempre connotata dal forte desiderio di entrarci, e qualcosa me lo impedisce sempre. La seconda è piu legata ad altri aspetti. Non sogno mai altre case dove ho vissuto in seguito, e mai la casa dove abito adesso. Evidentemente è la prima casa a contare, come ben sa chi ha introdotto l’IMU…
    🙂


  10. Ho trascorso pomeriggi d’estate a parlare con mio fratello che stava morendo. Io sto cercando di scriverne, di mia sorella che ho visto morire.
    Tu ne scriveresti mai? Se sì, in che modo?
    Cosa ti aspetteresti di trovare, da lettrice, in un libro che narra la storia della morte di un fratello?


  11. Ciao Moira, mi ricordo di te.
    Io ne ho scritto, nell’unico modo in cui mi riesce, che è frammentario, fatto di immagini, non organico.
    Da lettrice, mi aspetterei di trovare la descrizione vissuta di un percorso fatto di alti e bassi, di dolore ma anche di momenti di umorismo, di noia, di tenerezza. La storia di come questo percorso cambi chi vi partecipa, lo metta a nudo, di come ci si possa conoscere intimamente in quel luogo privilegiato che è la soglia. Di come l’unico significato della morte sia l’essere stati vivi, vivi per qualcuno.


  12. Ciao Artemisia, torno ora da un pranzo nella casa della mia infanzia, che è stata appena messa in vendita. Mentre mia figlia giocava con sua nonna sono andata a salutare la vicina del piano di sopra, che occupa l’ex- appartamento di mia nonna.
    Mi è tornato in mente il tuo bel post e sono qui a chiedermi come farò quando di tutti i luoghi, l’unico a conservare traccia delle scorribande e delle lacrime, dei passi e dei suoni, sarà la mia memoria. Basterà? Oggi non credo, mi pare assai fragile. O lo sono io.


  13. No, cara, la memoria non è fragile, è il luogo più solido e indistruttibile che abbiamo. E quando non ricordiamo più, non sentiamo neanche più la mancanza di quello che abbiamo dimenticato.
    Ti capisco.


  14. 🙂



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