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Piccoli giganti

20 settembre 2012

Mia figlia, dodici anni, si trova ora immersa in questo paesaggio.

La scuola che frequenta, ogni anno, porta la settima classe per una settimana sullo Jotunheimen, un massiccio montagnoso dal mitico nome di “terra degli Jotun”, appunto: i Giganti della montagna. In una baita piuttosto spartana, senza cellulari (non c’è comunque campo), senza nintendo facebook ipad ipod mac youtube, senza genitori, senza merendine patatine gelatini pizzette. Nessun contatto col mondo, a meno che non succeda qualcosa, e finora, in tutti questi anni, sono sempre tornati tutti, e tutti interi. A me, quello pare il posto più sicuro del mondo.

La montagna norvegese a metà settembre può già riservare nevicate e gelate. L’attrezzatura da portarsi dietro era notevole – ogni giorno, lunghe camminate, e non si parla di passeggiate al sole, ma di quattro cinque ore di marcia, magari nel nevischio o col vento contrario. Ma anche, speriamolo, di cieli sereni e sconfinate distese di licheni rossi e grigi e verdi, ruscelli gelidi e sottili betulle argentate. Vesciconi ai piedi.

Due insegnanti dai nervi d’acciaio cureranno distorsioni nostalgie e astinenze da videogames, sederanno litigi e si aggireranno nei corridoi di notte per controllare che l’ultima battaglia di cuscini sia terminata in un armistizio entro le 22. Controlleranno zaini e abbigliamento prima di ogni uscita, applicheranno cerotti sopra le sbucciature da scarponi, aiuteranno a ritrovare l’altro calzino di lana messo ad asciugare. Ci sarà la gara della camera più ordinata e l’ispezione sotto i letti, dove si scopriranno mutande sporche, calzettoni bagnati e un Mars di contrabbando.

Privi di tutti i dispositivi che li distraggono giornalmente, senza tv, pc, senza i rumori del traffico e lo status di facebook da aggiornare, i dodicenni saranno costretti a fare quello per cui sono lì: guardarsi intorno. Guardare le forme delle rocce, il colore del cielo di giorno e di notte, ascoltare i rumori del buio e della luce, scoprire orme, capire territori, percepire cicli.

Impareranno cose che a me nessuno ha mai insegnato.

Aggiornamento: Sono appena rientrati. Felici e stanchissimi. Gli è stato insegnato che non fa bene fare la doccia tutti i giorni quando devi ripararti dal freddo, come sono fatte le rocce e come si rispetta la montagna. Ho ascoltato racconti di caverne misteriose dalla volta di marmo dove si sono calati, vittorie di vette scalate dopo ore di marcia, la pappa d’avena del mattino dove qualcuno ha trovato un capello, sere passate a raccontarsi storie di fantasmi e a giocare, ragazzi gentilissimi che ti vanno a prendere qualsiasi cosa tu chieda, discorsi spontanei di ringraziamento alle insegnanti tenuti dopo cena, e l’idea di uno di loro, adottata all’unanimità: ogni sera, prima di andare a dormire, abbracciarsi tutti, uno per uno.

 

 

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9 commenti

  1. che meravigliosa esperienza deve essere! Dici che sono troppo vecchia per iscrivermi nella scuola di tua figlia, magari direttamente in settima classe? 😉


  2. Oh che bello.


  3. che bello…. temo che qui le gite scolastiche siano diverse, a parte gli insegnanti con i nervi d’acciaio, che devono anche ritrovare chi si allontana dal gruppo di giorno e di notte… però ci sono gli scout, che fanno cose simili.


  4. la trovo un’esperienza bellissima, ci s riesce benissimo a stare senza tutti i nostri aggeggi tecnologici


  5. @Elena: Temo di sì. Se fosse possibile lo farei anch’io – l’invidio ogni mattina…

    @Emiliana paranoica: Vero?

    @Anima: Sì, effettivamente questa è una cosa a metà tra la gita scolastica e la gita da scout. È in effetti un campo scuola. C’è da dire che in un posto simile nessuno scapperà per andare in gelateria… se ti sparisce qualcuno però tocca chiamare il soccorso alpino…

    @Zefirina: La chiave di tutto è che le regole valgono per tutti, quindi vengono accettate. Quanto al divieto di cellulare, penso sia peggio per molti dei genitori a casa. Non per me – i cellulari mi angosciano perchè ne dipendo. Se so che non posso, mi libero dalla dipendenza e non mi preoccupo affatto.


  6. io lo trovo STUPENDO.
    Bello, bello e bello.


  7. Adesso la sto per andare a prendere perché è in autobus e si avvicina alla città… come lo so? Movimenti su fb!!! 😀


  8. Eh sì, che meraviglia, anch’io non ho mai vissuto esperienze simili! Ai due coraggiosi insegnanti, però, va una menzione d’onore…


  9. Dico la stessa cosa anch’io, Tania: medaglia d’oro al valore. Ma del resto ho saputo che l’ultima sera, dopo cena, in diversi si sono alzati a tavola e hanno tenuto spontanei discorsi di ringraziamento agli insegnanti!!! Roba che io, coi miei, non avrei mai fatto. Al massimo, caricature!



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