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In ogni caso

22 luglio 2012

 

 

“O il mondo è piccolissimo, oppure noi siamo enormi – in ogni caso, lo riempiamo completamente.”

 

Franz Kafka, “Lettere a Milena”

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13 commenti

  1. non ne sono sempre certa


  2. Neanch’io. Solo a volte.


  3. a me pare decisamente il contrario, che noi siamo piccolissimi e il mondo enorme.
    qualche tempo fa mi sono ritrovato, esattamente come un personaggio di Kafka, a sentirmi una formica.
    e poi ho capito che tutti lo siamo, siamo formiche.
    e da allora questa sensazione mi accompagna ogni giorno, non credo che mi abbandonerà mai più.


  4. Non so Proet, a me non è mai capitato di sentirmi una formica. Conosco invece questa enormità, e so che è uno sfasamento di prospettiva, un eccesso, una sorta di insostenibile, vulnerabile onnipotenza.

    Penso che Kafka si sentisse quasi sempre un Samsa. È stato solo con Milena che, per un breve periodo, si è sentito enorme, oppure che il mondo che tanto lo minacciava si è ridotto a qualcosa di minuscolo. Forse anche per questo, poco dopo l’ha pregata di non scrivergli più.

    Non si è mai enormi da soli.


  5. Penso che alludesse a qualcosa di epistemologico, una specie di inevitabile colonizzazione di tutte le cose con il proprio sguardo, una cosa che oggettivamente è inevitabile, anche quando diciamo di sentirci scarrafoni. Credo che alludesse a questo, ed è un pensiero di rara finezza, che detto da lui mejo che me vado a sciacquà la bocca.

    Piccolello ot spero che mi perdoni eh:)
    Io ho amato molto kafka e ne colleziono biografie – al momento attuale ne ho sei. Ecco, di tutte le pore disgraziate con cui ci ha avuto una storia, Milena è senza dubbio la più gagliarda, la più fichissima – e lui me la trattò a pedate, cafonaccio. scusate, era tanto che volevo vendicarla.


  6. @Zauberilla cara, ma quale OT? Qui non siamo mica come da te, che è un blog serio, rispettabile! Io sono come la maestrina dalla Penna Rossa, tutti fanno cagnara, ma poi mi portano anche le mele.

    Ma che davero anche tu sei Milenomane?
    E anche a te ti garbano le biografie del dottor Kafka? Non so te: la mia preferita per ora è quella di Ernst Pawel, la “peggiore” quella di Citati.

    Ma questa di Milena è una cosa bellissima! Io avevo pensato di fare un post su di lei. Ho appena finito il libro che ha scritto su di lei la Margarethe Buber-Neumann (e di chi era nipote la Margarethe? Di Martin! Mica pizza e fichi). L’avrai letto. È terribile, ma le fa giustizia. Milena era una tragicamente grande.

    È verissimo: per quanto io ami Franz Kafka, non posso che concordare anche in questo: con lei fu un fetentone. Io ci ho pianto per come l’ha trattata. Ma del resto lui lo sapeva benissimo.

    E sì, alludeva a qualcosa di epistemologico. Sì.


  7. io non ho mai letto una riga di Kafka ed è tutta la vita che cerco di capire da solo, senza doverlo chiedere a nessuno, che cos’è l’epistemologia.
    e tuttavia vorrei sottolineare la differenza profonda fra la formica e lo scarafaggio.
    se ben ci si pensa la prima viene più spesso nominata ed evocata al plurale e anche l’esperienza quotidiana ci dice lo stesso.
    la formica non compare mai da sola, essa è sempre parte di un gruppo, di quantità non ben definita e, parrebbe, infinita.
    dunque la sua esistenza è totalmente iscritta in quella che Edouard Glissant chiamerebbe la “poetica della relazione” e, aggiungo io, della fragilità che ci rende indispensabile il vivere associati.
    lo scarafaggio invece, del quale si dice che possa sopravvivere all’olocausto nucleare, è una bestia individualista che agisce e compare quasi sempre da sola e lotta con grande vigore per sfuggire alla morte.
    e in questo è piuttosto stupida, probabilmente si crede enorme e invece le sue dimensioni sono pari a una parte ridottissima della suola di una ciabatta che prima o poi è destinata a precipitargli sul guscio lucente.
    e allo stesso modo un mucchietto di Baygon è per lui una dolce spiaggia enorme su cui lasciarsi morire stendendosi a pancia in su.
    e solo come può essere solo uno scarafaggio.


  8. Ecco sì, Proet, questa distinzione tra formica e scarrafone mi é piaciuta. Anche se potrei citarti un esempio di formica che compare come individuo, quella del celeberrimo matrimonio col grillo del Campo di Lino, alla quale la Formicuzza chiese un filolino, e poi andò tutto in tragedia appunto. Quella era una formica tragicamente solitaria, e perdipiu rimase vedova.

    Ma sostanzialmente hai ragione, le formiche in genere fanno parte di una comunità, gli scarafaggi no, sono più anarchici, più individualisti, non so se più stupidi ma forse più asociali. Sicuramente più soli. Qualcuno potrebbe addirittura paragonare la nostra bella socialdemocrazia norvegese ad un ben organizzato formicaio.

    Capisco dunque che tu possa sentirti una formica, come no.
    Come è anche chiaro che Kafka non avrebbe potuto che scegliere uno scarafaggio per rappresentare la morte solitaria e meschina di Samsa. Lui che non sapeva essere formica.

    Ti esorto anche, amichevolmente, a leggere non solo una riga ma magari anche diverse righe di Kafka. È una lettura spiacevolissima.


  9. proprio oggi, casualmente, mi sono imbattuto in quest’articolo:

    http://www.quadernidaltritempi.eu/rivista/numero39/q39_11.html

    è stata l’occasione per leggere qualche riga di Kafka.


  10. Vedi il caso…
    “La tana” effettivamente è una delle cose più belle e agghiaccianti che ha scritto, e anche lì è probabilmente scarafaggio.

    A Milena scrisse anche questo: “Sei entrata rombante nella mia pagina. Vola via, ti prego: non posso tenere in casa un uragano.” Era incantato, e per questo terrorizzato, da lei che diceva con tutto il suo essere “Alles ist leben”, tutto è vita. Mentre lui non poteva vivere.


  11. (Poi, ripensandoci, c’era anche la famosa Formica del dialogo con la Cicala. Com’era odiosa quella. Odiosa e solitaria – e chi se la prendeva…)


  12. Questa ossessione dell’OT a me pare ridicola e la sigla ricorda anche il TSO, manca solo una esse.
    In realtà io credo che nulla sia OT e che tutto c’entri, in fondo è proprio la psicoanalisi che ci insegna a procedere per associazioni.
    Per esempio questa mattina, dopo aver sognato che abbracciavo mio padre (morto da 25 anni) per congedarlo, mi sono ritrovato nella sala d’attesa del mio medico di base al quale dovevo chiedere un certificato da presentare in aereoporto al momento del controllo elettronico che attestasse la presenza di una protesi (un chiodo) dentro al mio braccio.
    E qui ho fatto 2 chiacchiere con un signore napoletano (come mio padre) che mi ha raccontato con grande simpatia i suoi acciacchi e mi ha detto di avere 90 anni (come mio padre se fosse vivo).
    Poi lui è entrato dal dottore e quando è uscito si è scusato ancora di averci messo troppo a causa delle telefonate che riceveva il dottore (dunque si scusava di una colpa non sua, gesto assai nobile).
    E io, ora che ci penso, concordo con chi ha scritto che il mondo è piccolissimo.
    E’ una cosa che peraltro si dice spesso:”ma guarda quanto è piccolo il mondo!”.
    E lo applicherei anche a questo caso in cui l’incotro casuale è con uno sconosciuto che però ti sembra di conoscere da sempre e del quale provi una subitanea nostalgia nel momento in cui si congeda da te.


  13. @Francesco: Inizio dicendo che la combinazione novantenne e napoletano riunisce per così dire due delle caratteristiche che più apprezzo in un uomo. Lo avessi incontrato io, quel signore, ci avrei chiacchierato proprio volentieri.

    Nulla è un caso, tutto c’entra, niente serve.
    Nessuno muore mai veramente, a meno che non lo facciamo morire noi.



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