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Adriana

14 agosto 2012

 

“Noi abbiamo concepito Dio soprattutto come colui che dà, che fa, che crea: l’onnipotente. È certo un aspetto della sua realtà poichè la dialettica non cancella uno dei suoi poli (e che dialettica sarebbe?) Ma Dio è anche colui che riceve; e il ricevere è la controparte del dare. (…) Il fatto che in Dio esista un dare e un ricevere ce lo ”umanizza”; e il fatto che, in lui, il dare non soverchi il ricevere, mentre scalza un principio della nostra cultura, mette in crisi molti lati del nostro pensare e sentire e vivere. Si pone come sospetto alternativo a una civilità virilista che ha esaltato la morfologia intrusiva e la modalità attiva dell’uomo a danno della morfologia cava e della modalità accogliente della donna: una cultura fallica di fronte a una cultura uterina, più cosmica, più avvolgente che si pone, di fronte all’iniziativa maschile, come atmosfera, come nido, come luogo dell’accoglienza, dell’ascolto, dell’espansione. Dare e ricevere, espandersi e raccogliere, andare e aspettare: sono aspetti dell’esere e dell’uomo; e soprattutto aspetti della dinamica dei sessi, presente in Dio, in un Dio certo non sessuato, e però portatore e datore dei valori ontici trasmessi, fin nella biologia, dalla sessualità.”

 

Adriana Zarri, Teologia del quotidiano

 

Letture di ferragosto: la scoperta di questa grandissima teologa, mistica ed eremita, osservatrice instancabile del piccolo, dell’Altro. Ascoltatrice della vita e del divino in essa, gattara, mite vecchietta e donna d’impegno, voce nel deserto. Penso a quanto di lei è stato ripetuto da altri, a volte a sproposito, non sempre citando le fonti.

Sono letture queste, che mi riconciliano col mondo.

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12 commenti

  1. Te la ricordi a Samarcanda?


  2. Veramente no, in quel periodo non guardavo proprio la TV. La conosco come giornalista, ma non avevo letto nulla di lei teologa. È stata una rivelazione.


  3. Io la scoprii li’, quando quelle di un allora giovane Santoro erano trasmissioni poverissime, con ospiti fissi come Adriana Zarri, Peppe Lanzetta, ecc. Poi le cose sono degenerate, ma le prime puntate di Samarcanda le ricordo come televisione davvero altra, come in prima serata non si e’ piu’ vista.


  4. Non ci sono più i Santori di una volta!


  5. sulla teologia non ho niente da dire come sai 🙂 ma su Adriana Zarri posso suggerire di vedere un suo bel ritratto di Efrem Raimondi (non sul blog ma sul sito, nomecognome.it sezione images/portraiture).


  6. @Laura: Il ritratto di Raimondi é bellissimo!!! Grazie!

    Sulla tua prima affermazione ritengo che ci sia da parte tua un malinteso di fondo… ma credo che invecchieremo dicendocelo!
    😀


  7. ma a che anno risale questo testo?


  8. @Francesco, non so di preciso. Il testo citato appartiene al saggio “Il Dio critico”. Sono testi che Adriana Zarri ha scritto negli anni, e che i suoi amici hanno raccolto dopo la sua morte e pubblicato per Einaudi. Spesso sono appunti, quaderni, scritti a mano.

    Scrive, anche, a proposito dello Spirito Santo, qualcosa che forse condividi:

    “(…) noi tendiamo a qualificarci moralmente solo per quello che sappiamo dare e non anche per quello che sappiamo ricevere dagli altri. Invece essere disponibili, aprirsi, lasciarsi invadere e lavorare dall’amore non è più facile e meno meritorio dell’amare ed è amare a sua volta, perché suppone una benevolenza, una simpatia, in una parola, un amore per questo amore che ci viene incontro e al quale apriamo tutte le porte dell’essere.”


  9. sarebbe importante saperlo l’anno, giacchè sono considerazioni che hanno fatto già in tante/i e in generale io trovo Zarri un po’ sopravvalutata, anch’essa un po’ considerata più in virtù del suo “personaggio” che per quello che scrive.
    negli ultimi anni i suoi interventi sul Manifesto, incentrati per lo più su un bacchettamento continuo delle leggerezze linguistiche altrui, erano non solo di scarso interesse ma pure insopportabilmente pedanti.
    per quello trovo importante sapere quando ha scritto questo testo e anche quello sullo Spirito Santo, entrambi condivisibili intendiamoci.
    la mia sensazione è che negli ultimi anni andasse un po’ a traino di quello che leggeva dai giornali nel suo splendido isolamento.

    e comunque, Fabio, io non trovo che partecipare a Samarcanda in quell’epoca antica sia segno di chissà quale valore.
    va bene, io sono un anti-televisivo pasoliniano integralista e, certo, il Santoro di allora forse non toccava le vette trash di Anno Zero, però non pensi che proprio quelle partecipazioni abbiano contribuito a trasformarla un po’ in un “personaggio” e dunque che le abbiano tolto spessore?


  10. Bah Francesco, non direi che questo tipo di considerazioni le abbiano fatte poi in tantissimi teologi, specialmente se, come è probabile, risalgono agli anni 70-80. E comunque, indipendentemente dall’originalità assoluta, che è un mito e non è importante affatto, quello che conta è che siano state fatte.

    Però concordo sul fatto che quando i teologi, o anche i filosofi o gli psicologi, e in genere gli studiosi tutti, cominciano a frequentare le trasmissioni televisive, in genere questo va tutto a loro scapito.

    E il problema di fondo secondo me è che quella forma di comunicazione non consente in realtà approfondimenti, non ha spazio per l’esposizione articolata di un pensiero né consente, come invece avviene in un libro o una lezione, di comparare e differenziare, di allargare il discorso. E quindi tutto infine si impoverisce.


  11. mah non so, io del femminile accogliente in contrasto col maschile intrusivo ne sento parlare da chiunque da almeno vent’anni e, certo, non frequento teologi.
    dunque in effetti forse il merito suo è di aver detto quelle cose in veste di teologa.
    però a me, come è noto, interessano le cose dette e non chi le dice.
    🙂


  12. Una cosa è parlare del femminile accogliente e del maschile intrusivo, altra cosa è dire che la dinamica dei sessi è presente in Dio. È ben altra cosa, non so se si capisce. Non mi pare che l’abbiano detto in moltissimi tra le file dei teologi cattolici, non mi pare sopratutto che sia scritto nel catechismo della chiesa cattolica, non so potrei sbagliarmi.



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