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I want you to tell me your name

1 luglio 2012

Se il video non si apre (a volte non funziona), cliccate il link per vederlo su youtube. 

Ogni vita vera è incontro”, scriveva Martin Buber.

Chi si addentra nell’universo del dialogo assume un grosso rischio. La relazione Io-Tu, per poter essere autentica, esige un’apertura totale. Occorre esporsi alla possibilità del rifiuto, del rigetto irrevocabile. La zona intermediaria, interumana,  dove Io e Tu si incontrano, è la sfera della parola. L’Altro è incontrato e soprattutto nominato. Ha un nome. È attraverso il nome che l’altro acquista esistenza per noi. Da Erfahrung (esperienza) il nome ci apre la possibilità di una Beziehung (relazione).

Alcuni (molti?) restano per sempre al livello dell’esperienza. Dimenticano i nomi. Hanno per l’altro una relazione di tipo Io-Esso, un monologo dove l’altro è reificato. Non corrono rischi, non soffrono. Non amano. Si innamorano, per coazione a ripetere, sempre in fondo di se stessi.

Altri (quanti?) non rivelano il proprio nome. Si difendono dall’Altro, per paura, per incapacità. Per sofferenza subita e mai sopita. Non si lasciano più chiamare, persi alla creazione, isole disabitate, senza approdo.

E infine altri ancora, i fortunati, i disgraziati, i folli, gli eletti, rivelano il loro nome e ripetono avidamente quello dell’amato, in un continuo atto creativo che è domanda e risposta: dimmi chi sei, cosa sei, dammi la tua essenza. Prendi la mia. “I love you. I love everything about you that hurts.”

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20 commenti

  1. mi sento una disgraziata 😉


  2. @Zefirina: Join the club.

    😉


  3. Il volto dell’Altro, scriveva Levinas.
    Le riflessioni sull’Altro di Levinas sono le mie preferite.

    My real name is Jane.
    I know who you are.
    Bellissimo “I love everything about you that hurts”.
    Ora la copio su un post-it e l’attacco al frigo. Me ne devo ricordare. Sempre.

    Hai salvato, inconsapevolmente, la mia giornata, Arte.
    Grazie.


  4. It made my day.
    Really 🙂


  5. @Lola: Sono contenta di aver addirittura salvato la tua giornata!

    Conoscevi il film? Te lo consiglio.



  6. @Francesco: “Io ti vedo”… – alle cinque di mattina dopo una notte insonne fa forse particolarmente effetto, ma lo trovo bellissimo.
    (A volte con ragione, a volte senza ragione.)


  7. A volte si ha pure la fortuna, quando si è totalmente aperti, nudi di fronte all’Altro, di assistere ad un piccolo miracolo: dall’atto di follia nello svelarsi si passa ad una sensazione di forza e di completezza inattesa.
    Se in questa rara relazione Tu- io scopriamo di amare i reciproci lati oscuri, quelli che agli occhi degli altri sembrano aberrazioni, come non poter essere certi che i lati chiari ne risulteranno ancor più illuminati?
    Ci vogliono coraggio, fortuna e desiderio di essere, finalmente, inermi ed esposti.


  8. Il film non l’ho ancora visto.
    Recupererò asap!


  9. @Rosaverde: Sì. E quella forza e completezza inattesa è rarissima, perchè presuppone reciprocità, uguale arrendersi. E succede quello che dici tu, “everything is illuminated”, qualcosa di abbagliante.

    La cosa paradossale di questa scena è, invece, che alla nudità fisica non corrisponde un donarsi, ma il contrario, un non darsi. Lui potrebbe avere il corpo di lei, e lo vorrebbe, ma lui vuole tutta lei, vuole il suo nome – e lei glielo nega (e lo fa perchè è ferita). È terribile.

    @Lola: È un po’ cerebrale, ma a me piace molto. Penso che ti piacerebbe.


  10. Anche la canzone che si sente in sottofondo è intonata alla scena.

    I am the son
    And the heir
    Of a shyness that is criminally vulgar
    I am the son and heir
    Of nothing in particular

    You shut your mouth
    How can you say
    I go about things the wrong way?
    I am human and I need to be loved
    Just like everybody else does

    There’s a club if you’d like to go
    You could meet somebody who really loves you
    So you go and you stand on your own
    And you leave on your own
    And you go home and you cry
    And you want to die

    When you say it’s gonna happen “now”
    Well when exactly do you mean?
    See I’ve already waited too long
    And all my hope is gone


  11. @Rosaverde: Effettivamente sì, intonatissima, ma… dove la senti la canzone?? Che io stia diventando sorda?


  12. A 1 minuto e 45 circa circa si sente la prima strofa.

    Devi sapere che, a volte, quando mi piacciono molto, come in questo caso, utilizzo i tuoi post come spunto di riflessione con persone che possono capire. E da queste riflessioni nascono altri spunti e si scoprono altre cose, come il testo di una canzone appena appena accennata.


  13. Quindi, Rosaverde, se ne sentono ben sei secondi! Un messaggio subliminale!
    Comunque sono lusingatissima che i miei post siano spunto per qualsiasi cosa. Le “persone che possono capire”, poi, sono una categoria specialissima. Con esse può succedere di tutto, da Clive Owen si arriva a Martin Buber e ritorno in una sola corsa, passando per The Smiths. Conosco l’articolo.


  14. “Ti ho sempre conosciuta.
    Fino da quando eri in braccio a tua madre,
    ho chiamato il tuo nome.
    Ho un’idea nella mente,
    quella di essere un uomo migliore.
    Ho fatto una corona per te,
    l’ho messa nella tua camera.
    Quando lo sposo arriverà,
    ci sarà rumore, ci sarà gioia,
    e un letto perfetto.

    E quando scrivi una poesia,
    conosco le parole, ne conosco il suono
    prima che tu le scriva.
    Quando indossi i tuoi vestiti,
    li indosso anch’io, porto le tue scarpe,
    e anche la tua giacca.
    Ti ho sempre conosciuta.
    Riposa tra le mie braccia. Dormi nel mio letto.
    C’è un disegno per quello che ho fatto e detto”

    – Sufjan Stevens, “Vito’s ordination song”, da “Presents greetings from Michigan the great lake state”, traduzione mia, un po’ libera, che lessi una notte in radio.

    PS: non commento piu’ da te perche’ WordPress continua a cancellare i miei commenti (probabilmente sono io che sbaglio qualcosa). Questo per fortuna l’avevo salvato e provo a postarlo ancora, dopo che me l’ha cancellato gia’ una volta…


  15. @Fabio! È bellissima! Meravigliosa! Grazie!
    Cos’è questa storia di WordPress che ti cancella i commenti? Come si permette?! Mi dispiace molto. Avevo un problema simile da Lola, ma poi ho imparato il modo e ho risolto (anche se è un po’ complicato da spiegare). Se non risolvi fammi sapere!

    Vedo che questo post vi ispira particolarmente… sono contenta di avervi per lettori.


  16. è molto bello, e in questo momento lo sento come un po’ troppo, per me. alla fine, forse, è meglio lasciar perdere tutto, va bene lo stesso. non va bene per niente, ma c’è poco da fare. bisogna essere in due, per tutto ciò. diciamo che mi sento al penultimo paragrafo del post, va.


  17. @Animapunk: Un’isola senza approdo dunque? Non è detto Anima, non è detto. Magari prima o poi ci costruiamo un piccolo molo abusivo, sperando nel condono…


  18. ritorno,
    stasera,
    dopo un’interminabile pausa.
    non ti ho scordata
    e tornando, trovo questo post
    un tuffo al cuore
    ricordi.

    tu sai.

    e nascosta – ma non troppo, dai toni forti del desiderio di possedere – la questione della verità, quella che si può arrivare a dire, semplicemente, e che non sarà né conosciuta né riconosciuta.

    a.


  19. @Auro: Bentornato. E grazie.



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