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L’ordine

25 ottobre 2012

Ci vuole ordine nel raccontare. L’ordine è una forma d’amore. Tutto mi sembra una forma d’amore. È l’amore che ci dà forma.”

 
Mariapia Veladiano, da “Il tempo è un dio breve”

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16 commenti

  1. mi pare l’occasione buona per riproporre una delle mie più celebri traduzioni:


  2. ah ecco io non sono per niente ordinata, nemmeno quando racconto, a volte tanta è l’urgenza che passo di palo in frasca….
    però sono pià propensa che l’amore sia disordine o forse l’amore è ordine e la passione disordine????


  3. @Francesco: Tu Benasayag insisti nel riproporlo e io ogni volta mi areno… dev’esserci una spiegazione. Ma stavolta mi metto d’impegno, lo leggo e poi rispondo.
    Intanto possiamo leggerci anche la tua tesi di diploma jazz! “Strayhorn e il mistero” – già il titolo è molto bello… (Vedi che già comincio a deragliare da Benasayag?)

    @Zefirina: Io sono contraddittoria, o meglio in me esistono entrambi gli elementi, l’ordine e il caos. Penso che questo valga per tutti, si tratta di proporzioni prevalenti.
    Io credo che la forza dell’amore possa irrompere come disordine, o meglio rivolgimento dell’ordine costituito, rivoluzione. È una forza tremenda. Ma l’amore non crea mai caos, crea un altro ordine, che forse non combacia col resto della nostra esistenza e ci apre un’esistenza nuova, ci sconquassa e ci confronta con noi stessi. Contiene la passione ma è di più: è un ordine altro.


  4. Ok Francesco, ho letto Benasayag.

    Mi ritrovo (e ne sono un po’ sorpresa) ad essere d’accordo su molte delle cose che dice, principalmente sull’amore come appartenenza a qualcosa che ci oltrepassa, e sul fatto che la felicità sia non essenziale e non connaturata all’amore.

    Ci sono un paio di punti, però, che mi trovano in disaccordo, e temo che siano punti piuttosto fondamentali, ma non ne sono sicura.

    Uno è proprio la sua “visione”. Lui parla spesso in termini di essere ”dalla parte” di qualcosa, quindi è una visione “polemica” (nel senso di polemos) che non mi è affine. Più che conflittualità, e “parti” da prendere, io vedo antinomie, contraddizioni. Noi siamo contraddizione.

    Il punto fondamentale che mi trova in disaccordo però è un altro: Benasayag afferma che la forma non è l’amore, e questa mi pare un’ovvietà. Io dico invece un’altra cosa: l’amore non è forma, ma l’amore DÀ forma.
    La vita non è qualcosa di personale, ma universale, dice lui (citando Deleuze). Io invece dico: la vita, e l’energia che la anima, che possiamo chiamare amore o anche Logos o qualcuno anche Dio, è universale E ANCHE personale. Noi, persone, ne facciamo esperienza nel solo modo in cui possiamo, e cioè in maniera personale, intima. Questo non significa privata, individualista. Nè significa che non abbia una dimensione universale. È entrambe le cose.

    La cosa che mi trova più d’accordo direi che è il concetto di libertà come assunzione del proprio destino.


  5. alla fine a me affascina il concetto di bio-diversità.
    in questo senso mi sento di dire che siamo universali (l’ordine) e allo stesso tempo che tutti siamo “parte” di qualcosa, un gruppo, una società, una famiglia o una coppia (il disordine).
    forse andrebbe superata la contrapposizione fra l’universalismo e il relativismo e ancora una volta individuare delle modalità culturali e comportamentali, quella dell’individuo solo da una parte (massimo della diversità e del disordine), autocentrato e ideologicamente individualista, e dall’altra l’essere umano in relazione con gli altri (dunque disponibile ad entrare in un ordine che lo oltrepassa).
    dal che io deduco che l’individualismo è l’incarnazione dell’disordine ordinato e la relazione la realizzazione dell’ordine disordinato.
    in pratica alla fine ognuno di noi è in equilibrio fra le due cose e a volte pende da una parte o dall’altra perdendo l’equilibrio.
    l’amore-passione è certamente qualcosa che ci fa perdere l’equilibrio, a volte dura e a volte no ma certamente ci porta in direzione della creatività che a sua volta non è altro che dar vita a una forma nuova.

    🙂

    sono stato chiaro?


  6. Più chiari di così si muore.

    (l’attenuante è che sei “squilibrato”)

    😉


  7. “La felicità è qualcosa che ha a vedere con un sacco di componenti, molto aleatorie, che
    possono esserci o non esserci: va e viene…”. Mi ricorda qualcosa.


  8. Eh lo so, Fabio!
    Benasayag ha uno stile che non mi è affine (lo trovo disordinato, tra le altre cose), quindi ho sempre avuto difficoltà a leggerlo. Ma molte delle cose che dice le condivido… anzi, diciamola tutta: Benasayag mi copia!

    Comunque, ancora una volta, il nostro comune amico è riuscito a deragliarmi il post, infatti adesso stiamo qui a parlare del suo beniamino invece della citazione da cui siamo partiti… ha un vero talento.


  9. a me del post piace moltissimo la foto e mi scatena molte fantasie che non esiterei a definire amorose.
    e poi, chi diavolo è Mariapia Veladiano?


  10. SI, vabbè, ora tu, tutto ti scatena! 😀

    Mariapia Veladiano è – mi si dice – molto brava, ma io ancora non l’ho letta.

    http://www.libreriauniversitaria.it/tempo-dio-breve-veladiano-mariapia/libro/9788806212742


  11. ma scusa, citi libri che non hai letto?
    anche tu…


  12. Ma è questa citazione che mi ha fatto venir voglia di leggere il libro… che, non si può?

    Comunque ammetto che la foto è evocativa.


  13. Ho letto la Veladiano, non mi ricordo il titolo – prosa interessante past del linguaggio con cose belle., Ma c’erano due cose che non mi quadravano: il semplicismo insopportabile, e l’ordine falsificante. A’ protagonista caa mamma depressa, che se sentiva brutta brutta e risorge lesbica. Non ze po’. Non si può dire di amare la realtà con tanti luoghi comuni messi insieme in un libro così breve.
    L’ordine è una forma di amore per le cose quando si ha talento sufficiente per riuscire a farne una filosofia. O sei Hegel e ami le cose, oppure se vuoi rispettarle devi ritrarre un po’ di onesto caos. Non so se mi sono spiegata.


  14. Ho capito a quale libro ti riferisci, Zauberilla. Non ho letto nemmeno quello. Questo, “Il tempo è un dio breve” l’ho appena comprato, e vi farò sapere. Mi spaventa un po’ quello che mi dici… i luoghi comuni no, sono allergica! Vediamo…


  15. Ho letto La vita accanto un anno e mezzo fa e, ripensandoci, sono ancora dubbiosa. Non ho dato molto peso ai luoghi comuni ma ho percepito un nota di fondo di mal di vivere che mi ha lasciato perplessa. La protagonista, circondata da persone che assumono comportamenti patologici, non mi sembra offrisse altra speranza di liberazione da una prigione imposta dallo sguardo della gente che non il ritagliarsi un angolo di mondo nascosto e protetto, riempito dalla musica e da pochissimi amici. “Mio padre è bellissimo ma, come me, non sa affrontare il mondo”, dice ad un certo punto lei che è bruttissima. Eppure non prende in considerazione altre armi, nè l’infinito potere dell’autoironia o del coraggio di essere diversi pur vivendo tra la gente: i protagonisti subiscono il dolore della loro vita, ci si adattano ma non lo risolvono.Deprimente. La scrittura invece mi era piaciuta molto.

    Deraglio anche io, non troppo spero….ma tutti i libri “seri” – intendo dire non romanzetti, non best-seller, scritti da persone che sanno usare le parole – devono per forza essere tristi, presentare situazioni e storie di infelicità del vivere?

    A voi viene in mente un libro italiano o di autori stranieri scritto negli ultimi dieci anni, scritto bene ma bene molto, che lasci spazio alla gioia? Se si, suggeritemi i titoli, per favore, perché ho bisogno di ordine nelle mie letture e di controbilanciare.


  16. Hmmm, Rosaverde… domanda difficile… ci ho dovuto pensare per alcuni giorni… (non è vero, ma difficile lo è).
    Non saprei, veramente non saprei. La gioia non va più di moda? Sospetto anche che descrivere la gioia in modo convincente sia letterariamente molto più difficile che non descrivere la tristezza. Forse qualcuno arriva a saper descrivere l’allegria, magari la felicità, ma la gioia proprio non ci prova più nessuno. Ma probabilmente è più un discorso di spirito dei tempi.



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