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Arioso indomabile

23 marzo 2012

 

C’è un paese nell’estremo nord della Norvegia, che si chiama Berlevåg. È un gruppo di case isolato sulla costa, in quel lembo di terra spazzato dal vento che dà verso il polo nord, vicino alle desolazioni della penisola di Kola. Lontano da tutto.

 A Berlevåg abitano persone. Sempre meno, ma ci abitano. Quelli che ci sono nati, che ci hanno fatto figli, che ci lavorano, che ci sono rimasti quando altri se ne sono andati. Per vivere a Berlevåg, come nelle decine di luoghi simili che ci sono in quella parte estrema di questo estremo paese, bisogna esserci nati. Bisogna avere assunto, prima col latte materno e poi negli anni formativi, il solo atteggiamento possibile: un umorismo incoercibile e coraggioso, una forza vitale estrema, la capacità indomabile ridere di tutto, di meravigliarsi, gioire e entusiasmarsi. La capacità, in breve, di vivere intensamente.

 A Berlevåg c’è un coro. Lo dirige un uomo su una sedia a rotelle. Muoversi con una sedia a rotelle nella neve alta non è molto pratico, ma quando gli hanno amputato una gamba ha capito quasi subito che la sedia  a rotelle, sul ghiaccio,  era pur sempre meglio di una protesi o di un bastone. I “ragazzi” del coro dovevano spesso sollevarlo, sedia e tutto, e issarlo oltre i mucchi di neve. Allora gli dicevano: “Se almeno te le avessero amputate tutte e due, ti avremmo potuto mettere in un marsupio, e sarebbe stato molto più pratico.” Qualche tempo fa, ho letto che gli è stata amputata anche l’altra gamba. E che, adesso, quelli del coro dicono: “Meno male che non ti hanno amputato le braccia, altrimenti come facevamo ad andare a tempo?”  

A Berlevåg, il membro più anziano del coro ha 95 anni. Nel filmato, dice: “Ho 95 anni. Non ho mai picchiato nessuno, e nessuno ha mai picchiato me.” Non so se è una cosa bella. Per lui evidentemente lo è, e io trovo molto bello lui.

 L’altro, nel filmato, mostra la foto del suo primo amore, lei 15 anni, lui 17. “Mia moglie mi permette di tenerla qui”, dice. E poi, spiega: “All’epoca, sa, io ero un vero Casanova”. Penso al conte Giacomo, senza pizzi e merletti di Burano, ma coi calzettoni e il berretto di lana, e mi si scalda il cuore.

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4 commenti

  1. anche a me hai scaldato il cuore, stasera era un po’ gelato


  2. Facciamo una volta per uno, allora.


  3. Incredibile.
    Grazie.


  4. Prego, Lola.



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