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Uccidere o morire

12 ottobre 2012

 

“E poi gli ho sparato.”

Mi dice, con un sorriso. È la prima volta che lo vedo sorridere. Di solito, la sua espressione esprime fatica: fatica di respirare, di camminare, di vivere. Ma adesso, sorride.  “L’ho inseguito per quattro ore. Pioveva. Poi mi sono appostato.” Mi sembra impossibile che abbia potuto farcela, quattro ore di boschi e brughiere e terreni impervi e rocce e paludi. Eppure so che non mente. “Il cane mi ha aiutato molto. Credevo di non farcela ma l’ha braccato lui.” L’idea di quel corpo debole che si trascina tra i rami fradici di pioggia. Il respiro affannoso. Lui e il cucciolo, il troppo giovane e il troppo malato per cacciare. Debolezza e determinazione. Un solo colpo a disposizione.

E l’alce arriva, grosso, piuttosto stupido. Bruca. Si accascia, le narici fumanti. Un ultimo sussulto. Una bella morte. “Ne vorrei una così”.

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9 commenti

  1. Ti ho scovata attraverso il blog di Zauberei. Il tuo è splendido – e poi ami Celan, il mio poeta prediletto.


  2. Benvenuta, Barbara! Ma “quella” Barbara? Proprio lei? 🙂

    Celan io ebbi la fortuna di incontrarlo ai tempi della mia prima università, grazie a un assistente di letteratura tedesca dall’aspetto lunare, che sembrava uscito da un romanzo di Kafka. Gliene sono ancora grata.
    Celan è, semplicemente, tremendo.


  3. Bisogna meritarsela una morte così.


  4. Ciao Enrico, bentornato. Mah non so… secondo te l’alce aveva fatto qualcosa per meritarsela?


  5. Una bella morte…? Lasciamolo decidere all’alce…


  6. Cosa ne pensi quell’alce non possiamo saperlo. A livello di specie, però, sappiamo che se non ne fosse permessa la caccia il loro numero li condannerebbe a una lenta morte per fame. Non solo, ma la loro esorbitanza numerica condannerebbe altre specie, meno numerose, alla morte. Per questo, non solo è permesso, ma nella quota stabilita è giusto cacciarli.


  7. Ma, naturalmente, quella del maiale d’allevamento, che noi onnivori non vegetariani mangiamo comunemente, non è una bella morte. Ed è perché la sua non è una bella vita. Personalmente, trovo l’allevamento industriale degli animali da carne eticamente ben più problematico della caccia.


  8. Bene, quando la caccia è permessa e persino auspicata per le ragioni che tu ricordi, sono pienamente d’accordo con te.
    Mi viene da osservare che sacrificarsi per la specie rende la propria morte una bella morte, cosa che l’uomo può (non sempre…) scegliere, l’alce non la sceglie ma la subisce, e non lo sa (non sa nulla), ma ciò non toglie che la sua sia una bella morte lo stesso.
    In questo modo l’uomo partecipa scientemente alla selezione naturale, che però agirebbe anche senza di lui, con altri tempi e modi (questo consentimelo).


  9. Assolutamente sì, che te lo consento 🙂 Anzi ti ringrazio per le tue osservazioni.
    Io penso, però, che sia difficile, anzi innaturale, sacrificarsi per la propria “specie”. Non mi vengono in mente esempi di esseri umani che l’abbiano fatto. Perchè specie è un concetto biologico, che esclude l’elemento personale. La cosa più “facile” è sacrificarsi per l’altro, per qualcuno che si ama. C’è anche chi si è sacrificato per sconosciuti, già più difficile, ma io credo che in questo caso il sacrificio avvenga perchè si crede in un principio superiore, che può essere una divinità o un’idea politica, o un principio etico, comunque non biologico.

    Il partecipare dell’uomo alla selezione naturale avviene su un altro piano, quello appunto della biologia, che noi assolutamente siamo, ma non siamo solo questo. L’essere uomo è entrambe le cose, infinite gradazioni di materia e spirito. Siamo parte, come l’alce, di un ciclo naturale, come l’alce siamo animati, come l’alce abbiamo sentimenti elementari. Ma a differenza dell’alce noi abbiamo altro: una potenzialità pressochè infinita di bene e di male, una libertà (e quindi una responsabilità) che l’alce, per sua fortuna e disgrazia, non ha.

    In questo sono del tutto d’accordo con te: la selezione naturale agirebbe anche senza di noi. È proprio in quello “scientemente” che consiste secondo me la differenza.



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