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Quei 5 kg

7 novembre 2011

Partiamo dai fatti: tutte le tabelle mi danno normopeso, tranne quelle bonarie degli anni ’50, per le quali sarei addirittura sottopeso. Il mio uomo, bontà sua, mi vede “magra e slanciata”.Il mio buon senso mi impone di piantarla con le sciocchezze. La mia responsabilità di modello materno e femminile mi proibisce categoricamente di evitare, in pensieri parole opere e omissioni, ogni – anche minimo – accenno al tema. Su questo, mi sorveglio incessantemente. 

Non sono anoressica.

Non sono neanche bulimica.

Al contrario, ho un amore profondo per tutto quello che è buono, odore, sapore, consistenza, corpo. Mi piacciono più le donne in carne e naturali delle filiformi e siliconate. Le altre, appunto.

Eppure io, ogni giorno guardandomi allo specchio, lo penso. O meglio, “lui si pensa”: è un pensiero ossessivo e lo odio, ma esiste, ed è il seguente: “Se io pesassi 5 kg di meno, allora…”  La cosa inquietante è che questi fantomatici 5 kg sono sempre invariati, indipendentemente dal mio peso attuale. Sono e restano 5. Una taglia. Un sacco di patate, cinque pacchi di farina, dieci pacchi di caramelle, il peso di mia figlia a 5 mesi. La mia inadeguatezza, qualunque essa sia, pesa 5 kg. Ogni volta che mi sorprendo a pensarlo mi detesto. E lo penso particolarmente se sono stanca, contrariata, triste, frustrata, in qualche modo vulnerabile. Allora, quei 5 kg mi appaiono decisivi. Nella sua idiozia, combattuto da una vita, quel pensiero ancora affiora. A quasi cinquant’anni, allo specchio io vedo ancora la quindicenne ciccia e impaccio che ero una vita fa.

Pochissime persone sanno questo di me. Mia figlia non lo saprà mai. It’s a dirty secret. 

C’è da dire che mi piace troppo mangiare perché il pensiero nefasto si traduca in drastiche rinunce alimentari. Al massimo, mi punisco con una sudata in palestra per aver impunemente divorato due Frey latte-miele-mandorle. Tuttavia, trovo desolante pensare che io, persona di intelligenza media, circondata da ampie risorse intellettuali e umane, di livello scolastico piuttosto alto e di solito in una posizione in cui do consigli ad altri, non riesca ad uscire da questo schema mentale.

E allora mi chiedo, visto che so di non essere l’unica donna a cui succede: da dove viene questa nostra immagine di noi stesse così sfalsata, così costretta in canoni, rigidamente schiava di un ideale che noi stesse abbiamo interiorizzato? E cosa si deve fare, se non serve neanche averlo capito?

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32 commenti

  1. “allora…” cosa?


  2. Torta dei 5 chili

    Ingredienti: 100gr di mandorle spellate, 80gr di burro, 250gr di cioccolato fondente (70%-80%), 4 uova, 150gr di zucchero, 1 bicchierino di rum, 3 cucchiai di caffé in polvere (liofilizzato)

    Mettete il cioccolato e il burro in un pentolino e fate sciogliere a bagnomaria mescolando spesso. Mettete le mandorle nel tritatutto e macinatele molto bene fino ad ottenere una farina. Separate i tuorli delle uova dall’albume (che metterete in un’altra terrina). Sbattete le uova ed aggiungete lo zucchero un po’ alla volta fino a far diventare i tuorli ben gonfi e spumosi. Aggiungete le mandorle tritate, il cioccolato e il burro sciolti a bagnomaria. Sciogliete il caffé liofilizzato con un cucchiaio scarso di acqua per evitare la formazione di grumi ed aggiungetelo all’impasto insieme al bicchierino di rhum. Montate gli albumi a neve ben ferma ed aggiungetli all’impasto mescolando delicatamente per non smontarli. Foderare uno stampo per torta di 24cm di diametro con la carta forno ritagliando il superfluo e versate delicatamente il composto nella tortiera. Coprite lo stampo con carta di alluminio ed infornate in forno preriscaldato a 180 C per 30 minuti o fino a quando non sará ben cotta all’interno. Il tempo di cottura dipende dall’altezza della torta che in genere deve rimanere bassa. Provate con lo stuzzicadenti, se inserito al centro della torta esce asciutto, la torta è pronta. Lasciatela raffreddare completamente prima di capovolgerla su un piatto e togliete delicatamente la carta forno. Si gusta senza copertura di alcun genere ma se volete osare, spolverizzatela con un filo sottile di zucchero a velo.

    :))


  3. @Francesco: Dopo l'”allora” c’è uno spazio bianco nel quale si può inserire qualsiasi cosa, a seconda della situazione. Alcuni esempi: … allora sarei all’altezza della situazione, allora saprei come meglio comportarmi, allora non avrei nessun problema… In pratica, tutto ciò che è irrisolto si risolverebbe magicamente. Siamo su questo piano, ma in realtà tutto questo non viene neanche formulato concretamente, è più, come dire: un mantra (negativo).

    @Enrico: Macchè torta, questo è un attentato, un atto terroristico. La devo provare subito.


  4. Da quando non vado piu’ in palestra ho perso 12.5 chili. Il mio dottore si e’ complimentato. Mi ha chiesto se faccio piu’ esercizio di prima.


  5. Ooohh, eccola qui, la mia teoria dei chili specchio, che sono quelli (3, 5, 7, 10 vedi tu, abbonda pure) che servono a deviare le mie insicurezze dalla loro vera fonte di origine.

    Pensiero motivazionale contorto: con qualche chilo in meno si potrebbe guadagnare un handicap per poterne mangiare tre di quelle cose favolose della Frey. O due fette di quella torta lussuriosa di cui al commento numero due, della quale mi sono copiata immediatamente la ricetta.

    Però lo sai che è strano un pensiero così in pieno novembre? Di solito arrivano a fine anno o dalle parti dell’estate…


  6. @Fabio: Ma veramente? Bè, la massa muscolare dicono abbia un peso notevole. È quello che mi ripeto io, che continuo ad andare in palestra e non perdo un grammo.
    😉

    Seriamente: dipende anche da cosa uno mangia, ma anche, semplicemente, dal metabolismo che può cambiare. In noi donne in genere cambia in maniera sfavorevole.

    @Rosaverde: La teoria dei chili specchio!!! 😀
    Lo sapevo che non ero solo io.
    Questa conferma empirica mi consola molto, quasi come la torta di Enrico. Tu affronti inoltre anche un importante problema corollario, cioè il pensiero fuorviante del “se fossi magra mi potrei impunemente strafare di che so, bignè, cannoli et similia”, quando è ovvio che le magre sono tali perché appunto non si strafanno di simili bontà.

    In effetti all’arrivo dell’estate (avevo scritto ESTETE!!!) il pensiero è più insistente, e anche dopo Natale, ma lì una può ancora illudersi dicendosi “da qui all’estate sicuramente riuscirò a perdere 5 kg”. Io me lo dico ogni gennaio.


  7. Per molte donne sono i chili, per altre e altri sono diversi gli aspetti di sé a cui appendere le proprie insicurezze. Io mi piaccio o non mi piaccio per niente da un giorno all’altro – e ciò non può sicuramente dipendere dal mio aspetto reale; e siccome mi sono scoperta in questo gioco troppo ravvicinato nell’ambito mia auto-percezione, riesco abbastanza facilmente a scardinarlo, o almeno a ridimensionarlo, facendo sì che non possa davvero influire sul mio stato d’animo.
    Certo, la ricorrenza di questo scenario fa pensare anche me. Certi meccanismi partono comunque in automatico! Non incolperei tanto i canoni estetici imposti da fuori. Se non fossero questi sarebbero altri. Per me, io non posso dire che se non fossi influenzata da un certo modello di donna allora mi accetterei serenamente e non sarei un’insicura, tutt’altro; sarei sempre vittima della mia insicurezza.


  8. @Tania: Probabilmente hai ragione, per ognuno è qualcosa di diverso. Però anche tu usi il femminile, dici “per molte donne”. È questo. Neanch’io credo di lasciarmi influenzare dai canoni estetici imperanti, e anche secondo me questa insicurezza viene da altrove. Ma è femminile. O no?


  9. Femminilissima ma sono di parte. Bisognerebbe sentire dagli uomini dove incanalano il senso di inadeguatezza, se nella percezione del corpo o altrove.

    Mica tutte non si strafanno: ne conosco un paio graziate da un metabolismo ai limiti della decenza, che devono mangiare qualcosa (a piacere) ogni due ore altrimenti stanno male. Ogni tanto vado a vedere su google se esistono allevamenti di tenie…


  10. Premetto che sono salito di dieci chili rispetto a quando gareggiavo, e questo, oltre a cambiare la mia autopercezione, non è stata una mano santa per tendini, articolazioni, legamenti, menischi, ecc. ecc., già provati di loro.
    Quindi qualche chiletto in meno ci starebbe tutto.
    Senza patemi, ma ci starebbe.
    E visto che ci siamo, mettiamoci anche qualche capello (ehm) in più, ecco. Senonché, lì c’è poco da fare diete…


  11. @Rosaverde: So che certe fortunelle esistono, ma in genere, se guardi bene, il metabolismo “alto” è correlato ad una costante attività fisica, non necessariamente sportiva. (E comunque, il colesterolo le punirà, mbuahahahah.)

    Bisognerebbe capire SE gli uomini hanno mai un senso di inadeguatezza. Tu dici che lo incanalano altrove? Interessante.

    @Rob: Finalmente un maschio coraggioso che ci dice su cosa incanala! Quindi ecco, tu incanali sur capello, e su stendini, articolati, megamenti e lentischi.
    Però vedi: Fabio smette di fare palestra e dimagrisce, tu smetti di gareggiare e ingrassi, poi per forza una si confonde.


  12. Fabio, dopo un post come quello, cercare complimenti (e riceverli) sulla perdita di peso è quello che vogliamo?
    Perché il problema è quello: dimagrisci? applauso sociale. ingrassi? pernacchie sociali.
    e ragioniamo su questo per favore, non su come e quanto pesare


  13. @Ecudielle: Sono d’accordo sul fatto che la componente del feedback sociale, positivo se dimagrisci e negativo altrimenti, è un fattore importantissimo. Nella mia personale esperienza, il discorso di COMPIACERE gli altri ad esempio è cruciale.

    Ho aggiunto al post, è il caso di dire per bilanciare, la foto di una persona che se ne frega altamente dell’applauso. Un Rubens vivente.


  14. Rischio forse di mettere troppa carne al fuoco… Ma a proposito di Rubens, e di canoni femminili, trovo interessante questo post

    http://babilonia61.com/2009/04/25/la-bellezza-femminile-e-lerotismo-nella-pittura-barocca/


  15. credo che il senso di inadeguatezza delle donne sia storicamente radicato (non saranno i canoni attuali, fatto sta che per le donne è sempre esistito un qualche canone di riferimento…tra i tanti mezzi di subordinazione)
    quello degli uomini mi pare una recente acquisizione, di pari passo col mutare degli equilibri tra i generi e con la crescente forza condizionante del mercato.
    Analizzare e storicizzare le cause a me sembra un buon modo per depotenziarne gli effetti. Per i meno europei, ci sono i corsi di autostima di scuola americana.


  16. @Laura: No guarda, ai corsi di autostima americani spero di non ridurmi mai. Tra l’altro esistono anche qui. Anche solo pensare di parteciparvi farebbe immediatamente crollare in me ogni ipotesi di autostima, con conseguente aumento calorico.
    Quindi secondo te è una questione di potere, e anche di imparare a riconoscere il proprio. Ecco su questo potrei lavorare.


  17. Lavorare sul potere? Forse un po’ di materiale te lo posso far avere io… Sono fresca fresca di corso sull’argomento 😉


  18. io, dovrei perderne 4 (di chili), da tempo. ricordo che anche quando avevo vent’anni mi vedevo con i fianchi troppo larghi, pesavo 48 kg (non cercavo di dimagrire, comunque, mi tormentavo per la mia inadeguatezza e basta). anch’io so che non è quello, che mi rende accettabile, ma evidentemente è una cosa tanto radicata che è difficile da sconfiggere. e si accompagna ad un senso di inadeguatezza come donna allargato ad altri aspetti della mia persona e personalità, un senso di inadeguatezza che in fondo se mi considero come persona non ho. cioè, forse è contorto, come persona non mi sento particolarmente inadeguata in nessun ambiente, come donna mi sento sempre inadeguata, in qualunque ambiente – nonostante che sia del tutto normale, direi.
    comunque,avendo visto rob, comunico a chi non lo conosce che in realtà egli è un fustaccio, gli eventuali chili di troppo sono distribuiti su unmetroenovanta e quindi oltretutto i capelli sono talmente in alto che poche possono notare un eventuale diradamento….


  19. @Rosaverde: Se hai qualcosa di interessante al riguardo, puoi sempre mandare – magari i kg diventeranno 4, o 3.

    @Animapunk: Ecco, vedo che capisci esattamente. Il discorso di continuare a vedersi in un certo modo nonostante tutta l’evidenza lo contraddica, che origina in un’inadeguatezza come donna. Una può stare lì a parlare a un intero auditorium (m’è capitato) senza grossi problemi, ma avrà sempre quei 5 kg di troppo, o i fianchi larghi, o il seno piccolo o chissà cosa. È una cosa troppo idiota per raccontarla, ma lo dovevo fare, no?

    Assolutamente, Rob è un fustaccio, confermo. E anche Fabio e Francesco ti dirò che sono belli, sicuramente anche Enrico, e ora che ci penso tutti quelli che frequentano questo blog sono particolarmente belli. Faccio selezioni severissime.


  20. Intendevo anch’io riferirmi a donne e uomini con “altre e altri”.

    Comunque, l’ossessione di dimagrire o rinunciare al cibo o fare attività fisica frenetica fine a se stessa, da parte di uomini e donne, sono cose diffusissime negli opulenti paesi occidentali. Io ho moltissimi amici e amiche (in ugual numero maschi e femmine) che fanno di certi modelli salutistici-estetici un ideale irrinunciabile. Ho visto molti uomini, in partenza in buona salute e non più di tanto “sovrappeso”, al limite “poco atletici”, perdere 10,15 chili, fare decine di km in bicicletta, finendo per non godersi veramente nemmeno una cena con amici. Tutti loro avrebbero però gli strumenti diciamo culturali, volendo, per difendersi da certi modelli esterni; eppure così si sentono “migliori”.
    Io non riesco a giudicare benevolmente questo tipo di passività, questa visione così ristretta; mi infastidisce questo rifiuto del cibo (e insieme del piacere che esso può dare) che tende a volersi mascherare di “ascetismo” mentre è lontanissimo da una qualunque scelta di tipo etico.


  21. dai commenti capisco che non se ne esce.
    Le donne ancora dicono “devo dimagrire”.
    Mai che dicano “devo leggere”, devo capire lo spread, devo scrivere un libro, devo piantare un albero. Che sarebbe un passo avanti.
    Tutte sul righello a odiarsi, a odiarvi.
    Mai che si colga la dimensione politica di questa deriva, di questa deviazione dell’energia femminile dal pubblico al pubico.

    Ma voi che scrivete di chili e di centimetri e non fate le macellaie, dove sono le vostre narrative, le vostre storie? Dove abitate le vostre vite se le schiacciate nei numeri? Se le schiacciate nel compiacimento? Se le schiacciate in questo sguardo introvertito?


  22. @Tania: Ne conosco molti. Gente che mangia esclusivamente prodotti biologici pensando che così non le verrà mai il cancro, che si allena fino allo spasimo credendo che punirsi li aiuti a guadagnarsi l’immortalità. Quando poi si ammalano diventano risentiti e insopportabili. Sono da compatire. Sono persone infelici, esattamente come quelle che si distruggono di cibo spazzatura, che non assaporano. Ma, a differenza dei mangiatori pattumiera, in loro c’è l’elemento espiatorio e ascetico, oltre all’ipocrisia etica, che li rende particolarmente poco simpatici.

    @Ecudielle: Per quanto mi riguarda, io dico tutte le cose che hai elencato (forse a parte lo spread) e molte altre ancora, e le faccio: leggo, scrivo, pianto. Ho fatto persino una figlia, tra un pensiero e l’altro.Neanche mi odio, anzi sono indulgentissima con me stessa, e probabilmente anche troppo con gli altri.
    Colgo, anche, passabilmente bene la dimensione politica di tutto questo.
    Basta anche solo leggere questo blog per capire che scrivo altre storie, abito la mia vita e – non foss’altro – rivolgo lo sguardo altrove.
    Insomma, vivo. E in quanto viva, ho dubbi e contraddizioni, incertezze e insicurezze. Ne stiamo parlando.
    Non capisco bene a chi rivolgi le tue domande. io ti ho risposto, e forse altri vorranno fare altrettanto.
    Tu, ti odi o ti ami?


  23. Intanto dai commenti ho raccolto una dose di autostima sufficiente a lasciarmi crescere almeno di qualche chiletto.

    Poi – a me sembra che il dibattito (o il post, ancora prima) NON sia sulla nevrosi da forma fisica. E’ vero che questo canone dilaga in modo pernicioso (trasversalmente tra donne e uomini), ma qui mi sembra che si parli di una insoddisfazione abbastanza più latente. Che forse abita quell’interregno tra il sentirsi “socialmente antiestetici” ed il fottersene allegramente.


  24. @Rob: Sì. Già sento una voce metallica dall’altoparlante che annuncia: “Siamo lieti di darvi il benvenuto sull’interREGNO 1446 Pioggiablu per…”. Visti poi gli attestati di bella presenza, ti nomino capotreno.


  25. @ecudielle, veramente si stava proprio cercando di allargare lo sguardo alla dimensione politica di questa “deviazione dell’energia femminile” come tu giustamente la chiami. Ragionare per antitesi piuttosto (“dimagrire” vs. “leggere”) non fa uscire dalle trappole – anzi, le rafforza.


  26. @ecudielle: la forza delle donne (e degli uomini che non hanno paura ad accettarsi) risiede molto, secondo me, nel fatto di non pensare a se stesse solo come ad un curriculum vitae – ho fatto questo e quello, so molte cose, ho tante competenze – ma anche nel saper riconoscere in sè le aree di debolezza, le insicurezze, senza timore di analizzarle, capirle, risolverle o decidere di tenersele.
    Ammettere con sincerità di non essere forti significa diventarlo, per strano che possa sembrare. Questo atteggiamento lo considero come l’esatto contrario dello schiacciarsi.

    Sarei curiosa di capire perchè hai associato all’argomento della discussione i termini “compiacimento” e “introvertito”.


  27. E comunque, vi comunico che nella ricetta di Enrico la torta viene ancora meglio se (come me) si possiede un apposito macinino per mandorle, che consiglio a tutti i goduriosi cioccolatai di acquistare quanto prima. Il processo di triturazione col tritatutto, infatti, comporta rispetto al macinino a mano la perdita della parte oleosa della mandorla, il che va a scapito del prodotto finale.

    La torta è semplicemente un delirio.


  28. Non credo che il senso di inadeguatezza sia solo femminile, spesso le donne lo declinano nel peso o nella bellezza, gli uomini in un bisogno di potere o di controllo (che poi sono secondo me le due misure del valore sociale).

    Argomento molto interessante e belli i commenti 🙂
    Giorgia


  29. @Giorgia: Ciao, benvenuta qui e grazie. Sono con te sul fatto che il senso di inadeguatezza sia comune anche agli uomini. Ed è molto probabile che i simboli dell’inadeguatezza siano diversi, anche se, mi si dice, i canoni estetici imposti cominciano ad avere un certo peso anche per i maschi, il che sicuramente ha anche una base di mercato. Il discorso del potere è complesso. Non ne so molto, ma mi pare che il potere possa avere in sé una valenza sia positiva che negativa. Alla valenza positiva potrebbe appartenere il concetto di presa di potere sulla propria esistenza, ad esempio, al dominare certi impulsi negativi o distruttivi in noi stessi, a rinforzare la nostra autostima (leggi: piantarla coi 5 kg e invece fare qualcosa che ci gratifichi e ci renda migliori, qualunque cosa questa sia). Gli esempi di valenza negativa del potere sono invece legati all’abuso di potere e al bisogno di controllo, che secondo me non sono affatto prerogative maschili, ma che forse nei maschi si esprimono, per condizionamenti sociali, in maniera più palese. Per dire, anche quello sul peso è una forma di potere negativo, e certamente un bisogno di controllo.

    Scusa se mi sono dilungata, e questa non voleva affatto essere una lezioncina. Sono solo pensieri che mi hai suscitato, e anche idee per altri post. 🙂


  30. Sapevo di fare centro con quella ricetta e ti confesso che io le mandorle le trito al coltello per ritrovarmele poi sotto i denti. Giusta l’osservazione sulla perdita della parte oleosa e da questo deduco che ci sai fare in cucina. Eh?


  31. @Enrico: Bè, sono un genio universale. 😉


  32. Concordo sulla tua obiezione riguardo alla bellezza maschile (nessuna lezioncina anzi.. ) e anche qui c’è una declinazione positiva e una negativa (ragazzi che compensano l’insicurezza o la mancanza di autostima con i muscoli).
    Purtroppo i meccanismi e i processi mentali sono contorti e spesso non ci si accorge che la frustrazione per i “maledetti 5 kg” nasconde altro.
    Grazie del benvenuto 🙂



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