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Tu non morirai finchè io ti amo

21 novembre 2011

Lei fa modella, ha i capelli color del grano e la faccia fresca, è elegante e sorride. È giovane, ma è madre, ha un figlio da un rapporto concluso senza rancore. Ha tutto, ed è irraggiungibilmente bella.

Lui è bassista e vocalista in una band che fa death punk. La band è molto nota e lui ne è l’icona, la faccia tinta di bianco e le occhiaie di nero. Da vent’anni si fa di tutto, cocaina, eroina, ecstasy, alcol, nicotina, tranquillanti, anfetamine. Da vent’anni non è mai stato sobrio un giorno, e non sa più chi è. Ora è lì, in quel locale, sudato e ingrassato dalle birre, senza trucco e senza volto. Un rottame, appena uscito dal rehab, appena scoppiato di nuovo.

 Quando lui la vede, lei è in piedi al bar. Quando lei si gira e lo vede, lui è seduto su un divanetto. Si guardano. Lei pensa: “È lui.” Lui pensa: “È lei. ” Lasciano i loro gruppi di amici e si avvicinano. Lui le dice solo “Scappiamo?” Lei annuisce. Escono,  l’aria è fredda, e c’è ancora un po’ di neve. Si baciano subito.  Se ne vanno, da quel momento insieme.

Da allora lei gli è vicina, ovunque. Nelle sue eterne tournée per mezzo mondo, nelle camere d’albergo, nei backstage con le bottiglie vuote, le astinenze, lo guarda cercarsi la vena, dormire, sudare. Si amano ovunque. Naturalmente lei ha deciso che lo salverà. Lui naturalmente vuole smettere, e inizia col Subutex – l’illusione di una vita normale. Ma i demoni lo inseguno. Ingrassa, si disprezza, dorme, sente di non meritarla, beve. Lei lavora, fa la spesa, lo controlla senza darlo a vedere. Il Subutex lo rende insonne, instabile, dipendente dal recarsi ogni giorno a prendere la dose. Spesso guarda se stesso allo specchio, e vomita. Smette il Subutex. Ricominciano le feste, tornano i vecchi amici, le serate, lui ha di nuovo la maschera, non è mai lucido.

Cosa può fare lei, allora, se non seguirlo? L’inizio è anche troppo facile, una striscia, due strisce. Un buco, due buchi. Rinuncia volontariamente a vedere suo figlio, che ora vive col padre. Non ce la fa –  è morta dentro.

All’inizio lui non se ne accorge, troppo preso da se stesso. Ma poi la scopre, si imbestialisce, si dispera. Non può sopportare l’idea di averla trascinata con sè. Deve salvarla.  Se per salvarla deve smettere, allora smetterà. Entra in clinica, lei lo segue. Di nuovo, lei è la sua risorsa. Perché lei lo ha visto. Seguono mesi infernali, nei quali la speranza si alterna all’abisso. Con le sue braccia bianche, sottili, lei riesce a sconfiggere i suoi demoni.  Si accorgono di aspettare un bambino. Festeggiano la notizia, e i sei mesi puliti.

Sono passati tre anni. Si sono sposati. Lei fa ancora la modella, ed è più bella di prima. Lui ha cambiato genere, fa il cantautore e l’attore. Senza maschera, ha un viso vulnerabile, lo sguardo intenso, vivo. Quello che lei aveva visto, che nessun altro aveva visto, l’ uomo sensibile e intelligente, fragile in un grosso corpo, è venuto fuori. Con una passione che non sapeva di avere, ora fa un enorme lavoro di volontariato e di ascolto, gira per le scuole, risponde a tutti. È ancora sovrappeso, ma sono i carboidrati. La loro figlia va all’asilo, lui l’accompagna ogni mattina. Lei ha ottenuto di nuovo di condividere la custodia di suo figlio, che vive a metà tra lei e il padre, il padre che forse l’ama ancora e non l’ha criticata con una sola parola. E il figlio sa che sua madre lo ha sempre amato.

Lui dice che lei l’ha salvato. Come Orfeo, l’ha ripreso dall’aldilà, e non si è voltata indietro. Per lui è scesa agli inferi ed è resuscitata, e così l’ha fatto vivere.  Tu non morirai finchè io ti amo. “Lei mi ha visto, io l’ho vista. Il resto è successo per questo.”

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35 commenti

  1. che bellezza!


  2. @Cilions: La bellezza esiste.

    (a proposito: come va il tuo CD?)


  3. non ci sono parole, una cosa così è grandiosa – incredibile. sicuramente per pochi, fa piacere però che esista…


  4. ormai solo le modelle possono permettersi l'”IO TI SALVERO'”!

    e naturalmente solo in favore di una rockstar.

    non esistono più le Jeanne Hebuterne di una volta…


  5. @Animapunk: Il fatto è che queste cose esistono ma non se ne parla. Fa più notizia l’ennesimo rehab fallito, e in qualche modo si vuole che fallisca. Non si riesce più a credere che esista qualcosa di così potente da poter salvare. Siamo disincantati e ne siamo fieri.

    @Francesco: Ma lei quando l’ha visto non sapeva che fosse una rockstar. Disincantato!

    Del resto, Jeanne Hebuterne non ha salvato né Amedeo né se stessa, ma questo niente toglie al fatto che ci abbia provato, anzi casomai aggiunge.


  6. commovente e consolante

    a volte mi piacerebbe qualcuno che mi dicesse: stai tranquilla, dormi, riposati, ci penso io….
    (fuori tema????)


  7. p.s. leggendo solo il titolo sull’antemprima ho pensato ..maddecchè (in puro romanesco) io l’amavo tanto eppure è morto, ma giustamente a parte provare a donargli il midollo altro non avrei potuto fare


  8. @Zefirina: Qui nessuno va fuori tema, l’ho detto e lo ripeto (ma veramente sono così prof., che tutti lo temete? Ma come fate a sopportarmi?)

    Io speravo invece che qualcuno sollevasse la questione che tu sollevi: il post vuol dire che amare qualcuno gli salva la vita? Naturalmente no. Ogni secondo muoiono centinaia di persone amatissime, per le quali magari si è pregato, si sono fatti patti offerte e promesse con le più diverse divinità. Invano.

    Tu non hai potuto salvargli la vita, perchè semplicemente in quel caso non era possibile. Ma lui vive ancora, finchè tu lo ami, vive in te e tu gli dai vita. Il titolo voleva esprimere questo.

    Nella vicenda del post, io non so chi ha salvato chi:

    è lei che salva lui?
    è lui che salva lei?
    è lui che salva se stesso?
    è l’amore che salva entrambi?

    Io penso che l’amore sia una forza salvifica. Non perchè riesca a preservare la vita fisica di alcuno, anche se può, quasi sempre, allungarla. Penso però che “salvi” in quanto elemento di traformazione interiore (e quindi anche esteriore), forza potentissima, che spinge al cambiamento. Il punto è che la salvezza, cioè la trasformazione verso il meglio, avviene sempre attraverso un incontro con l’altro.

    Qualcuno o qualcosa che ti dice “stai tranquillo, io ci sono.”


  9. ho avuto un lapsus visivo: aprendo i commenti ho gettato l’occhio e poi è squillato il telefono.
    ma all’inizio avevo letto: “l’amore è una forCa salvifica”…


  10. @Francesco: In altre parole, hai avuto una visione: “l’amore è una forca e un capestro”. Un maciello! avrebbe detto Verdone ai suoi tempi.


  11. “Tu non morirai finchè io non ti decapito”, ecco.


  12. beh a Roma si dice “fare forca” per bigiare la scuola, volendo la si può interpretare così…


  13. Anche a Firenze si dice così, fare forca. Ai tempi in cui non si pagava per entrare in Boboli, nelle mattine di sole il giardino era pieno di forcaioli.


  14. “Il punto è che la salvezza, cioè la trasformazione verso il meglio, avviene sempre attraverso un incontro con l’altro. ”
    vecchia diatriba.
    Senza assolutamente negare la meravigliosa forza taumaturgica e trasformatrice dell’amore, semplicemente cambierei quel “sempre” in “anche”. Come accade anche che fare i conti con se stessi dopo la fine di un amore porti a scoprire risorse vitali e insospettate
    (ovviamente questo non è motivo per desiderarlo! ma questo è un altro discorso).
    Aggiungo: sbaglio o è impensabile la stessa storia a generi scambiati?


  15. @Laura: “La salvezza, cioè la trasformazione verso il meglio, avviene sempre attraverso un incontro con l’altro. ”

    Ho riletto questa mia affermazione, e non ci cambierei nulla. L’esempio che fai tu, anzi, mi pare confermarla. Farei i conti con se stessi alla fine di una storia non presuppone forse che ci sia stato un incontro con un altro che ha messo in moto una trasformazione? “Incontro con l’altro” non significa incontrare l’anima gemella, ma anche il contrario, o qualcosa a metà. Significa semplicemente che la trasformazione presuppone una relazione. Anzi a volte le faccende “andate male” sono quelle sulle quali si lavora di più. La forza dell’amore è anche questo, non presuppone una reciprocità nell’altro per funzionare.

    Il genere. In questa vicenda non so se conti molto, anche perchè i ruoli si alternano, e mi pare appunto questo il bello, anzi una delle cose belle. Sarebbe impensabile sostituire i personaggi con un giovane modello e una Amy Winehouse?


  16. fatto sta che non è successo, e non ho memoria di cronache simili. La crocerossina, o la bella che salva la bestia, è sempre donna, chissà come mai – me lo chiedo seriamente.
    Sul resto, ampliando e precisando così il concetto non posso che darti ragione.


  17. È indubbio che è così nell’iconografia e nell’immaginario collettivo. Però non credo sia necessariamente così nella realtà. A me ad esempio un uomo ha salvato la vita, e non mi risulta il contrario. Io credo sia molto un discorso di rappresentazione della realtà a seconda di certi canoni, più che della realtà stessa.
    Ma forse esistono anche modi diversi di “salvare”, come è diverso essere uomo o donna o altro.

    Ma su questo si può e si deve discutere.


  18. Ma sai che ci sto pensando e a meno di trame cinematografiche o di romanzi in cui lui salva lei ( per esempio: Cenerentola, Pretty Woman,…) storie vere non me ne vengono in mente? Dai, non ci credo che non ce ne siano.


  19. @Rosaverde: Non ti vengono in mente storie vere in cui lui salva lei?
    Io ne conosco diverse, una è quella del post, ma sembra che sia la prima parte quella che colpisce, e credo che questo apputno riguardi il fatto che è un topos.
    Ma il punto è: le trasformazioni interiori sono sempre rappresentabili? E sono facilmente riconducibili ad un vettore con un verso (da lui a lei, da lei a lui) o no?


  20. unarosaverde: diventare una mantenuta come Cenerentola o la sua moderna versione cinematografica non è salvarsi la vita 🙂


  21. @unaltradonna. No, dal mio punto di vista e’ non essere capaci di tirarsi fuori da guai da sole ma io sono radicale. Forse dal punto di vista dello stereotipo invece si, vedi storie di principi azzuri e bombardamenti culturali sul fatto che una donna debba avere sempre bisogno di essere aiutata.

    @arte. Lei, prima di lui, aveva bisogno di essere salvata? E’ il rapporto con lui che la mette in crisi e l’incapacita’ inziale di salvarlo. Quando lui si rende conto del male che fa a lei che si salvano insieme e inizia un rapporto di causa/effetto e reciproco aiuto.


  22. @Rosaverde: Di cosa avesse bisogno lei non ho idea, non posso saperlo. Io credo che siamo entrati in una pista che è fuorviante, e cioè quella della salvezza DA qualcosa, mentre la mia idea è che si dovrebbe parlare di cambiamento, per operare il quale occorre lavorare su se stessi, ma ogni cambiamento presuppone l’incontro con qualcosa o qualcun altro. Io non credo che lei cercasse qualcosa, ma che qualcosa l’abbia trovata, e che da qui nasca il resto. Ma è solo un pensiero mio.


  23. Hai ragione, spantaniamoci.
    Ad un certo punto la relazione di aiuto, come quella di questa storia, non ha piu’ una direzione fissa, a vettore, ma diventa circolare. Diventa piu’ simile ad un nastro di Mobius – scritto con la dieresi ma i miei mezzi in questo momento sono limitati.

    Te lo scrivo ma in realta’ lo domando a me stessa: qualunque tipo di cambiamento e’ innescato da qualcosa o da qualcuno? Puo’ avvenire una trasformazione senza apparente causa iniziale, spontaneamente?


  24. Mi interrogo da qualche giorno sulla ragione per la quale provo una viscerale antipatia per i due personaggi di questo post.

    Credo di averne alla fine individuato la ragione nella confusione che anche la nostra generazione ha contribuito a creare tra ribellismo di facciata (il chitarrista heavy metal mascherato e vestito di pelle nera che prende droghe a go-go, la modella bella e dannata: probabilmente i piu’ triti cliche’ degli ultimi 50 anni) e ricerca interiore che genera prese di posizione silenziose e profonde.

    Forse dovremmo farci delle domande sulle origini di questi cliche’ e sulle loro implicazioni conservatrici e conformistiche: su quanto funzionali al mercato siano certe musiche, droghe, mascheramenti.

    Sul resto non so davvero dire: non saprei chi ha salvato chi. Ma spero si siano salvati entrambi dal mercato, prima che dalle droghe che dal conformismo di mercato sono generate e che il conformismo di mercato perpetuano.


  25. @Rosaverde: Secondo me: Si. No.

    Direi comunque che quella dell’esempio è una relazione d’amore e non d’aiuto. L’aiuto qui è una conseguenza dell’amore, non ha nulla di filantropico.


  26. @Fabio: La ragione per cui provi la viscerale antipatia è appunto che tu non li vedi come un uomo e una donna ma come “personaggi”, cioè “il chitarrista” e “la modella”, ai quali attribuisci delle qualità che rispondono a certi cliché imperanti. Quindi tu adotti, nel tuo modo di sentire, esattamente quelle regole del conformismo di mercato che dici di criticare.
    Che poi è esattamente lo stesso meccanismo di proiezione che crea il personaggio dell'”extracomunitario”, del ” musulmano”. Il “noi” e “loro”, eccetera.


  27. hai ragione vive nei nostri ricordi ma questo non consola e alle volte ce l’ho quasi con lui per avermi lasciato qui sola, e comunque nonostante tutto io credo nella forza prorompente dell’amore (banale eh????) non solo quello di coppia, ho sempre pensato che se do’ amore prima o poi qualcosa mi tornerà indietro e anche se così non fosse va bene lo stesso, sono contenta lo stesso.
    Oggi non mi esprimo bene….me rode..come si dice a roma
    smile


  28. Zefirina cara, non amo e non uso la parola consolare, mi sa di falso. Le cose si accettano ma il dolore resta, hai ragione.

    Ti esprimi benissimo, e anche se tu non lo avessi espresso io lo avrei saputo lo stesso, che sei così.

    (Anche a me oggi “me rode”, che sarà?)


  29. beh comunque la descrizione non ce li rende simpatici, in questo credo che Fabio non pecchi di proiezione stereotipizzante ma semplicemente reagisca.


  30. Te l’avevo detto, in separata sede, che non ero capace di commentare questo post, Arte 🙂

    Tengo a precisare che la mia opinione un po’ critica non era, ovviamente, rivolta al post, ma a una tipologia di ribellione dalla quale anch’io sono stato attratto, prima di comprendere delle cose.

    Il tuo invito ad andare oltre, e a guardare all’uomo e alla donna dietro ai cliche’ e’ corretto, e come tutte le critiche costruttive e’ un ulteriore dono che ricevo da Pioggia Blu.


  31. @Laura: Mi chiedo, sinceramente, quale descrizione te li avrebbe resi “simpatici”, e se la simpatia sia un presupposto per l’empatia, o se il trovare qualcuno antipatico giustifichi gli stereotipi.

    @Fabio: Me la sono cercata! 🙂


  32. beh l’antipatia è una cosa di pancia, perciò può essere politicamente scorretta 🙂
    Se si presentano persone in modo letterario, è naturale reagire a loro come personaggi. E’ chiaro che questo non inficia il giudizio umano.
    E’ il blog, bellezza! (pessima espressione stereotipata che odio, prima che tu mi tiri :-))


  33. @Laura: La pancia è politicamente scorretta! ;D

    Mi permetto di osservare, comunque, che quella di criticare una rappresentazione letteraria (grazie) mi pare un po’ una scappatoia. A parte che si tratta di un fatto vero, le generalizzazioni sono – appunto in quanto tali – sempre pericolose.

    Voglio dire: che Fabio trovi antipatico un certo tipo di persone può essere interessante se si parla dei gusti personali di Fabio. Come commento al post lo è meno. Come criterio di giudizio di una vicenda umana non lo è per nulla.


  34. qui si può leggere una storia simile ma con un finale diverso:

    http://www.jazzitalia.net/recensioni/thebiglove.asp

    chissà che questi personaggi non ci ispirino più simpatia…


  35. @Francesco: Sicuramente sì. Prima di tutto lui muore, poi fa jazz, e poi lei non è una modella. Vuoi mettere?



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