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Chi è solo

3 ottobre 2011


Wer allein ist, ist auch im Geheimnis, 

immer steht er in der Bilder Flut,

ihrer Zeugung, ihrer Keimnis, 

selbst die Schatten tragen ihre Glut. 

Trächtig ist er jeder Schichtung

denkerisch erfüllt und aufgespart, 

mächtig ist er der Vernichtung

allem Menschlichen, das nährt und paart.

Ohne Rührung seht er, wie die Erde

eine andere ward, als ihm begann,

nicht mehr Stirb, und nicht mehr Werde: 

formstill sieht ihn die Vollendung an.

Chi è solo, è anche nel segreto

sempre fermo nel flusso delle immagini

della loro procreazione e del loro germogliare

persino le ombre sono cariche del loro barlume. 

Egli è gravido di ogni stratificazione

nel pensiero esaudita e risparmiata

egli è capace dell’annientamento

di tutto ciò che è umano, che nutre e accoppia.

Senza emozione, vede come la terra

divenne altra da quella che fu per lui – 

non più morire, non più divenire:

in forma immobile lo guarda la perfezione. 

Gottfried Benn

(traduzione mia)

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10 commenti

  1. te la rubo perchè mi pare proprio adatta a descrivere una cara amica che ha deciso di lasciarci e la userò quando ci riunieremo per ricordarla, lei ahimè si sentiva molto molto sola qualsiasi cosa noi provassimo a fare, magari la poesia vuole esprimere tutt’altra cosa ma io oggi la leggo così


  2. Cara Zefirina, la poesia esprime sempre quello che il lettore vi legge. Io almeno la vedo così. Non è mia, ma te la regalo volentieri, anzi la regalo a lei.


  3. off topic ma non so a chiederlo… pardon…

    come si leggono i puntini sulle vocali in svedese?
    Si, lo so, abiti in Norvegia e poi non si chiamano “puntini sulle vocali” 😉

    thanks


  4. @Lola, honey, you know Norway is the capital of Sweden, don’t you?

    Ho dovuto chiedere a uno svedese, pensa te, perché non sapevo come si chiamano quei puntini, visto che in norvegese non li abbiamo. In tedesco si chiamano Umlaut, in svedese tōddel.
    Ä si pronuncia come una e molto aperta, come si trova in alcuni dialetti dell’Italia settentrionale ma non in toscano.
    Ō si pronuncia come qualcosa tra o e e (e anche quella in lombardo dovrebbe riuscirti facile).
    In svedese, solo queste due vocali hanno il töddel.

    In norvegese, per esprimere gli stessi suoni, usiamo æ e ø, in più esiste una grande differenza (agli orecchi dei norvegesi) tra la u e la y, che è quasi impossibile da percepire per i non norvegesi. A me ci sono voluti anni per impararla.

    E per questa consulenza di fonetica comparata riceverai via mail le mie coordinate bancarie.
    🙂


  5. aspetto le coordinate 😉
    grazie arte e scusami per il disturbo.

    Esatto, anch’io sapevo umlaut ma ovviamente non toddel. Ok, quindi il cognome dell’autrice che sto leggendo (http://www.camillalackberg.com/) si pronuncia alla lumbard 😉

    Ora sarebbe fantastico se riuscissi a pronunciare correttamente anche il famoso titolo del romanzo di Larsson che a me sembra ostrogoto:

    Män som hatar kvinnor

    una mia amica polacca lo sta leggendo in svedese. Infatti non la sento da un po’, secondo me è ricoverata in neurologia.

    Sempre per la serie “elucubrazioni fonetiche”, anni fa per mia sfortuna (un giorno lo racconterò sul blog) conobbi un danese dal banalissimo cognome Sorensen. Ci ho messo 1 mese esatto per pronunciare quasi correttamente il cognome e circa 3 settimane per dire un paio di frasette stupide.

    Da quel momento ho capito che:
    1) le lingue nordiche mi piacciono ma hanno suoni più o meno impossibili (ma un bel post sul norvegese, no? e dai che mi interessa. Esempio mi sono sempre chiesta se con tua figlia parli esclusivamente italiano o anche norvegese e tante altre cose…)

    2) devo stare alla larga da uomini che abitano più a Nord del Trentino

    3) in effetti esistono “män som hatar kvinnor”

    😀


  6. “Män som hatar kvinnor” si pronuncia esattamente come si scrive, una volta che sai che la ä e una e lumbard (tipo: milanese tamarro che dice “ma perchäää??”)

    Anch’io l’ho letto in svedese, ma ciò non ha cambiato il fatto che io trovi Larsson di una noia mortale, come tutti gli svedesi.

    Quanto ai danesi, sono tanto simpatici ma (loro sì) assolutamente impronunciabili da sobri. Ci vuole minimo mezzo litro di acquavite per acquisire una pronuncia passabile.

    Un post sul norvegese? Hmmm. Potrei.
    Mia figlia mi corregge quando sbaglio. Non capisco da chi avrà imparato.


  7. @zefirina. Pensa che invece ci leggo quasi una sorta di posizione privilegiata di colui che è solo, in questa poesia, in distacco dal mondo, osservatore esterno in pace.

    In quanto all’OT rabbrividisco: e io che mi credevo che peggio del tedesco ci fosse solo il cinese…


  8. @Rosaverde: Anch’io ci leggo qualcosa del genere. Ma é una perfezione amara.


  9. Amarissima. Forse e’ solo un desiderio.


  10. Forse è trovare significato in una forma di esistenza dove uno si basta.



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