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Forte e chiaro

26 aprile 2012

A Oslo, in queste settimane, si sta celebrando il processo contro Anders Behring Breivik, il terrorista autore della strage di Utøya il 22 luglio scorso. La Norvegia, un paese di appena 5 milioni di abitanti, ha perso quel giorno, per mano di quest’uomo, 77 ragazzi. Il più piccolo aveva 14 anni. 

Il processo viene seguito dalla stampa internazionale, e si sta conducendo in maniera esemplare. A Behring Breivik viene concessa la facoltà di spiegare le sue motivazioni. Ma deve anche confrontarsi col fuoco di fila delle accuse, e soprattutto con i volti dei sopravvissuti e di chi ha perso i propri cari. Nelle sue farneticazioni, Breivik, nell’intento di smentire la diagnosi della prima perizia psichiatrica che lo definisce incapace di intendere e di volere, analizza pacatamente la società norvegese, che definisce comunista e degenerata. La dittatura del partito laburista, afferma, ha operato un “lavaggio del cervello” a intere generazioni, che adesso affermano principi “comunisti” quali il dialogo interculturale, la lotta al razzismo, l’uguaglianza di fronte alla legge, il diritto di asilo e simili sciocchezze. Ieri Breivik ha citato come esempio una canzone norvegese antirazzista, “Barn av regnbuen” (Figli dell’arcobaleno) che  tutti i norvegesi conoscono, quale esempio supremo di indottrinazione statale. 

Stamani,un piccolo gruppo di due o tre amiche ha deciso di mettersi a cantare “Barn av regnbuen” in una piazza di Oslo, per dispetto a Breivik e a tutto quello che rappresenta. Spontanemente, si sono unite a loro altre persone. Poi altre, e poi altre. Sotto la pioggia si sono radunate quarantamila persone, a cantare in coro la stessa canzone. La notizia si è sparsa in tempo reale, e in tutte le città norvegesi la gente è scesa in piazza per cantare. C’era ogni tipo di persone, di ogni età. Uscivano dai negozi, dagli uffici, dalle scuole. Non ci sono stati discorsi, non appelli. Solo la canzone, e le rose. Behring Breivik, dal banco degli imputati, ha sentito il coro, forte e chiaro, arrivare fino a lui. 

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10 commenti

  1. su Repubblica.it la raccontano in un altro modo e c’è anche un video.
    comunque il significato e il valore della cosa non cambiano.


  2. @Francesco: Io mi baso sul telegiornale della rete nazionale, sicuramente Repubblica ne sa di più…

    😉

    No, il significato non cambia.


  3. non so cos’abbia detto il tg, sul video che ho visto io c’era un palcoscenico montato e l’autore del testo norvegese della canzone (in origine è un brano di Pete Seeger) che accompagnava il coro della piazza con la chitarra. nel testo a fianco diceva che è lui ad aver organizzato tutto via internet.

    è un’iniziativa che andrebbe adottata in molti altri casi nei quali sarebbe opprtuno cantargliene a qualcuno…


  4. In effetti c’era un palco! Credo di essermi persa un passaggio, e cioè la precedente diffusione dell’iniziativa su facebook.

    Cosa si potrebbe cantare in Italia? E a chi?
    Ti giro la domanda.


  5. carissima, l’Italia ormai è senza speranza, possiamo solo cantarcela a vicenda, dato che in un modo o nell’altro, a mio modo di vedere, siamo tutti coinvolti nello sfascio.
    a livello internazionale io invece continuerei a cantare…l’Internazionale!
    meglio se nella bellissima versione di Billy Bragg.

    oppure:


  6. Ma chi è Billy Bragg?


  7. è uno a cui Breivik sparerebbe subito e che 11 ore fa ha scritto e condiviso su facebook questo (ma attenzione, per leggerlo rischi di passare il tuo profilo alla modalità Diario, dunque pensaci due volte prima di farlo!):

    https://apps.facebook.com/theguardian/commentisfree/2012/apr/27/anders-breivik-norwegians-singing


  8. Sono passata (accidentalmente) al Diario ormai da mesi…


  9. io invece dopo essere riuscito a schivare il Diario abilmente per vari mesi ci sono cascato come un fesso qualche giorno fa…


  10. il malefico Diario miete l’ennesima vittima…

    ahahahah! Ben ti sta! Non potevi scamparla!



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