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Senza parole

11 ottobre 2011

Ci sono questi convegni che a volte sono tenuta a frequentare, generalmente più per  un contributo di tipo organizzativo che scientifico. A volte,  nel mio piccolo,  per entrambi, a volte invece non è ben chiaro cosa ci faccio, e spesso ne farei volentieri a meno. Ma se il convegno si tiene ad esempio a Copenaghen io non guardo in faccia nessuno e faccio carte false per andare, con qualsiasi pretesto: portaborse, baby sitter, badante, scribacchina, escort no perchè non ne ho il fisico (nè lo stomaco).

Quando si riuniscono luminari e ricercatori di spicco succedono sempre cose interessanti per un osservatore che, come me, apprezza soprattutto il lato umano. Gli inglesi ad esempio tendono ad ubriacarsi la prima notte, ma il giorno dopo riescono miracolosamente a presentare relazioni perfette. I norvegesi invece, che i danesi chiamano “le scimmie di montagna”  sono sempre corretti  e non toccano alcol fino a  convegno finito. Gli italiani sono ancora abbronzati, ben vestiti, abbracci e bacini, e tendono subito a chiedere dove si trova questo o quel negozio. I danesi sono i più simpatici. Non ci capiamo bene a parole, ma basta uno sguardo e ci intendiamo subito. Tra me e i danesi c’è un feeling di comune umorismo.

Farò un esempio. Il convegno stavolta si tiene in un auditorium all’interno di un ospedale enorme. Nel salone antistante l’auditorium c’è una bassa vasca di marmo piena d’acqua, incassata nel pavimento, con al centro uno zampillo, e accanto allo zampillo un’installazione di arte moderna costituita da due torri gemelle fatte di lattine riciclate e pressate. Una cosa che peraltro mi pare di grande bruttezza,  ma si sa che io d’arte non capisco nulla.  Mi balena però alla mente fin da subito la potenziale pericolosità della vasca, considerata l’altissima concentrazione di individui abnormemente distratti presenti sul luogo. E difatti – non passa mezz’ora che l’inevitabile accade. All’inizio, per i primi secondi, non capisco neanche cosa sta succedendo: un signore distinto ha perso l’equilibrio e si dibatte nella vasca, nella quale è palesemente scivolato, probabilmente per aver fatto un passo di troppo all’indietro mentre conversava con qualcuno. Nella disperata ricerca di un appiglio, a cosa può attaccarsi se non alle torri di latta? E quale sostegno può trovare in colonne sbilenche fatte di lattine? Nessuno, giusto. Si piegano come fisarmoniche sotto il peso del corpo in caduta, e si appiattiscono nell’acqua schiacciate dal suo peso. Bagnato, gocciolante, il tipo si rialza, e riconosco allora un anestesiologo, non dirò di quale paese per solidarietà umana. Si rimette gli occhiali sul naso e ripete – come se ce ne fosse bisogno – “non mi ero accorto che c’era una vasca… “

Io in queste situazioni non posso resistere. Ogni correttezza, gentilezza, delicatezza scompare da me senza lasciare traccia: devo ridere. Devo ridere con una prepotenza tale che nulla potrebbe trattenermi. Mi piego in due dal ridere, mi sconvolgo, piango dal ridere, e più quello mi guarda confuso e più il mio capo mi fa cenno di no con la testa e più devo ridere, a ondate, a folate, a tsunami di risa. Finchè devo rifugiarmi in bagno a cancellare le righe di mascara, respirare profondamente e ricompormi. Ma, appena uscita, incontro subito lo sguardo di un danese: lui sa a cosa ripenso io, io so a cosa ripensa lui: esplodiamo entrambi in una nuova risata. Senza parole.

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13 commenti

  1. ANCH’IO SONO COSI’: non riesco a mantenere un “contegno” nella tragedia. la commedia umana è talmente esilarante che…


  2. Certo, un’opera d’arte contemporanea appiattita sotto il peso di un anestesiologo… Pensa ai responsabili dell’ospedale che devono spiegare all’artista cos’è successo…(ma forse correranno ai ripari riparando il danno in prima persona…)…Pensa all’artista come la prenderà,chissà… E tu che ti rotoli dal ridere! Non si fa, non si fa!


  3. @Eletta: Benvenuta! Se mi prende il ridere non riesco proprio fisicamente a frenarmi. Specialmente se sono stanca. Mi sono successi innumeri episodi del genere, solo che a me basta pochissimo, mentre in questo caso la comicità era talmente travolgente che mi giustifico quasi da sola.

    @ Tania: Poco dopo sono arrivati degli addetti alla manutenzione e hanno discretamente rimosso le macerie… Sono convinta anch’io che ripareranno il danno alla meglio e non se ne accorgerà nessuno. L’anestesiologo invece era già rintronato da prima, e in quel caso il danno credo sia cronico e irreparabile.


  4. No che non si fa! Non è mica etico! Ho visto una volta una bambina partire di corsa decisa verso una porta, che era un immenso vetro immacolato e, naturalmente, invisibile. Ho ancora nelle orecchie il rumore della craniata che quella povera piccola si era procurata. Non ha avuto nemmeno il fiato di piangere. Io avevo le lacrime dal ridere. Son reazioni incontrollabili.
    Quando il crack sotto una sbarra l’ho fatto io, qualche mese fa, mentre cercavo di non svenire dal male, ho sibilato agli astanti “potete ridere”, perché io lo avrei fatto, senza remore, pensando alla comicità dell’intera faccenda. Adesso il caso è citato, tra l’ilarità generale, come esempio delle cose da non fare nelle riunioni sulla sicurezza in azienda. Me la meneranno per i prossimi ennemila anni: forse c’entra qualcosa la legge del taglione.


  5. @Rosaverde: La craniata nella vetrata è un classico del genere. Ne ho viste di esilaranti, ma per ora a me non è mai capitato…
    In compenso una volta ad una prima sono caduta a teatro, scendendo delle maledette scale con dei tacchi troppo alti e forse anche un po’ brilla dopo una cena non dico di no, di fatto erano già tutti seduti e noi in ritardo. Io sbaglio lo scalino e volo in avanti (vestito lungo, tra l’altro). Si sente un “oooooohhhhh!!!!” della folla, mentre io mi rialzo e annuncio “Non mi sono fatta niente!” mentre il mio gentile partner non sa trovare di meglio da dire che “Ma che fai??!” Ach, che cavalieri questi norvegesi. Avevo strisce di lividi per tutto il corpo, a distanza di scalino…


  6. ti consiglio viviamente di leggere Il professore va al congresso. Il titolo in originale è molto meglio “Small world” e rende l’idea dei piccoli mondi congressuali.

    Io sono un’esperta di conferenze e non è un vanto, sia ben chiaro.
    Lì i sociologi, gli psicologi e i criminologi (che io, mio malgrado, devo frequentare assiduamente) danno il meglio di sé. Ho visto cose che voi umani… criminologi scozzesi cosi’ ubriachi da non reggersi in piedi (ma confermo: preparatissimi il giorno dopo), ricercatori molto conosciuti che, nell’ordine, mostrano la foto del bimbo appena nato e mettono le mani tra le gambe della biondina di turno -ma solo alla FINE del workshp- ecc…

    Però, ecco, pensavo che i medici fossero più diligenti. Me li immagino tutti in perfetta forma e senza un vizio.

    Sbaglio?!


  7. @Lola: È vero, small world…

    Gli scozzesi li avevo glissati per decenza. Vedo che quella della sbronza è una caratteristica diciamo interdisciplinare.

    In generale, i medici scandinavi sono tra le persone più sane e integerrime (e noiose) del mondo, fanno triatlon, maratone all’alba, non fumano, hanno cinque figli e due cani, spaccano legna ecc. Qualcuno ogni tanto si sbronza ma non ai congressi. Salvo pochissime eccezioni, le relazioni extraconiugali sono consenzienti e finiscono quasi sempre con la nascita di nuove entità familiari.


  8. l’ultimo punto distingue i medici scandinavi dai sociologi di tutto il mondo: le relazione extraconiugali sono consenzienti e frequenti ma non finiscono mai con la nascita di nuovi nuclei familiari.
    Forse perché considerano l’impatto a livello micro e macro nonché le statistiche demografiche.


  9. Probabile. Valuteranno inoltre gli aspetti legati alla sicurezza e all’equilibrio sociale: ad un’analisi articolata delle conseguenze, la biondina non vale (quasi) mai la candela.


  10. Io invece di solito sono costretto a dire che non ho visto la vasca.


  11. Dovesse succedere, Fabio, per favore non offenderti se mi spancerò dalle risate…


  12. La scena era fantastica e meritava assolutamente tute le risate del caso. Epperò va anche detto che la danesia è davvero un luogo magico di persone magiche, e io quando andai percepii pure questa cosa di comune sentire possibile ecco.


  13. @Zauberilla: La Danesia garba tanto anche a me. E anche il cibo danese, le oche, i patè, le polpette, le patate con lo zucchero, roba grassa e felice (OT).



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