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A Praga, allora

6 febbraio 2013

Frantisek Drtikol 1932

foto: Frantisek Drtikol, 1932

Ricordo che atterrammo a Praga su un piccolo bimotore a sei posti. Eravamo in cinque, il pilota tedesco, tre americani e un’italiana. Era un’estate caldissima, poco dopo la caduta del muro di Berlino. Affittavamo l’appartamento dei genitori di un amico praghese del pilota, in una via trafficata vicino al centro. Ricordo che la cucina non aveva finestre, ma che in compenso ci trovammo dei knödel alle susine, buonissimi.

Ricordo che prendemmo un battello sulla Moldava. L’acqua era verde e persino invitante nel caldo di pietra. L’aria vibrava di nafta, e a bordo servivano birra fresca lucente. Avevo sete e ne bevvi diversi boccali, ingannata dal gusto leggero – mi cadde in testa come una grossa tegola del Hradzin. Ricordo che dovettero aiutarmi a scendere a terra, perchè il pavimento del battello era diventato di gomma.

Ricordo che posammo delicatamente una pietra su una tomba a caso del cimitero ebraico, su una delle lapidi sbilenche inverosimilmente accatastate. Ci arrampicammo sul muro di cinta, e da lì in piedi ammirammo la sua zeppa assurdità di antiluogo. Ricordo che la morte uscì danzando a salutarci dall’orologio della torre. Ricordo che una sera cenammo sulla terrazza di un locale fuori moda, sotto un grande cartello Assicurazioni Generali con tanto di leone di San Marco, e che pensai al dottor Kafka. Ricordo che qualcuno sussurrò qualcosa all’orecchio del pianista, e che questo strizzandomi l’occhio attaccò qualcosa di napoletano.

Ma non ricordo cosa. 

E ricordo che passai molte ore di una notte su un minuscolo balcone, che dava sul retro delle case. Ricordo che quelle ore erano per me, che cercavo distanza e aria sulla pelle.  Erano le ore che precedono l’alba, fresche nonostante l’estate, quelle in cui la luce striscia come un rettile. Dietro le finestre socchiuse indovinavo letti disfatti, bocche semiaperte respirare il sonno, e nel letto il mio posto vuoto. Si accendeva il cielo, e a poco a poco nascevano richiami di uccelli. Seduta per terra, in camicia da notte, mi abbracciavo stretta le ginocchia e speravo che nessuno si svegliasse più.

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5 commenti

  1. Bello, molto molto bello!


  2. M’è piaciuto molto questo tuo racconto, sembra di esser lì a vivere i tuoi ricordi e sensazioni
    Complimenti!


  3. @Lois, @Ondina: Son contenta che vi piaccia.


  4. Che bello leggerti.
    Ho fatto un unico viaggio a Praga, anch’io poco dopo la caduta del muro (forse 3 anni dopo), di cui ho moltissimi ricordi, proprio delle immagini dettagliate. E’ forse, ancora oggi, la città più bella che io abbia mai visto.


  5. @Tania: Neanch’io ci sono più andata, ma mi dicono che il turismo di massa l’abbia cambiata, e mi pare probabile.

    Se ci penso, credo di essere d’accordo con te: dev’essere la città piu bella che io abbia mai visto, fatta eccezione per Venezia, che però non è una città.



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