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Banane e altri pericoli

18 agosto 2012

Mia figlia, tredici anni a gennaio, é abbonata a una rivista per ragazzine, la più diffusa in Norvegia. Sull’ultimo numero, i titoli sulla copertina sono: “Back 2 school”, “Demi Lovato torna alla ribalta”, “La guida degli indirizzi dei divi”, “Hurra! Vinci una bici!” e “Sogni al cioccolato – le ricette per le torte più buone”. Devo ammettere di non aver mai letto la rivista dall’inizio alla fine, anche perché ogni volta che ci provavo, mia figlia tentava di distogliermi con scuse varie. Fino a ieri, quando in un momento in cui lei non c’era mi è capitato di leggere la rubrica di posta “Tine e Thomas”. Tine e Thomas, due disegnini simpatici con tanto di camice bianco e stetoscopio al collo, danno risposte alle ragazzine su quesiti letteralmente di ogni tipo.

C’è, per esempio, “Una ragazza inesperta”: 

“Cari Tine e Thomas, vi leggo da quando avevo 14 anni e sento che a voi posso chiedere tutto, anche cose che mi vergognerei di chiedere ad altri. Ho 19 anni e non ho idea di come si faccia a fare un pompino. Potreste darmi dei consigli? Si deve mettere tutto in bocca? Ho provato con una banana ma stavo per soffocare, così ho paura di farlo con un ragazzo… spero davvero in una risposta, perché mi aiuterebbe molto. “

Gulp.

Tine e Thomas, in questo caso Thomas,  non fanno una piega:

“Ciao! Lo scopo del pompino non è quello di introdurre il pene il più possibile in bocca. Lo scopo è stimolare diversi punti, dalla radice alla punta, in modo che il ragazzo provi piacere. Inizia col leccare e succhiare la punta del pene. Sii cauta, e usa molta saliva. Contemporaneamente, puoi chiudere la mano intorno al pene e stringere dolcemente spingendola su e giù. Dopodichè puoi introdurre il pene in bocca, e toglierlo di nuovo se non ti piace. A poco a poco troverai la tua tecnica. Un ottimo consiglio è guardare il ragazzo mentre lo fai, così potrai vedere cosa gli piace di più . Puoi anche chiedergli direttamente cosa desidera che tu faccia. Non ti stressare, fai con calma e osserva i segnali. Un saluto da Thomas.”

Le altre lettere riguardano, nell’ordine: depilazione intima (è pericoloso scambiarsi i rasoi?), pillola (si deve prendere per tutta la vita?), uso del profilattico (a chi tocca infilarlo? Tine: “vedete sul momento”), una che le è morto il gatto e non si riprende dal dolore (Thomas empatico: “Il tempo cura tutte le ferite”), una che è innamorata ma non osa dichiararsi (Tine: “Buttati, in fondo cosa può succederti di grave?”), una più filologicamente interessata che non sa la differenza tra i termini scopare, fare sesso e trombare (Tina le spiega che in fondo è la stessa cosa, ma che probabilmente “fare sesso” ha una gamma di significati più ampia delle altre due), una che si chiede se esiste un nesso tra brufoli e cioccolata (Thomas asserisce di no, ma esistono reazioni individuali, geneticamente determinate, alle varie sostanze), una quattordicenne che teme di essere incinta e la madre lo trova assolutamente normale (Thomas: “Rivolgiti immediatamente all’assistente sociale della tua scuola, valuteranno il tuo affidamento a un’altra famiglia”). 

Metto giù la rivista, stremata. Istintivamente vorrei bruciarla. Non so perchè, provo un senso di panico all’idea che la mia bambina legga regolarmente cose di questo genere. Vorrei anzi schiaffeggiare Thomas e dirgli che non si permetta. Poi penso che non servirebbe a nulla, che forse anzi è bene che sappia, che sicuramente io non potrei farcela a spiegarle. Che insomma anche il sesso orale esiste (per fortuna) e che tutto è vita, come giustamente diceva qualcuno.

Infine penso al rischio di un atroce soffocamento da banana, e mi viene da ridere. Sapere è sempre meglio che non sapere, no?

Non so.

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20 commenti

  1. Quando avevo l’eta’ di tua figlia o poco piu’ le mie amiche leggevano Cioe’. Le domande c’erano, erano molto piu’ ingenue ( del genere si puo’ rimanere incinta con un bacio) e le risposte molto piu’ sciocche e da ochine. Certe cose a volte non si possono chiedere ai genitori, gli amici proiettano nelle risposte troppo di se’, le domande pero’ restano e sono lecite.
    Continua a leggere, di quando in quando; se le risposte sono corrette dal punto di vista medico e psicologico – cosa che in un Paese molto meno involuto del nostro e’ probabile – incrocia le dita perche’ e’ meglio sapere secondo me. Poi magari fai uno sforzo supremo e chiedi a tua figlia perche’ non voleva che tu leggessi e cosa pensa di quello che legge, magari partendo da qualcosa di meno complicato che non preveda l’uso di frutta e verdura.


  2. Aspetta, un’altra cosa. Un paio di anni fa e’ uscito un libro per ragazzine che si intitola Body Drama, che ho comprato per curiosita’ e che avrei tanto voluto avere allora.


  3. Rosaverde, tu non sai quanto apprezzo il tuo buon senso. Body Drama me lo procuro. Non la danno mica a chiunque la laurea in ingegneria, eh.
    😉
    (ma dico davvero).

    Io anche in questo sono strana: a dodici anni leggevo tutt’altro, che so da un lato David Copperfield e i gialli di Nancy Drew, dall’altro, per soddisfare la crescente curiosità, le riviste che leggeva mia nonna, tra cui i fotoromanzi! Li leggevo insieme ad un mio amichetto altrettanto curioso, con la scusa che facevamo i compiti. In questi fotoromanzi, le persone finivano a letto, e si vedeva: inquadratura di loro che si baciano, dopodiché: inquadratura di loro distesi con le lenzuola fino alle spalle, aria beata. C’era come un salto logico, ecco. Leggevo poi anche, sempre di nascosto, la posta di “Grand Hotel”, che sempre mia nonna si scambiava con le amiche. Li però si parlava quasi esclusivamente di “prova d’amore”: era un tormentone, lui che la voleva e lei che non gliela voleva (ma soprattutto, non doveva!) dare, ma non si capiva cosa. Era comunque molto importante non darla, questa prova d’amore, perché se uno te la chiedeva questa era appunto la prova definitiva che non ti amava davvero. Era una cosa, questa, molto oscura per me.
    All’epoca di “Cioè”, quindi, diciamo un paio d’anni più tardi, io ero, a causa delle precedenti letture, completamente sfasata e anacronistica rispetto alle mie coetanee. Pensavo in termini di “prova d’amore” e di gente sotto le lenzuola invece che di bacetti sulla spiaggia. Trovavo “Cioè” insulso.

    Quanto ad argomenti come quello trattato nel post, ne ignoravo proprio l’esistenza penso fin verso ai 17 anni.

    Tornando a quello che dici tu, le risposte della rivista di mia figlia sono fisiologicamente e anatomicamente corrette. È l’idea che quella che io considero una bambina le legga che mi sconvolge, ma so che non è più proprio una bambina, e anche che per me lo sarà sempre e quindi anche qui sono sfasata.

    Diciamo che le risposte tendenzialmente “normalizzano”, e questo è un bene. Il rischio è che possano, nell’intento di demistificare, disincantare. Ma penso che sia un rischio preferibile al lasciare le domande senza risposta.

    Quanto al chiedere a mia figlia, sarebbe impossibile: appena mi avvicino a quella rivista, anche figuratamente, mi blocca subito: “mammaaaa!!!” alza gli occhi al cielo e la mette via.


  4. La danno solo a chi resiste, infatti!!!
    I fotoromanzi li ho visti di sfuggita, la prova d’amore non capivo perche’ la chiedessero i ragazzi alle ragazze e non il contrario – si dava l’amore maschile per scontato?! -, Cioe’ e Grand Hotel a casa mia non entravano. Io avevo un’idea chiara del funzionamento fisiologico della riproduzione, ignoravo totalmente il codice emotivo e, soprattutto, quello del linguaggio gergale. Mia madre un giorno mi disse, piu’ o meno dalle parti del menarca, quindi all’eta’ di tua figlia, che avrei potuto chiedere a loro.
    Partii in quarta, come al solito, domandando il significato di camporella e, per l’appunto, pompino. Tergiversarono e io non chiesi piu’: capii al volo che c’era stata ottima volonta’ ma non erano pronti. Di solito mi spiegavano tutto, con dovizia di particolari. Il sesso no, non ne sono stati capaci: mi arrangiai da sola, soprattutto via libri. Ho impiegato anni a capire che la fisiologia e il lessico del sesso sono una cosa, fare l’amore un’altra ma questo non giustifica il fatto che, quando comincia l’interesse per queste cose, si abbia diritto ad una risposta chiara: meno si rende la faccenda misteriosa, meno crescono malizia e morbosita’.


  5. Rosaverde, non so se hai notato ma qui ci siamo solo noi!

    Mai, mai e poi mai avrei osato chiedere a nessuno, meno che mai a mio padre, cosa fosse un pompino, ammesso che avessi immaginato l’esistenza di tale fenomeno. Il peggio è che, se gliel’avessi chiesto, penso che mio padre me l’avrebbe spiegato tranquillamente.

    Sulla differenza tra sapere teorico e pratica: non mi è mai interessata l’anatomia, e in fondo avevo capito grosso modo molte cose. Quello che io volevo sapere era cosa succedeva e perché, e soprattutto cosa si sentiva, e non mi interessava in realtà neanche farne esperienza io stessa. Questo per me è durato fino a molto tardi, direi fino alla fine dell’adolescenza. Era un interesse teorico ma non tecnico, era un interesse diciamo antropologico il mio.


  6. io sono un po’ più vecchia di voi e quindi sto cioè mai letto, i fotoromanzi li fregavo alla figlia della contadina quando andavo in umbria, lei ne aveva una collezione infinita, certo la trama era sempre quella. lei povera ma bella, lui ricco e infedele, se poi c’era una moglie, una fidanzata, non si sa come le toccava sempre di soccombere e non in senso lato, la facevano sempre morire di qualche incidente….

    riguardo al sesso mai avute molte informazioni, ma sono stata così “fortunata” da dover prendere la pilllola fin dai miei 17 anni..

    per quanto riguarda Valentina, mia figlia, non credo abbia mai letto giornaletti del genere, perlomeno non a casa, ma tra i suoi 15 e 16 anni , ahimè abbiamo avuto altro a cui pensare,

    invece mi sono sentita chiedere da un Alessandro quattordicenne cosa fosse un preservativo e soprattutto come si mettesse…argh è stata dura ma ce l’ho fatta!!!

    l’ultimo è stato Lorenzo a farci domande imbarazzanti, ma per fortuna ci hanno pensato i suoi genitori, anzi suo padre che essendo uno scienziato anche lui l’ha buttata sul tecnico, come ha reagito lori te l’ho raccontato

    comunque anche a me sarebbe preso un colpo come a te


  7. Zefirina: Allora sappi che quassù il preservativo insegnano a metterlo nelle ore di educazione sessuale, e naturalmente usano delle banane…
    😀

    Comincio a pensare che la Norvegia debba essere il maggior importatore di banane in Europa.


  8. Infatti hai anticipato il mio commento Arte. In combinazione con un’educazione pedagogicamente avanzata, quelle riviste non possono fare gravi danni.

    Oltre a Cioe’, vi ricordate Dolly? Andava forte tra le mie compagne di liceo (i primi anni, mi pare. E probabilmente lo leggevano anche le ragazzine delle medie, ma io ero in una sezione solo maschile). Le lettrici che scrivevano venivano chiamate Dolline ed erano sempre disperate per qualcosa di sentimentale. Non mi pare la sfera sessuale venisse affrontata, se non proprio superficialmente (insomma non si parlava di banane).


  9. @Fabio: Dolly!!! Mi stavo scervellando per cercare di ricordare il nome di quel giornalino, e non mi veniva! Dolly, sì! Lo lessi per circa un anno, ma più tardi, verso i 15 anni. Ricordo che lo leggevo con una certa aria di superiorità e compatimento, eppure in qualche modo era anche tranquillizzante, e soprattutto mi dava un senso di appartenenza e uniformità che per me in quel periodo era importante.

    No, non si parlava di banane. Al massimo, di gente che andava di notte sulla spiaggia e aveva “rapporti incompleti” (anche lì, non si capiva bene di che parlassero).


  10. ehhh io invece mi ricordo una rivista anteriore, che si chiamava due+ e che aveva un inserto centrale chiuso,dove si poteva cercare di capirci qualcosa….la prova d’amore! che ricordi…e che ignoranza… questa rivista norvegese non mi sembra male, devo dire, mi sembrano risposte piuttosto equilibrate, da quel che sento quelle italiane sono più becere.


  11. @Anima, Duepiù era una di quelle riviste che a volte vedevo in edicola, ma non mi incuriosiva granché. A me interessavano le storie.
    Qualcuno mi spieghi il senso di un inserto centrale chiuso – cioè il fatto di doverlo aprire fermerebbe i curiosi? E non è forse fatto perché lo si legga?


  12. Hai capito!
    Il Manuale delle Giovani M***otte.


  13. Ammazza, Rob, che commento rivelatore! Di te, di come vedi le donne, della tua vita sessuale… Grazie caro!


  14. Premetto che penso che un commento così breve ed in forma di battuta possa essere “rivelatore” solo per chi ha già deciso cosa dovrebbe rilevare.

    Detto questo, preciso che mi piace il sesso in tutte le sue sfumature, e non ho mai giudicato una donna “mignotta” perché le piace fare sesso, appunto, in tutte le sue sfumature. Ho una vita sessuale molto soddisfacente per me, e ho motivo di ritenere che lo sia stata anche per le mie compagne. Sono molto rispettoso, dentro ad un letto e fuori – il che non vuol dire che l’ironia debba essere un tabù.

    Ma vorrei andare un po’ più in là. Si parla di figlie, no? La mia opinione è che sapere sia meglio che non sapere, più o meno sempre. Diverso l’informare dal generare bisogni indotti: mentre non ho dubbi che mia figlia debba sapere come si fa un pompino (e che non sarà certo a me che lo verrà a chiedere), vedrei invece molto negativamente l’idea che per un qualche meccanismo di “appartenenza” al gruppo, il sesso diventi una cosa da fare a tutti i costi.

    E, tanto per ribadire bene il concetto, se mia figlia avrà una vita sessuale divertente, informata e spensierata, non potrò che esserne felice.


  15. @Rob: Sulla tua prima affermazione non sono d’accordo. Il problema infatti non è un pregiudizio mio o di chi legge, che esiste sempre e comunque, in chiunque, perchè così pensiamo. Il problema è appunto l’ironia. Non penserei in termini di tabù, penserei più in termini di opportunità: la tua battuta era di fatto offensiva per tutta una categoria di persone particolarmente vulnerabili, in quanto appartenenti ad un sesso tradizionalmente discriminato e abusato, e in quanto in un’età particolarmente delicata. Non te lo devo spiegare io, e non si tratta neanche di “politically correct” o altre sciocchezze, quanto di coscienza storica e sensibilità. Ma so bene che il mezzo è quello che è, posso averne sparate tante anch’io, ma in questo caso no, non mi è piaciuta e te l’ho fatto capire.

    Ho pensato anch’io al discorso dei bisogni indotti: è vero, in effetti è un pericolo, e quassù se ne parla spesso. Io penso che sia, comunque, un pericolo minore rispetto a quello del trovarsi in un mondo fortemente sessualizzato senza strumenti per capire. Idealmente dovrebbe esistere un equilibrio tra maturità ed esperienze – penso che questo tipo di divulgazione non impedisca nè il dialogo coi propri figli, nè l’attenzione verso i loro bisogni.


  16. Le risposte sono anche abbastanza corrette, d’accordo, ma io trovo che sia troppo, troppo presto. Sapere che cosa sia un “pompino” è ben diverso dal conoscere la tecnica di come effettuarlo! Non mi pare che a 13 anni sia una conoscenza essenziale. Va bene che oggi le ragazzine e i ragazzini sono più precoci rispetto a quanto avvenisse 30 anni fa, ma devono essere le famiglie, se non a decidere, ad influenzare il più possibile le tappe della crescita. Perchè lasciare che decidano la scuola, la rivista, le famiglie degli altri?
    Sesso a 14 anni? Ma che bisogno c’è?
    L’infanzia è già così breve.


  17. @Tania: Certo che è troppo presto a 13 anni! E infatti la maggior parte delle ragazzine a quell’età non sono sessualmente attive, anche se naturalmente hanno una sessualità, esplorano il proprio corpo, osservano, si fanno domande.
    Hai idea di quello che si trova su internet? Nonostante i filtri (che noi ovviamente abbiamo) ci sono i pc delle amiche, dei fratelli delle amiche, la spam che entra dappertutto. C’è un bombardamento continuo di informazioni anche non richieste, di modelli proposti se non imposti. Se io avessi saputo che cosa conteneva quella rubrica, non avrei permesso che mia figlia si abbonasse alla rivista. E cosa avrei ottenuto? Che immediatamente l’avrebbe trovata interessantissima e l’avrebbe letta a casa dell’amica.
    Sono d’accordo: è importantissimo non abdicare, non delegare ad altri quello che noi riteniamo importante. L’unica via mi sembra lasciare aperta la porta del dialogo, non proibire ma lasciare che legga che una diciannovenne (non una tredicenne) fa questo e una dodicenne magari si tocca ed è normale, che non è invece auspicabile rimanere incinte a 14 anni, e così via.

    È tutto molto, molto difficile, me ne rendo conto ogni giorno. Però a volte mi dico che, se tutto va come deve andare e io come madre ho fatto un lavoro decente, lei seguirà appunto le proprie tappe naturali, cosa che sta facendo tranquillamente.

    Cerco anche di ricordare a me stessa che lei ha molto più buon senso di me. È dimostrato.


  18. Scusate, ma voi a che età l’ avete letto su un muro: XY fa i pompini? cioè, l’ esposizione a elementi che stimolino domande nei ragazzini è totale e allora tanto vale che ci sia qualcosa o qualcuno che offra risposte corrette, e soprattutto su quegli argomenti che per tanti motivi non sempre ti senti a tuo agio nel chiederlo ai genitori. arte, io per esempio non leggevo Dolly, anche se lo conoscevo, ma direttamente Cosmopolitan di mia madre e vi assicuro che lì si ci sarebbe stato da preoccuparsi:-)
    Comunque che bello leggere di queste risposte, perché da un paio di mesi sto lavorando proprio su questo, una guida semiseria per genitori a cui i figli fanno domande sul sesso, i miei figli sono stati una nave scuola durissima, ve lo dico subito. Cioè mi confermate alcune cose di cui mi chiedo: ma sono io che ho un problema o proprio non mi rendo conto di cosa si aspettino gli altri genitori? Grazie.
    Sulla domanda: sesso a 14 anni, ma che bisogno c’ è, si, sono perfettamente d’ accordo (io se non incontravo maschio alfa a 23 anni rischiavo di morire vergine, per esempio) però dipende. A 14 anni la puoi volere questa conoscenza teorica e si, mi pare che pure a me verso quell’ età qualche pubblicazione ha rivelato scopo e tecnica del pompino senza che ciò mi abbia mai sconvolta o portata a riflessioni particolari, poi tanto l’ unica vera lezione letteraria in proposito è stata qualche anno fa su un libro di Leon de Winter, “Philaine chiede scusa”, che consiglio caldamente a tutti i maggiorenni che vogliano approfondire. Cioè, persino maschio alfa conferma dell’ efficacia.


  19. Duepiù ce l’ aveva mio cugino grande e in effetti che peccato non averla mai avuta sottomano. L’ inserto centrale chiuso credo fosse un escamotage per parlare di certe cose senza rischio per bambini, censure tipo limitazioni di età e cose del genere.


  20. @Mammamsterdam: Vedo che siamo sulla stessa barca (o nave scuola, per usare la tua espressione).

    (Questo però mi richiama alla mente un tizio che chiamava le ragazzine con cui si fidanzava suo figlio “navi scuola”. Lo trovavo orribile. Non c’entra niente, lo so, ma forse in qualche e modo c’entra, più sul discorso delle discriminazioni culturali. )

    Scusa eh, ma in che senso il maschio alfa “conferma dell’efficacia?”
    E di che chiede scusa Philaine?



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