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L’ultimo amore di Nansen

6 febbraio 2012

Diciamolo, Nansen è un mito. Non tanto per la maggioranza dei norvegesi di oggi, tranquilli nel loro benessere, abituati al welfare, agli agi, ai viaggi, alle carte di credito, alle innovazioni tecnologiche. Quanto per tutti quelli, non solo qui in Norvegia ma in tutto il mondo, che amano sfidare i limiti della natura e dell’umano, sia geografici che fisici, ed inevitabilmente anche politici. L’impegno, la fatica, la spinta. “Fram”, “avanti”, si chiamava la sua nave.

Quest’uomo bellissimo, dallo sguardo ancora oggi vivo e ardente di ghiaccio, fu esploratore, geografo, zoologo, diplomatico, oceanografo, scienziato e umanista. Lo hanno reso famoso le sue imprese leggendarie, all’epoca al limite dell’umano. La traversata della Groenlandia su sci nel 1888: pensate agli sci di quei tempi, due pezzi di legno pesantissimi, pensate all’attrezzatura, all’equipaggiamento. 560 km su sci, a lungo nelle tenebre, raggiungendo fino a 3000 m di quota.

Da quell’impresa  nacque l’idea della sua spedizione al polo del 1893: lasciarsi trasportare dalle correnti che aveva osservato, che dalle isole della Siberia avrebbero portato la “Fram” fino al polo. L’ipotesi era quella, rivelatasi corretta, che sotto non ci fosse una terra, ma solo ghiacci. La “Fram” partì da Oslo con viveri per sei anni e carburante per otto. Giunta a nord della Siberia, la “Fram” fu appositamente lasciata andare alla deriva fino ad essere imprigionata dai ghiacci. Ben presto, divenne però chiaro che il movimento della nave era troppo lento.

Nansen, lui, che fece? abbandonò la nave e, accompagnato da Fredrik Hjalmar Johansen, con le slitte e i cani tentò di raggiungere il polo a piedi. I due incontrarono condizioni meteorologiche pessime, e furono costretti a passare l’inverno nella Terra di Francesco Giuseppe, in una primitivissima capanna. Alla latitudine di 86° 14′ N decisero di abbandonare il tentativo e e di tornare indietro. Nessuno prima di loro era mai arrivato fin lì. Ce la fecero a rientrare sani e salvi dopo tre anni, lui, Fredrik e quasi tutti i cani. Dalle imprese di Nansen, Roald Amundsen, Falcon Scott, Umberto Nobile, il Duca degli Abruzzi, intere generazioni di esploratori polari attinsero conoscenze fondamentali.

la “Fram” imprigionata dai ghiacci

Il nome di Nansen però è forse altrettanto famoso per il suo impegno diplomatico e umanitario, in particolare a favore dei rifugiati sovietici e dei prigionieri e dispersi durante la prima guerra mondiale, impegno che gli valse il Nobel per la pace nel 1922. Fu lui a istituire il famoso “passaporto Nansen” per gli apolidi, che salvò la vita a migliaia di esuli russi, greci e armeni, nonché, fino al 1938, a molti ebrei italiani. Per il suo impegno particolare contro il genocidio degli Armeni, a Nansen è intitolato un monumento sulla collina memoriale degli Armeni a Yerewan.

Nansen amava le donne, e ne ebbe moltissime. La sua carriera di seduttore iniziò, come spesso accade, quando egli stesso venne sedotto a 21 anni, sicuramente di buon grado,  da una donna che ne aveva venti più di lui, la moglie di un pastore protestante presso il quale Nansen alloggiava da studente. Guardando le foto nelle quali sono ritratti insieme, non si stenta a comprendere la moglie del prete.  A Nansen comunque non mancarono mai le occasioni, e probabilmente non se ne lasciò scappare molte. Dalla prima moglie Eva, che amò moltissimo,  ebbe cinque figli. Dalla seconda moglie Sigrun, nessuno. Fu, quello, un matrimonio infelice.

Forse anche perché il Grande Vichingo stava invecchiando. Nonostante fosse ancora in piena forma fisica, avvertiva forse i primi segni di una vecchiaia del corpo che non riusciva ad armonizzare con la sua anima, tuttora giovane, viva, ardente. Fu in quel periodo, nel 1929,che Nansen conobbe Brenda Ueland, una giornalista americana, che lo intervistò durante un suo soggiorno negli Stati Uniti. Lui aveva 67 anni, lei 37. Brenda Ueland non era sposata, ma aveva un figlio. Era una donna fortemente anticonvenzionale, allora appena uscita da una relazione lesbica, una donna abituata ad una libertà inedita per l’epoca, una che non aveva paura di esplorare, avventurarsi dove non era mai stato nessuno, anche da sola: una come Nansen?

Brenda Ueland

I due si innamorano follemente e iniziano una intensa corrispondenza, che dura quasi due anni.  Solo le lettere scritte da Nansen ci sono giunte, non quelle scritte da Brenda, distrutte dagli eredi di Nansen.  Non sono lettere di grande valore letterario. Il linguaggio è quello, enfatico e spesso banale, delle lettere d’amore. Testimoniano, invece o forse appunto,  un grande amore. Nansen racconta a Brenda la sua vita, i suoi amori, i suoi ricordi, le sue scoperte, il grigiore della vita quotidiana con le figlie, gli impegni politici e le onoreficenze che lo tediano, i suoi progetti futuri con lei.  Si confida: “Voglio che tu conosca ogni angolo della mia anima e del mio cuore – non perchè io creda che tu non possa trovarvi nulla di grezzo, o offensivo, ma perchè tutto, tutto ti appartiene. ” Si lascia andare all’innamoramento, alla passione, al desiderio. Le scrive, profeticamente: “Dopo che ho incontrato te, non potrò mai amare nessun’altra.” Nansen non si lascia intimidire dalla bisessualità di Brenda. “Mi hai raccontato che hai avuto molti amanti, uomini e donne, e mi pare una cosa naturale. Io so solo che tu non sei omosessuale, perchè puoi amare un uomo con tutta la potenza della tua bella anima e del tuo bel corpo.” Si intuisce che Brenda risponde a Nansen con lo stesso ardore.

Dopo i tre giorni passati insieme in America, non si vedranno più. La corrispondenza va avanti due anni, fino alla morte di Nansen, improvvisa, inattesa. Brenda, ancora giovane, farà in tempo a sposarsi due volte prima di morire, novantatreenne, nel 1985. Per settant’anni, sulla loro storia cade il silenzio.

Ma un nipote di Brenda ritrova, tra le carte della nonna,  le lettere di Nansen. E non solo quelle.  Trova, nelle buste, anche  delle foto, che Nansen ha spedito a Brenda. Sono foto scattate con l’autoscatto, nel 1929, e sviluppate da Nansen stesso: per Brenda. Mostrano un uomo anziano –  non l’esploratore, il professore, il diplomatico, l’eroe, ma un uomo nudo. Le si mostra nudo, nel corpo e nell’anima.

Le foto hanno fatto scalpore. Non per il nudo, ci siamo abituati, a parte facebook puritano che le ha censurate – ma perchè parte di una corrispondenza privata. Biografi, giornalisti, scrittori, parenti, discendenti si sono espressi in merito, con voci discordi:  era giusto pubblicarle, includerle in un libro dal titolo “L’ultimo amore di Nansen”? Ha sbagliato Brenda a non distruggerle, a lasciarle al nipote, o lui a pubblicarle?

E, se dopo tutto questo pizzone ci siete ancora, e guardate l’ultima foto, vorrei chiedervi: 

la trovate patetica?

la trovate toccante?

la trovate una ridicola messa in scena?

ci dice qualcosa che non sapevamo di lui?

ci dice qualcosa su come tutti noi innamorati siamo ridicoli, nudi, indifesi?

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15 commenti

  1. io non la trovo patetica anzi come dici tu ci dice che quando siamo innamorati non abbiamo paura a mostrarci nudi, indifesi per affidarci all’altro.

    gli amori lontani quasi impossibili e portati avanti per via epistolare suscitano in me echi conosciuti…..


  2. @Zefirina: Lo sapevo.
    (Mi è venuta in mente, non so come mai, un’immagine esilarante: Lucky in versione cane da slitta verso il polo… col suo cappottino, e magari una sciarpina Burberry!)


  3. Grazie per la storia. Non la conoscevo e, come capita spesso quando leggo i tuoi post, sono andata a cercare qua e là altre notizie.

    Non la associo a nessuno dei sentimenti che elenchi tu. E’, secondo me, una fotografia che reca un messaggio privato da una persona di una coppia ad un’altra.

    Quanto ognuno di noi ci possa vedere, o immaginare, non corrisponderà mai al codice intimo di comunicazione tra i due amanti; non coglieremo i sottintesi né i riferimenti, gli inviti al ricordo, alla constatazione del tempo che passa, alle risate o al dolore scambiati.
    La caleremo semplicemente nel nostro vissuto e nel nostro immaginario e ne traviseremo il significato pur senza volerlo.
    Tutto di lui – come quoti tu – appartiene a lei, parole e fotografie. Non a quelli che leggeranno il libro.

    Non c’è distinzione per me tra la lettura delle lettere o la visione di un’immagine come questa: in entrambi i casi, abbiamo avuto accesso ad una storia d’amore. A noi decidere con quale fragore spalancare la porta della camera da letto.


  4. @Rosaverde: Sono del tutto d’accordo con te: noi stiamo fuori a guardare dallo spiraglio, e vediamo qualcosa che non potremo mai capire, come nessuno può veramente capire cosa e come vivono gli altri. Si può, forse, immaginare, ma la nostra immaginazione sarà sempre altro dalla loro realtà, essenzialmente altro.

    E qui vengo al punto: quel messaggio non era per noi. Abbiamo il diritto di leggerlo? E qui parlo non solo delle foto, ma delle lettere. Ci sono carteggi, ad esempio quello tra Heidegger e Arendt, che ho letto senza nessuno “scrupolo”, anche se almeno ai suoi inizi ha un carattere molto personale. Ma questo, di Nansen, non lo leggerei. Mi bastano gli estratti che ho letto. Perché Heidegger, la vecchia volpe, non si spoglia mai, mentre Nansen sì, totalmente.

    Il problema è che uno, prima di aver letto, questo non lo sa.


  5. Quello sguardo è tutt’altro che indifeso o fragile. Quella nudità è vera, e basta.
    Forse doveva restare un messaggio privato; ma io penso sempre che in tal caso nemmeno l’erede più prossimo, il parente, senza averne un esplicito permesso scritto, dovrebbe leggere i carteggi privati di un defunto. Dovrebbe conservarli senza aprirli, oppure distruggerli.


  6. @Tania: Sai una cosa? Hai ragione – è semplicemente vera. Ho usato l’aggettivo “indifeso” per indicare il consegnarsi, offrirsi, che avviene quando siamo innamorati. Più che indifeso, sarebbe stato giusto dire vulnerabile – vero appunto.

    Conservare un carteggio senza aprirlo, o distruggerlo. La seconda cosa mi resterebbe senz’altro più facile.


  7. ahahahahaha ma niente sciarpina burberry ..Lucky non è un cane modaiolo, ha ripreso dalla sua padrona 😉


  8. affascinante, la storia di nansen…un uomo che sapeva affrontare l’ignoto, l’avventura, vivere la vita in una maniera piena – e anche l’amore, evidentemente. la foto, anch’io la trovo vera, e privata. l’amore era ricambiato, quindi non c’è fragilità, nè ridicolo, nè pateticità…..forse poteva non essere pubblicata, non so. trovo normale che brenda abbia conservato tutto, e non credo che sarei riuscita a non leggere il carteggio, se fossi stata sua nipote. almeno in parte, e anche perchè lui era un personaggio così conosciuto. quando morì mia zia, mettendo a posto la sua casa (era nubile e senza figli) trovammo delle lettere d’amore scritte negli anni ’40, e qualcuna la leggemmo, ebbi però in effetti la sensazione di violare qualcosa, anche se i protagonisti non c’erano più, e distruggemmo tutto.


  9. @Zefirina: Ma te lo immagini, una minislittina dietro, e degli occhialoni da sci fin de siècle, che corre dietro agli husky di Nansen? Non so perché questa cosa mi fa ridere tanto. Faccio tutto da sola!

    @Animapunk: Mi soffermo su una cosa che dici: “l’amore era ricambiato, quindi non c’è fragilità, né ridicolo, né pateticità”… Tu pensi che se non fosse stato ricambiato sarebbe stato ridicolo? È una domanda genuina, non tendenziosa. Perché, ad esempio, c’è chi si è chiesto “ci sarebbero state tante critiche alla pubblicazione delle foto se lui all’epoca avesse avuto la stessa età di lei?”

    Cosa “fa ridere”, in amore?

    Anch’io ho trovato vecchie lettere d’amore, scritte negli anni 30, e le ho lette avidamente, proprio perchè erano scritte da un parente di cui sapevo poco. Le ho lette avidamente e le ho tenute, e ora mi pare di conoscerlo meglio.


  10. forse sì. forse sono problemi miei, che proietto sugli altri, ma per me è divrso, l’amore ricambiato consente estrinsecazioni, rivelazioni, fotografie, lettere, l’amore non ricambiato mette chi ama in una posizione di debolezza, l’asimmetria lo rende a volte patetico, se esce comunque troppo allo scoperto. non è per la differenza d’età, che può non contare, è per l’asimmetria. e non fa ridere, mi mette una sensazione di pena…


  11. Cara Animapunk, non è assolutamente un “problema” tuo: L’amore non ricambiato è qualcosa di tremendo, assolutamente tremendo, e chi l’ha provato (quasi tutti) sa bene che è così.

    Quello che volevo dire io è che l’amore in sè pone, sempre, in una posizione vulnerabile, anche quando è ricambiato, perchè in qualche modo ci si “consegna” all’altro, e l’altro (quindi anche noi, per l’altro) ha il potere assoluto di annientarti con una parola, o una non parola. Questo, indipendentemente dalla sicurezza di sè, dalla sicurezza del rapporto, dalla lunghezza del rapporto. Uno dice, ad esempio: non ti amo più. E l’altro è annientato. Che poi possa riaversi, almeno in qualche caso, è chiaro (per fortuna). Ed è qui che entrano in gioco le risorse, il tipo di amore, l’amore e il rispetto per se stessi, il grado di dipendenza e tutte queste belle cose. Ma, in quel momento lì, uno è annientato. Potere assoluto, annientamento totale.

    L’asimmetria dell’amore non ricambiato, evidente e quindi facilmente considerata patetica, esiste potenzialmente anche nei rapporti dove entrambi amano: c’è, spesso, chi ama di più, chi ama diversamente, chi esterna di più e chi esterna diversamente, chi avrebbe bisogno di altro e chi non sa dare altro, ci sono le situazioni, le contingenze, i periodi, ma resta, di fondo, anche nell’amore ricambiato, una costante precarietà di equilibri, una vulnerabilità legata allo stesso sentimento.

    Un’asimmetria, lieve, variabile, fluida, costituita dal fatto che siamo tutti, come direbbe Szymborska, “diversi come due gocce d’acqua”.


  12. Per questo, aggiungo, molti non hanno il coraggio di innamorarsi veramente mai.


  13. eh sì, vero. dolorosamente vero.


  14. POst ficherrimo! Mi ha molto affascinata sto sciupafemmine:)
    La foto mi rievoca un senso di grande intimità, di grande comunicazione sessuale e intellettuale, di una certa forza e sicurezza nella semantica del proprio corpo. Le donne che ha avuto stanno tutte nello sguardo, e forse per questo non leggo necessariamente una testimonianza d’amore nella foto. Può essere segno di un linguaggio condiviso, può essere segno di un linguaggio narcisisticamente imposto. La personalità della controparte ci fa scartare questa ipotesi, ma se per di lo faceva D’Annunzio du’ quizzerelli me li farei:)
    Per quanto riguarda l’opportunità di pubblicare la foto? Non so, ma devo essere onesta: i carteggi mi appassionano relativamente non per una remora morale ma perchè spesso affondano in una circolarità asfittica, e tante volte rappresentano solo un angolo di mente di chi scrive. Se questo non fosse il caso però – e questa foto lo dimostra, il carteggio diventa un oggetto intellettuale magico. Non lo so se è morale o meno, tendo a perdonarmi considerando che i titolari sono morti entrambi, ma l’oggetto esteticamente meritevole è degno di essere proposto.


  15. Zauberilla, anche a me mi affascina assai, ti dirò.
    “Le donne che ha avuto sono tutte nello sguardo”, ma sai che hai ragione, è verissimo questo, c’è come un effetto cumulativo.

    Il carteggio in questione, dice chi l’ha letto che è deludente – evidentemente per gli autori non lo era, e se noi adesso restiamo delusi ben ci sta, che andiamo a curiosare, no? Poi può anche darsi che questi lettori critici norvegesi si aspettassero che so, che lui discutesse le correnti polari o i vantaggi degli husky rispetto ai levrieri mongoli, e allora uno per forza rimane deluso. Io non l’ho letto.

    La cosa che più mi colpisce di questo post è che lo stanno commentando solo donne, mentre in genere ricevo più commenti maschili, e questo deve voler dire qualcosa.



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