h1

In chiesa

15 gennaio 2012

Quando è l’ultima volta che siete entrati in una chiesa?

E perché ci siete entrati?

E – se posso insistere – nel corso della vostra vita siete entrati in chiesa per motivi diversi? Siete cambiati?

Certo che mi faccio proprio gli affari vostri.

Annunci

40 commenti

  1. Martedì scorso, nella cattedrale di Valladolid, per curiosità. Porte spalancate a tutti, poche decorazioni, le statue dei Re Magi sull’altare, il caldo e i fiori fuori a creare una strana sensazione a noi che il natale lo associamo alla neve.

    Nelle chiese entro per le funzioni (sempre più raramente e quasi sempre sono funerali), per l’arte, per i concerti. Alla fine del Cammino, nella cattedrale di Santiago, mi sono confessata, dopo vent’anni dall’ultima volta (e credo ne passeranno molti di più per la successiva) perché ho sentito la necessità di fare il punto della situazione. Nessuna conversione sulla via di Damasco, però la parola peccati non è stata pronunciata e il confessore mi ha parlato dell’importanza dell’allegria per affrontare la vita: mi è sembrato un bel pensiero su cui ragionare.


  2. Doveva essere un seguace di San Filippo Neri… ce ne fossero.

    La mia ultima confessione risale a circa 15 anni fa, e non fui assolta. Da allora me ne è passato il bisogno.

    L’ultima volta che sono stata in una chiesa è stato un paio di settimane fa, e l’ho fatto per capire meglio a che epoca risaliva, visto che c’era un disaccordo su questo con la persona che mi accompagnava. Avevo ragione io.

    Ma succede relativamente spesso che io entri in una chiesa per respirare, come Binoche. Anche se io non tolgo il reggiseno.
    E anch’io sono cambiata.


  3. io trovo tutte le chiese opprimenti.
    dovrebbero elevare e illuminare e invece schiacciano e oscurano il corpo e l’anima, meno ci entro e meglio è.
    vi sono naturalmente delle eccezioni, l’unica che mi venga in mente ora è un tempio buddista a Tokyo dove mi sentivo bene anche se assistevo a una cerimonia funebre (l’equivalente di una messa di suffragio, non un funerale, insomma non c’era il morto).

    l’ultima volta che ci sono entrato era appunto per un funerale, uno di quei tanti funerali in cui il prete manco sa chi sia il defunto e dice qualche cosa di generico, magari neppure così stupido ma insomma tutti quelli che assistono si chiedono che ci stanno a fare.
    questa è una cosa di cui mi interesserebbe discutere e cioè perché in Italia (altrove non so) tutti fanno i funerali in chiesa anche quelli di chi in vita non era praticante e a volte neppure credente.
    pure Giorgio Bocca ha avuto un funerale in chiesa, sinceramente mi ha stupito.


  4. @Francesco: Se non ci stai bene, fai bene a non entrarci. Anch’io le troverei opprimenti se ci entrassi solo per i funerali.

    Per rispondere alla tua domanda, io credo che questo succeda perché in Italia mancano ancora delle forme di celebrazione laica. Non so, qui fanno cerimonie laiche al crematorio oppure anche all’aria aperta, per chi lo desidera. Sono molto belle. Del resto, anche i funerali sono belli qui.

    Non c’è nulla di più triste di un funerale falso.


  5. mancano delle forme perché nessuno se le inventa o perché nessuno utilizza i luoghi che esistono.
    mio padre ebbe un funerale nel cortile dell’ospedale già più di 20 anni fa e da allora io ho seguito diverse funzioni, compresa quella di mia nonna, svoltesi non in chiesa.
    credo che ci sia dell’altro, come quelli che, sempre ai funerali suddetti, si fanno il segno della croce anche se non entrano in chiesa da anni e sono di fatto atei.
    alla fine credo sia conformismo, poi magari son tutti lì a firmare petizioni per levare l’esenzione dell’ICI alla Chiesa oppure se la prendno col papa per via delle coppie di fatto.
    oppure, come ieri Pisapia in tv, prima annuncia la prossima visita del Papa a Milano e tutto il suo impegno per l’evento importantissimo etc etc e poi ci infila di seguito la promessa di aprire il registro delle unioni di fatto.
    siamo un po’ sempre al baciamano, direi.
    una tantum bravo Monti che pare se ne sia astenuto al cospetto di Ratzinger.


  6. sono decenni che entro in chiese soltanto per interesse artistico, o per fotografare matrimoni (sempre meno). Il respiro non ne guadagna, anzi.
    (ma dunque sei riuscita a vedere Copia conforme? io lo trovai un vero mattone)


  7. @Francesco: Ah quindi tu dicevi: in Italia le forme alternative esistono ma la gente, anche se non credente, non le utilizza e continua a fare funerali religiosi per conformismo?

    In effetti é interessante.
    Io non mi permetterei mai di decidere se qualcun altro è ateo, agnostico o credente, anche se in vita si è sempre professato una di queste tre cose o altro. Nei casi in cui una persona non abbia dato direttive precise su come vorrebbe il proprio funerale (cosa che noi tutti dovremmo fare) sono i parenti a decidere. Voglio pensare che nella stragrande maggioranza dei casi questi scelgano il funerale religioso, in Italia cattolico, per un’appartenenza se non altro culturale e sociale a questa religione, e non per conformismo. È diverso.

    Che poi siano da sempre esistite ed esistano nella politica italiana ingerenze indebite da parte del Vaticano, e un conformismo politico falso e rivoltante, è indubbio. Ma non era questo l’argomento del post.

    @Laura: Ti dirò, a me e Heidi è piaciuto. È un mattone, come sono un mattone appunto i matrimoni, i discorsi tra marito e moglie o tra chiunque abbia vissuto insieme 15 anni. Solo che quelli che li fanno non se ne accorgono, e non se ne farebbe un film. Kiarostami riesce a esprimere questa noia, mettendo in luce come anche la “copia” di un rapporto sia conforme a questa noia ma al tempo stesso sia vera, indipendentemente dalla sua durata. Nessuno dei due personaggi ha la mia simpatia, anzi li trovavo insopportabili entrambi, eppure veri, anche se copie.


  8. tanto per cambiare ancora discorso, ma come mai non ti assolsero nella tua ultima confessione?
    non eri abbastanza pentita?
    non si assolve anche il peggiore dei peccatori?


  9. @Monsignor Francesco, non dubito che voi nella vostra inortodossa bontà mi avreste assolta comunque, tuttavia, come voi giustamente osservate, il presupposto per un’assoluzione è il pentimento, nonché l’intenzione di non ripetere il peccato.

    E visto che siamo ormai deragliati – volevo chiederti se puoi consigliare a me e alla mia nuova amica Giovanna un bel titolo di Fruttero da cui cominciare.

    @Laura: Una cosa che ci è venuta in mente vedendo il film in questione è anche come deve risultare un film così, cioè giocato sul passaggio continuo dei dialoghi dall’italiano al francese all’inglese (e cosa viene detto in una lingua piuttosto che in un’altra, quando i protagonisti usano l’una e non l’altra eccetera), doppiato in italiano. In realtà non lo voglio sapere.


  10. L’ultima volta sono entrata in una chiesa il 26 o 27 dicembre, per vedere un presepe perché quello che fanno in quella chiesa è molto famoso. Di solito entro nelle chiese per visitarle come turista, oppure, come tanti, per matrimoni, funerali, battesimi. Ma non sono credente, quindi non mi faccio il segno della croce, non faccio finta di recitare preghiere che non so e nelle quali comunque non mi riconosco. L’unica cosa alla quale mi sottopongo volontariamente è lo “scambio di un segno di pace”, perché almeno nella pace ci credo. Molti anni fa sono entrata in una chiesa per il MIO matrimonio, cosa fatta solo per compiacere la suocera, e della quale mi sono fortemente pentita, e poi comunque qualche anno dopo ho divorziato, anche se so che per la chiesa sono sempre sposata… vorrei un funerale civile, perché mi sembrerebbe talmente ipocrita un funerale in chiesa, mi sembrerebbe davvero una presa in giro dato che non credo e tutti i miei amici e parenti lo sanno! Peraltro so che dovrò lottare con le mie sorelle perché anche mia madre la pensa come me, ma loro ritengono che “non ci sia niente di male” a fare un funerale in chiesa alla mamma atea. Ma se lei non lo vuole? Non importa, è PIU’ BELLO! Falso, ma più bello. Che assurdità!


  11. @Elena: A me pare che la cosa più bella che le tue sorelle potrebbero e dovrebbero fare per tua madre sarebbe rispettarne la volontà.

    Ma dunque siamo solo io e Binoche che a volte entriamo in chiesa per cercare respiro?


  12. Eccomi qua, citata fra le righe, nel deragliamento, a ringraziare in anticipo per il titolo di Fruttero che Francesco ci suggerirà.

    In chiesa ci stavo per entrare ieri, ma a metà strada fra casa e la chiesa ho deciso che non aveva senso e, ottenuto il consenso di mia figlia che stavo accompagnando, siamo tornate a casa. Situazione un po’ strana, ne convengo.

    Negli ultimi anni in chiesa ci sono entrata per tutti i motivi già citati: funzioni cui non potevo esimermi dal partecipare, turista attenta agli aspetti artistici dei luoghi di culto cristiani, concerti, bisogno di ombra e refrigerio in una calda giornata estiva di vacanza.

    Anni fa (tanti anni fa) ci sono entrata, in quella che ancora oggi reputo una delle più belle ed intime chiese che mi sia capitato di vedere (l’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, sulle colline dell’Oltrepò Pavese) per il mio matrimonio. L’ho fatto proprio perchè mi piaceva “quel” posto. L’alternativa (o se preferite la preferenza)sarebbe stato un prato, ma non ho trovato un prete disposto a celebrare su un prato. La bellezza del posto non ha portato granchè fortuna al mio matrimonio, ma non gliene attribuisco una colpa, ed è un’altra storia di cui non parlerò qua.

    La scorsa estate sono entrata spesso in chiesa, da turista, diciamo così. Di due conservo un ricordo “diverso”: l’Eremo Francescano della Verna e la chiesa di Talmont-sur-Gironde, Charente-Maritime, costa atlantica francese. Nella prima, specie in una recondita cappelletta dell’Eremo, in compagnia di un assiduo frequentatore di questo blog, ho trovato quel “respiro” cui credo Arte stia alludendo. Nella seconda (di un bellezza struggente per la collocazione sull’estuario del fiume), si è consumato uno di quei dialoghi che mettono in luce la noia mortale dei matrimoni, altro argomento entrato in questo bello scambio.

    Dei funerali in chiesa e di quelli fuori chiesa non parlo, ma solo per motivi di tempo (che in questo momento non ho).


  13. per l’anniversario della morte di mio marito, la notte di natale invece stavolta non ce l’ho fatta, di solito ci vado per rincontrare i miei amici del liceo e i vecchi professori, la mia era una scuola cattolica
    qualche volta entro in una chiesa solo per visitarla e già che ci sono accendo un cero
    sono una cattolica cristiana all’acqua di rose …


  14. @Giovanna: Benvenuta, o meglio ben palesata, visto che mi si dice che mi leggevi.
    Sai che anch’io mi sono sposata in una delle chiese più belle d’Italia? La basilica di San Miniato al Monte, nientemeno. Anch’io l’ho fatto perché mi piaceva “quel” posto. Neanche a me ha portato fortuna, anche se non credo il posto c’entrasse nulla… Forse le chiese brutte portano fortuna? Bisognerebbe capire questa cosa.

    Non credo di esserci più entrata, e anzi sono sicura di non volerci tornare.

    La chiesa alla quale sono più legata è in un paesino minuscolo della Toscana. Ci ho battezzato mia figlia e salutato per sempre mio fratello. Non c’è quasi mai nessuno.

    L’Eremo francescano della Verna è meraviglioso. Ma hai visto anche, nella chiesa del monastero, l’annunciazione dei Della Robbia? Quella da sola vale il viaggio. La Verna è un luogo dello Spirito.

    Poi c’è una chiesa di Berlino, di cui non so neanche il nome, nella quale ho sentito il Respiro. Ma non so se era di Dio o se era umano o entrambe le cose.

    Potrei andare avanti.

    @Zefirina: Tu sei una cristiana di fatto, non hai bisogno d’altro.
    Anch’io accendo quasi sempre una candela. La cosa più orrida sono le lampadine elettriche al posto delle candele…


  15. in realtà io di Fruttero ho letto solo “LA DONNA DELLA DOMENICA”, scritto con Lucentini, quando ero adolescente e poi il libro di cui parlai nel post che trascrivo qui sotto, il che forse ha dato l’impressione che io fossi un grande esperto.
    mi pare il caso di ricopiarlo anche come omaggio postumo, tralasciandone un altro successivo in cui gli muovevo qualche velatissima e affettuosissima critica per non aver abbanodnato mai Mondadori, anche dopo la famosa querelle partita col “gran rifiuto” di Mancuso.
    buona lettura.

    POLIFEMO

    “Amo Handel.
    E come tutti gli altri miei compositori di musica preferiti – Rameau, Britten, Messiaen, Offenbach, persino Debussy – non viene quasi mai eseguito, sempre i soliti B B B che palle non se ne può più e l’amatissimo Mozart ormai lo so a memoria, in questi giorni sto studiando un’opera mai fatta ma è come cantare tutte le altre, quasi non serve neppure leggere le note perché sai già dove andrà a parare.
    Stasera c’era, qui a Milano, un’esecuzione di “Aci, Galatea e Polifemo” di Handel. la cantata con la famosa aria per basso di Polifemo che va dal Re1 al La bemolle3, forse la più ampia estensione mai scritta per questa voce.
    Ma l’amica che poteva farmi avere i biglietti non risponde al mio sms – come al solito chi ha il potere di elargire degli omaggi, o degli “accrediti” come li chiama lei, li lascia cadere molto dall’alto – e così, non avendo a disposizione denaro per i consumi culturali ho deciso di restarmene a casa (sai che novità…) a consumare quello che già ho.
    Nello specifico un libro, “Donne informate dei fatti”, preso dalla pila, sempre molto alta, di quelli “da leggere” e che potete trovare nella “libreria” qui a fianco.
    Da bambino mi è anche capitato un giorno di vedere l’autore di questo libro, non ricordo quando ma ricordo dove, Castiglion della Pescaia, c’era lui ed anche quello che è stato per decenni il suo socio, la più celebre coppia di scrittori italiana forse di tutti i tempi.
    E ci saran state anche le sue figlie, cui il libro è dedicato, e le loro famiglie e poi i miei genitori e l’amico dei miei genitori che, il Natale scorso, mi ha regalato questo libro.
    Va detta subito una cosa: questo scrittore, ultra-ottantenne, dà gli schiaffi a qualsiasi giovane scrittore italiano di questi tempi, cannibale o meno.
    Il comune amico che mi ha regalato il libro, anche lui un vecchio signore, quasi uno zio putativo per me, mi raccontò che per questo libro ricevette, a scatola chiusa, un anticipo di non ricordo più quante migliaia di euro dall’editore.
    E lo credo bene, anche se non so quante copie abbia venduto.
    Lo so, i romanzi di genere appaiono sempre più facili da scrivere degli altri e il giallo, con la sua struttura obbligata e le sue regole fissate da più di un secolo, lo è ancora di più.
    E tuttavia questo libro, interamente scritto in 6 o 7 prime persone femminili narranti o “streamofconsciousnessanti”, è un ritratto spietato e agghiacciante dell’Italia di oggi, del suo squallore, dell’ipocrisia e della sottile violenza che la attraversa, a tutti i livelli, in tutti i luoghi, in tutte le classi sociali.
    E a me pare sorprendente che sia scritto da qualcuno nato nel 1926, con tanto di incursioni nello slang da sms e altri modi di dire o di pensare così comuni nel mondo di oggi, un mondo anche lontano da me e che mi immagino lontano da un uomo di ottant’anni ma che so che esiste e che non sarei mai in grado di fotografare con la stessa precisione.
    Davvero alla fine mi pare che i grandi scrittori siano solamente quelli in grado di inventare una storia che non sembri una storia ma la realtà stessa.
    E per di più una storia normale, banale, anche squallida e triste, un caso di cronaca nera come tanti.
    Non solo, ma il “vieillard terrible” è anche dotato di un’ironia perfida e tagliente che fa a fette chiunque, donne e uomini, gli passi sotto la penna.
    E d’altronde deve essere ben allenato, avendo dedicato, in compagnia del socio, ben tre libri alla figura del “cretino” senza timore di nominarla.
    Chissà come fa a scrivere così, se usa ancora la macchina da scrivere o il computer, se si documenta e come fa, se solo con i giornali e la televisone o se ha degli informatori.
    In tutti i modi alla fine la serata è passata e ho ancora un bel pezzo di questo libro da finire, anche se è uno di quei libri che si leggono in un paio di giorni.
    Però io alla fine ripenso al Polifemo che non ho sentito e a quest’altro vecchio gigante della letteratura con mille occhi con cui mi sono consolato.
    E mi vengono in mente le vecchie copie de “Il Mago”, rivista diretta per un certo periodo da lui e dal suo socio, che ammuffiscono in una certa cameretta dove ha dormito qualcuno che magari leggerà questo post (i lettori di questo blog non sono poi molti…).
    Mi viene in mente quell’estate a Castiglion della Pescaia di quasi quarant’anni fa e poi penso che devo andare a trovare il mio zio putativo e stare un po’ con lui.
    Anche se alla fine lui, coetaneo di Carlo Fruttero, con tutti i suoi acciacchi è sempre più allegro di me.
    Ed io che ero così felice, da bambino, di stare con lo “zietto” che mi faceva morire dal ridere, ora sono solo un uomo cupo e malinconico che fugge da quel mondo così ben descritto nel libro che lui mi ha regalato certo non immaginando l’effetto che mi avrebbe fatto.
    Libro che cercherò di non vendere anche se, essendo un’edizione rilegata di un best-seller, avrei più probabilità di cavarne qualcosa rispetto ad altri che nessun Libraccio o bancarella vuole.”


  16. Francesco, grazie. Mi ricordavo questo post bellissimo.

    (Davvero ho dormito col “Mago?”) O_o


  17. Sì sì, certo che ti leggevo e che dispiacere quando avevi pensato di chiudere! Meno male che non l’hai fatto e, non avendolo fatto allora, lo faccio ora: te ne ringrazio.

    E grazie a Francesco per la segnalazione e per il bellissimo post. Un altro amico mi segnala anche “L’amante senza fissa dimora”. Non vado matta per i gialli, ma questi mi incuriosiscono, o meglio, mi incuriosisce l’autore.

    Chissà se l’estate di quasi quarant’anni fa a Castiglion della Pescaia che ricorda Francesco è la stessa che ricordo io? Che coincidenze curiose. Ricordo, avrò avuto 5 o 6 anni, che ero in vacanza con mamma e papà a Marina di Grosseto e una sera, con degli amici, siamo andati a Castiglion della Pescaia e tornando ci siamo persi. Non c’erano i navigatori satellitari e ci si perdeva… La ricordo come una notte avventurosa. Quanto sarà durato lo “smarrimento”? Un’ora? Forse anche meno. Eppure nel ricordo c’è una notte “buia e tempestosa” e noi bambini che non sapevamo se ridere o piangere e ci sentivamo protagonisti di qualcosa di memorabile.

    Non credo che le chiese brutte portino fortuna ai matrimoni e neppure quelle belle. Credo che i matrimoni, molti matrimoni, siano una sfortuna di per sè. Potremmo parlare a lungo dei matrimoni ma mi sembra giusto lasciare spazio al tema principale del post.


  18. Scusa Arte, mi incuriosisce. Ma puo’ la Chiesa non assolvere? Cioe’ cosa ti dicono? Che non puoi piu’ redimerti? Tecnicamente e’ una condanna a morte…

    Chiedo solo cosi’, per capire.

    A me capita ogni tanto di entrare a visitare una chiesa, e dato che si tratta di un luogo di culto se mi sento mi raccolgo in preghiera. Una delle ultime volte mi e’ capitato al monastero di Bose. Una monaca, parente di un amico di Radio Popolare con il quale ero, mi ha detto che proprio dove ho pregato io qualche tempo prima si era raccolto in preghiera il nostro amato Arvo Part.

    Un’altra volta mi e’ capitato alla Verna. L’assiduo frequentatore del blog citato qualche commento fa sono proprio io infatti. E si’ Arte, la Verna e’ un posto dello spirito, un po’ come una sonata di Biber.


  19. @Giovanna: Ogni tanto mi viene di chiudere, ma ormai non ci rede più nessuno.

    L’estate di quasi quarant’anni fa è probabile che fossi da quelle parti anch’io, e magari tu, io e Francesco abbiamo giocato insieme sulla spiaggia… anche se devo dire che c’è una grossa differenza di ceto sociale tra i villeggianti di Marina di Grosseto e quelli di Castiglion della Pescaia, e non è un caso che il nostro amico milanese villeggiasse con Fruttero a Castiglione, mentre io con mio cugino a Marina di Grosseto a mangiare “topi” fritti (che non sono topi veri ma fatti di pasta di pane)… a Castiglione ci andavamo magari la sera a prendere il gelato.

    Sulle chiese brutte o belle stavo scherzando. Sul matrimonio la discussione sarebbe lunga, e forse potrei farci un post.

    @Fabio: Certo che può. L’assoluzione, che segue il rito della penitenza, presuppone delle condizioni tra le quali la più importante è il riconoscimento di aver peccato e la risoluzione dinon commetterlo più. Senza scendere in particolari, diciamo che io e la mia Chiesa abbiamo un diverso concetto di peccato sul punto in questione. Diciamo anche che questo non riguarda solo me ma anche tutti i divorziati che scelgano di non vivere il resto della loro vita in perpetua astinenza. L’esclusione dai sacramenti in effetti è tecnicamente una condanna a morte. A Berlusconi però, noto cristiano divorziato che vive in astinenza, viene permesso di accostarsi all’Eucarestia.

    Ma tutto questo per me non ha più importanza, e anzi non dovrei neanche pensarci.

    Pensa, Arvo Pärt a Bose. Ce lo vedo.
    Proprio ieri sera ascoltavo “L’arte della fuga” di Bach suonata da Gould e ci ho scoperto una cosa che sono certa Pärt ha ripreso.


  20. curioso discutere di quei luoghi proprio ora che a poca distanza da lì si consuma l’ennesima tragicommedia all’italiana, misto di arroganza, sciatteria e, per fortuna, anche dell’eroica (in questo caso) arte di arrangiarsi.
    quarant’anni fa comunque, al di là dei luoghi e delle classi sociali, c’era quanto meno più buon senso e più rispetto della natura.
    ed era ancora possibile perdersi,il che a me pare una cosa bellissima, almeno riferito a Catiglion della Pescaia.
    preciso comunque che noi lì eravamo ospiti e di passaggio, provenendo da più su, anche se non ricordo esattamente l’anno e da dove fossimo calati, forse Marina di Bibbona, la casa del Mago credo non ci fosse ancora o era in ristrutturazione (se così si può dire).


  21. Sì, curioso.
    Non so se quarant’anni fa c’era più rispetto per la natura, però. Sicuramente c’erano meno mezzi per danneggiarla.


  22. Anch’io (inteso come io e la mia famiglia) a Castiglion della Pescaia ci potevamo andare solo per un gelato. E a Marina ci si andava perchè c’era una pensione dignitosa convenzionata con il Dopolavoro Ferroviario di Voghera cui il mio babbo ferroviere era iscritto. Tanto per mettere in chiaro il ceto sociale…

    Quella sera, oltre al gelato, volli un pupazzetto vestito da pescatore che è rimasto tantissimi anni su una mensola della mia cameretta. Chissà che fine avrà fatto?
    E comunque di quei luoghi dell’infanzia, più ancora che il mare, ricordo le pinete, il canto incessante delle cicale di giorno e le lucciole, di notte.
    Le lucciole per me significano serate estive e Toscana.

    Le estati dai nonni, in provincia di Pisa, e le lucciole che io e le mie cugine mettevamo sotto il bicchiere capovolto sul tavolone della cucina e il nonno che in cambio della loro libertà ci dava una moneta.
    Poi per tanti anni non le ho più viste e mi domandavo se non si fossero estinte. E ritrovarle, nelle notti a Camaldoli dello scorso Luglio è stato come tornare ai quei giorni felici. Fabio può testimoniare la mia gioia.

    Attendo il post sul matrimonio per tornare a passare un po’ di tempo qua, che è proprio un bel posto.


  23. A proposito della tragicommedia all’italiana, come la definisce Francesco, vi consiglio di leggere il “Buongiorno”, scritto da Massimo Gramellini sulla Stampa di oggi.
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1122&ID_sezione=56

    Ma non si parlava del come e del perchè entriamo, o non entriamo in chiesa? 😉


  24. Sai com’è, Giovanna, una volta che sopraggiunge Francesco (che non è Schettino, eh) è praticamente impossibile mantenere la rotta di questo blog, per restare ahinoi alla metafora marinara. Io però mi lascio di buon grado deviare, anche questo va detto.

    Ho inquadrato il tuo background, che è equivalente al mio. Singolare che abbiamo anche gli stessi ricordi, ad esempio le pinete. Il mare era la pineta, specialmente nelle ore calde del mezzogiorno, le cicale.

    E le lucciole, che anch’io mettevo sotto il bicchiere (che crudeltà, ma era dettata dalla certezza che si trasformassero in monete, che non morissero). L’estate scorsa, proprio in provincia di Pisa, con mia figlia e una sua amica abbiamo scoperto un giardino magico, illuminato da migliaia di lucciole in totale assenza di vento, sembrava di essere in un film d’animazione, mai vista una luminaria simile. Nell’oscurità più totale della campagna, questo mare di luce che potevamo toccare, salendo e scendendo, incredule e quasi in preda a una gioia bacchica. Il giorno dopo l’amica di mia figlia, di undici anni, mi ha detto serissima: “Non lo dimenticherò mai”. Nessuna di noi lo dimenticherà.

    La sera dopo, volevo far vedere lo stesso spettacolo a qualcun altro, ma c’era un filo di vento, e le lucciole non c’erano più.

    L’articolo citato lo condivido in pieno. Purtroppo.


  25. Arte,
    believe it or not … i’m BACK 😉

    ps. argomento tosto quello della chiesa/religione. Problematico… almeno per me.
    Ci penso e ti rispondo più avanti.


  26. @Lola: Why am I not surprised? 🙂

    Ricordo comunque a te e a tutti i lettori che comprensibilmente si fossero persi per strada che la domanda del post riguarda in primis l’atto di entrare in una chiesa e non il vostro rapporto con la chiesa come istituzione, né tantomeno il vostro rapporto con la religione.


  27. Potrei scriverne commenti su commenti, post su post, forse anche un romanzo; e magari un giorno lo farò. (Non riesco a sintetizzare! Ma leggo incuriosita tutto ciò che scrivete).


  28. @Tania: Addirittura un romanzo! Non sarò certo io a fermarti…
    Scrivi come e quando vuoi, e se non commenti adesso le occasioni non mancheranno in seguito!


  29. come non condividere Gramellini (che peraltro omaggia ancora Fruttero nel titolo e alla fine ci piglia giacché non siamo più governati da un cretino, per il momento, ma l’Italia è lo stesso ancora piena di gente che modella i suoi comportamenti su quelli di quel cretino, in entrambi i casi io li rinchiuderei e basta e butterei via la chiave).
    mi faccio carico, cristianamente, dell’accusa di deragliare e persino quello di deviare la rotta, però stavolta io ero (quasi) in tema e Fruttero l’avete tirato fuori voi!
    propongo un prossimo blogger summit a Castiglion della Pescaia, zona porto, tanto ormai ci s’ha tutti il navigatore…


  30. Mea culpa, padre, Fruttero l’ho tirato in ballo io. Mi pento con tutto il cuore. Siate clemente.

    Ma scusa, già che siamo in zona facciamo il summit a casa tua e poi andiamo a Baratti al baracchino e offri tu.


  31. no quest’anno si va a Castiglione in omaggio a Fruttero e poi al baracchino ci sono le vespe, non ricordi?


  32. Le vespe le avevo rimosse. Mi arrendo. Castiglione sia. Andremo al porto ad aspettare le barche che portano la paranza al tramonto e ci faremo una frittura che offriremo a tutti i blogger presenti e assenti.


  33. vedo che cominci a capire, vedrai sarà molto bello…


  34. Parlando di chiese si parla di santuari. Un chiesa, rispetto a ciò che possiamo percepire o considerare, è un santuario di particolare senso comune.
    Per quel che mi riguarda un santuario può essere anche un bosco o una fabbrica abbandonata.
    Tuttavia non c’è dubbio che per noi, fauna urbanizzata, passare davanti ad una chiesa, dal momento in cui usciamo fuori casa, è un fatto quotidiano, che durante il tragitto per le strade verso la nostra meta, può ripetersi più volte. Le chiese davanti a cui passiamo sono aperte ma noi non ci entriamo. Nei commenti che ho letto noto che una chiesa, come luogo, viene spesso associato alla Chiesa come istituzione, come rituale, come ufficio.

    Una chiesa, almeno fino a quando l’architettura ne concepiva struttura e forme in maniera esclusiva, è di per sé spazio rituale, a prescindere dal fatto che lo si consideri spazio sacro o meno. Ritengo che questo stabilisca un nesso non privo di senso con questa associazione, che sia di rifiuto o meno.

    Tra le cose che mi vengono in mente in questo momento, penso ad esempio all’accensione di una candela votiva. La differenza tra la luce elettrica e il fuoco. Quanto è scarsa la nostra consuetudine con il fuoco rispetto alla luce elettrica, la cui messa in funzione è per noi oltre che un gesto ordinario; l’automatismo che ci apre gli accessi a tutti gli utensili che la tecnica ci dispone intorno dal momento in cui vogliamo fare una qualsiasi cosa. Mentre quando accendiamo una candela, anche in casa nostra, luce e calore assumono una vita e un intoccabilità del tutto particolari. Abbiamo una precisa percezione di come il fuoco consuma ciò che lo alimenta, di energia in senso fluido. Perfino della dispersione di materia che lo alimenta, perché la materia, come estensione, non si raccoglie da sé per farsi bruciare, ma anzi, si potrebbe dire che tende sfuggire al fuoco.

    E qui vengo alla domanda: in effetti entrare in una chiesa mi capita di rado. “Prendere aria” però, mi sembra una figura efficace per dare l’idea di quello che capita quando questo avviene. La mia esistenza, e non credo di essere presuntuoso dicendo “la nostra”, è connotata dalla continua accelerazione che è condizione del nostro essere mobilitati a tutto ciò che facciamo nel vivere il nostro quotidiano. Perfino il cosiddetto tempo libero non sfugge all’essere mobilitati; attivi secondo principi e percorsi che richiedono attenzione ed impegno. La prima e più banale cosa che mi viene in mente, per fare un esempio, è la “Settimana enigmistica”; un “passatempo” .

    Entrare in una chiesa, a prescindere che creda o meno, mi da immediatamente un senso di decelerazione. Il tempo perde la spinta verso il fare. L’inutilità del gesto, il suo effettivo non essere utile, da al gesto stesso una connotazione che lo differenzia da qualsiasi altro. L’”eco silenzioso” di una chiesa semivuota, induce ad un silenzio speciale. Lo chiamavano raccoglimento; addirittura “non conoscenza” (questo concetto, che abbiamo ripreso dagli orientali, in passato era ben noto come presupposto della preghiera).
    Questo “prendere aria” ha per me il valore della smobilitazione, in cui altro prende non chiaramente forma, nel suscitarsi di una muta domanda.


  35. @Mauro: Dunque, con Binoche, in chiesa a respirare siamo almeno in tre.

    Nelle chiese ortodosse, che io preferisco tra quelle di tutti i culti, c’è la consuetudine, entrando, di accendere candele sottilissime e di infilarle di solito in un portacandele pieno di sabbia. Quelle per i vivi si possono mettere in ogni punto della chiesa, davanti all’icona che si preferisce, quelle per i morti invece devono essere poste a sinistra, all’altare della panichida, cioè dell’eterna memoria. La memoria come gesto attivo di ricordare, tornare a illuminare ciò che è divenuto buio, non è come fermare per un attimo il flusso del tempo, fermarsi ad ascoltare? Ritrovare il respiro.

    È un gesto altamente inutile, intrinsecamente vano, una piccola fiamma che consuma la cera sottile. La sua inutilità lo rende preziosissimo. Questo e altri gesti a me fanno trovare il respiro. Uno svuotarsi del quotidiano per fare posto ad altro: magari, appunto, una domanda.


  36. Nei commenti leggo parole come silenzio, decelerazione, inutilita’, respirare: vocaboli e concetti che appartengono a un linguaggio di resistenza, bello, forte e necessario.

    Ne parliamo quest’estate a Castiglione, davanti al mare.


  37. @Fabio: Alla frittura di paranza abbinerei un bianco di Pitigliano ben fresco.


  38. La frittura di paranza…ehm ehm…Fabio ed io siamo vegetariani… Al bianco di Pitigliano abbineremo una fritturina di verdure 😉


  39. a me il bianco fa male: frittura di paranza e rosso di Montescudaio…

    😉


  40. Me lo aspettavo: il prossimo dirà che non digerisce il fritto…



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: