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L’urgenza

11 aprile 2012

 

 

 

 

 

Ai ragazzi sembrava che togliere spazio alle opere per pregare fosse una perdita di tempo, e don Lorenzo insisteva a dire che bisognava anche pregare, facendo però attenzione alle circostanze e badando quindi alle urgenze. Se c’era urgenza bisognava agire. Disse: “Sarà urgente pregare quando a tutti sembrerà importante operare”.

 

 

 

Don Lorenzo Milani racontato da Adele Corradi

 

E voi, quando avete pregato l’ultima volta?

 

 

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6 commenti

  1. qui c’è bisogno di pregare e di operare URGENTEMENTE, sono seriamente preoccupata per come vanno le cose qui e inizio ad aver paura per il futuro economico dei miei figli


  2. @Zefirina: Se non ora (et labora) quando?


  3. io in passato ho provato ad avere fede, e quindi pregavo, ma la fede non è una cosa che ti dai, che decidi, sulla quale lavori sopra: o c’è o non c’è. non ho risolto le contraddizioni, non mi convince a istinto, no, non credo. quindi non prego. va bene così, non mi manca.


  4. @Animapunk: Assoluto rispetto per la tua posizione (come per tutte le altre possibili). Solo un paio di osservazioni.

    Io credo che in un certo qual modo Dio esista per chi lo fa esistere. Che non vuol dire “per chi se lo inventa”, ma per chi lascia spazio, nella sua esistenza, ad una dimensione che non si esaurisce nella materia. Tu, nel tuo nome, hai la parola “anima”. Il significato che tu dai a questa parola non lo so, lo sai solo tu. Ma c’è.
    Io credo che la preghiera sia un atteggiamento di ascolto verso un senso possibile. Noi scegliamo, in qualche modo, tra l’introiettare la materia dentro di noi o proiettare lo spirito, la nostra interiorità, fuori da noi. Non scegliamo di aver fede in un Dio, ma scegliamo un atteggiamento di fondo: se darci una dimensione puramente materiale/psichica oppure anche spirituale/religiosa. Questa scelta per alcuni è immediata, connaturata, per altri è più difficile. Da qui poi può originare una “fede” vera e propria, che ben pochi hanno, e che inevitabilmente si accompagna al dubbio, per tutti.

    Tu “hai provato”. Va bene così, per te, e ci credo. Solo non la vedo come una cosa irrevocabile o definitiva. L’importante non è trovare le risposte, ma continuare a farsi domande.

    Ecco io credo che la preghiera sia fondamentalmente una domanda.


  5. di recente un caro amico cui è morta la madre alla quale era legatissimo mi ha chiesto di pregare per lei. La cosa mi ha messo in difficoltà, poi ho cercato dentro di me la forma di pensiero più adatta, in virtù di quella dimensione spirituale che non disconosco – a differenza della “religione”.


  6. @Laura: È proprio questo: ognuno ha la sua “forma”, ognuno può pregare a suo modo. Il valore di quello che hai fatto è assoluto, non è legato nè a quello che sentivi per quella specifica persona nè a una eventuale speranza di giovare a lei o a chi resta (che può anche sussistere, ma non è una condizione). Quello che hai fatto ha un valore in sè, indipendentemente dalla fede che uno sente di avere o non avere. È un atto gratuito, bellissimo.



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