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L’arte di crescere

4 dicembre 2012

 

 

 

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foto: Steinerskole, Trondheim

 

 

“Elaborare una pedagogia che insegni ad apprendere, ad apprendere per tutta la vita dalla vita stessa”.

Rudolf Steiner

 

Sono sempre stata istintivamente sospettosa nei confronti delle scuole private. Chi mi conosce, sa che credo in poche cose, ma che ci credo molto: il Logos, la socialdemocrazia scandinava, la legge morale dentro di me (e naturalmente, il correlato cielo stellato sopra di me). Le scuole private le associavo, col mio bagaglio scolastico fiorentino, a cose come “quelli che si ritirarono in quarta ginnasio per andarlo a fare dagli Scolopi, e lì furono promossi”, “le educande del Poggio Imperiale e il Ballo delle Debuttanti”,  la pubblicità sugli autobus “Istituto Parini, maturità classica in un anno” e le bambine asettiche della skuola sfìzzera.

Per tutto questo, e anche per l’innata socialdemocrazia genetica di suo padre, mia figlia fu a suo tempo iscritta ad una scuola pubblica, che frequentò fino alla quarta elementare. Dopodichè, stufata del continuo susseguirsi di nuovi insegnanti che a malapena ricordavano il suo nome, dal baccano dei “pochi ma tosti” con le loro diagnosi a tre o quattro lettere che monopolizzavano le energie di tutti gli altri, dall’uso di wikipedia come fonte di saggezza e della fotocopiatrice come dispensatrice di sapere – ma soprattutto allarmata dal crescente disinteresse di mia figlia nei confronti della conoscenza, correlato – in maniera secondo me inquietante –  a ottime valutazioni da parte degli insegnanti, cominciai a valutare alternative.

Della pedagogia steineriana, nonchè dell’antroposofia,  non sapevo quasi nulla. Lo ammetto: facemmo un giro di prova sia alla scuola steineriana che alla scuola internazionale, quella selettiva, dove devi parlare solo inglese e dove non prendono quasi nessuno. Quel giorno mia figlia mi stupì: capii per la prima volta che sa l’inglese, vidi che era in grado di funzionare alla scuola internazionale, e quando qualche giorno dopo ricevemmo una lettera in cui le si offriva un ambitissimo posto non ebbi dubbi che lo meritasse, e che probabilmente si sarebbe anche trovata bene. Ma a quel punto, avevamo già visitato la scuola steineriana, ed era stato, da subito,  amore a prima vista: “Mamma, questa scuola sono io”.

Da allora sono passati quasi tre anni, e ho imparato molte cose.  Ho capito, prima di tutto, di averle fatto un regalo. Maria frequenta la settima – è un ramo in fiore, in parte sbocciato, in parte ancora in boccio. Ogni mattina si alza felice di andare a scuola. Mi racconta ogni giorno le sue scoperte, con quello stesso entusiasmo che temevo perduto. Costruisce con le sue mani, non ha disimparato a giocare, sa usare la sua fantasia per presentare quello che sa ai compagni, sa ascoltare quello che i compagni e gli insegnanti le insegnano, sa farlo suo. Produce artefatti, parole, immagini, rielabora pensieri, è curiosa. Trae piacere dalla conoscenza, sia essa un origami, un teorema o una moneta romana. Sente il ritmo delle stagioni e l’euritmia delle parole. Vuole bene ai suoi insegnanti, che la vedono, la conoscono, ne rispettano l’individualità, ne osservano i talenti e le debolezze.

Ora io ho letto Steiner. Ma soprattutto ho assistito e assisto ai risultati della sua “arte di crescere uomini liberi”.  Non mi pento un secondo della nostra scelta – sono anzi oscuramente grata a quel qualcosa che me l’ha fatto incontrare, qualcosa che ha messo mia figlia davanti all’opportunità di trovarsi “a casa” – l’ha scelto lei, come io credo abbia scelto noi come genitori.

“La vita stessa è la grande scuola di vita
e si potrà uscire dalla scuola nel modo giusto
soltanto se dalla scuola si porta con sé la capacità di imparare
a conoscere la propria vita dalla vita.”

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7 commenti

  1. bell’esperienza quella tua e di Maria, io e le scuole un rapporto difficile solo con Valentina mi è andata bene, ha frequentato la mia ex scuola, cattolica di preti, l’unica che era aperta fino alle cinque del pomeriggio, una scuola dove non eri considerato solo un pagante, per i maschi invece dopo l’esperienza delle elementari in un ‘altra scuola cattolica, sempre per il motivo di cui sopra, ho tentato la via della scuola pubblica ma devo dire che me ne sono pentita amaramente, uno non ha finito il liceo e l’altro per disperazione l’ho iscrittto in una scuola privata quasi un diplomificio, ti saprò dire


  2. Sulla scuola italiana in generale non commento. Posso dire solo quella che è la mia impressione, basata su nipoti e conoscenti vari, ed è questa: non che ai nostri tempi fosse oro, ma da qualche parte, forse negli anni novanta, ho l’impressione che sia successo qualcosa che l’ha drammaticamente peggiorata.

    Sto per fare, con Maria, un’esperienza di scuola privata (steineriana) italiana, e sarà interessante. La cosa che posso già da ora dire è che è più cara, in cifre assolute e non relativamente alla media degli stipendi, di quella norvegese. Il che è drammatico, perché significa che, se visto in relazione allo stipendio italiano, il costo proibisce a molti di frequentarla. Questo succede anche perché in Italia il ministro Moratti all’epoca ha ridotto con varie misure l’accesso ai contributi per le scuole private – nonostante lei stessa abbia naturalmente mandato i suoi figli a scuole steineriane, e lavorato molto, da privata, per la creazione dell’unico liceo steineriano in Italia, a Milano.

    Evidentemente, per lei pagare la retta non era un problema.


  3. “Sto per fare, con Maria, un’esperienza di scuola privata (steineriana) italiana”,

    Ma quindi… tornate in Italia?


  4. @Fabio: No. Si tratterà di un’esperienza temporanea. Ho usato, molto tipicamente, il plurale – ma l’esperienza la farà lei. Io organizzo, accompagno, e aspetto il ritorno.
    🙂


  5. P.S. : che fai, sfidi wordpress??


  6. bello… chissà se una scuola steineriana italiana sarà come una norvegese? quello che è sicuro è che la scuola dovrebbe essere un posto entusiasmante dove imparare a conoscere il mondo, aprirsi alla scoperta di tutto, e invece non lo è praticamente mai. ricordo quando il mio primo figlio iniziò ad andare a scuola, ero felice, pensavo che per lui si aprisse un mondo, letteralmente, di meraviglie da esplorare. insomma….


  7. @Anima: Le scuole steineriane sono, per loro natura, tutte diverse, anche nella stessa città. Dipendono moltissimo dalla qualità degli insegnanti che vi lavorano e da chi le dirige, molto più di una scuola pubblica, per tutta una serie di motivi.

    Detto questo, una differenza tra scuola steineriana norvegese e italiana è che quest’ultima è frequentata da bambini di famiglie che possono permetterselo, mentre quella norvegese è accessibile pressoché a tutti. Questo non è un particolare secondario, perchè “normalizza” l’ambiente, soprattutto a livello genitori. L’altra cosa è che in Italia si tende a scegliere la scuola privata o perché si cerca la scuola d’elite o perché si cerca una scuola che garantisca la promozione. Raramente la scelta è una scelta di pedagogia alternativa. La scuola steineriana italiana in questo senso è un’eccezione perché, pur essendo per forza di cose cara, non è nessun’altra delle due cose – rappresenta una pedagogia radicalmente diversa rispetto alla scuola pubblica (niente libri, niente voti eccetera). Quindi le persone che in Italia vi mandano i propri figli sono in genere persone consapevoli, che hanno riflettuto su certi temi e che cercano per i loro figli qualcosa che la pedagogia ministeriale non offre.

    Ti saprò dire meglio tra qualche mese, quando avremo toccato da vicino un esempio di scuola steineriana italiana.



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