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Con tanto amore

19 settembre 2011

Fine anni 70, avevo dodici, tredici anni. Era l’epoca delle radio libere. Con la mia amica Patrizia, quasi ogni pomeriggio, telefonavamo alla radio locale per “dedicare“ una canzone. Una voce annoiata prendeva nota che Artemisia e Patrizia dedicavano che so, “Ti amo” di Umberto Tozzi a Tizio e Caio, variabilissimi nomi di ragazzini completamente ignari di noi, delle nostre felpe “Fruit of the Loom” e di quella camera claustrofobica coi letti gemelli, le bambole sulla libreria e il poster di Miguel Bosè alla parete. Trepidanti, aspettavamo il  momento magico in cui il conduttore, con terribile accento fiorentino, pronunciava la fatidica dedica: “Da Artemisia e Patrizia a Tizio e Caio CON TANTO AMORE”. Quello era il mantra, la formula magica che ci faceva correre il brivido lungo la schiena. Trattenevamo il respiro finchè cominciava la musica, poi ridacchiavamo, già prese a chiacchierare d‘altro, dimentiche. I destinatari restavano sempre felicemente all’oscuro. Non era quello il punto.

Fu una stagione breve. Si smise presto di dedicare canzoni. Ma la dedica, la dedica non è morta, tutt’altro. Vive nella sua forma letteraria, di chi cioè dedica una tesi, magari anche un libro, un lavoro, ma anche in quella, più comune, scritta a mano sul frontespizio di un libro di cui si fa dono. Mi è accaduto spesso di ricevere libri con dedica, più volte anche con la dedica di pugno dell’autore. La dedica è un’arte. Ci sono dediche amicali, dediche che dicono e non dicono, dediche timide, dediche neutre. La mia preferita è quella, ineluttabile e un po’ impetuosa, che dice “… ho pensato: è giusto che questa l’abbia lei!“ Quella che trovo più entusiasticamente obbiettiva: “L‘oncologia è la specialità del futuro!” Nella più patetica, l‘autore del libro, persona peraltro piuttosto insospettabile,  ha disegnato un cuoricino da tredicenne. Nella più insopportabilmente falsa, quella a una raccolta di poesie di Rilke, ovviamente non di pugno dell‘autore,  qualcuno ha scritto addirittura: “Du reine, feine Seele” – tu, anima pura e bella. Quella stessa persona mi è costata quasi dieci anni di vita, anima bella che sono.

E dunque: cosa esprimono le dediche? Cosa significa sottoporre qualcosa che si è prodotto, oppure acquistato, a una certa persona? Immagino che le motivazioni siano tante, dall‘orgoglio alla stima, dalla vanità all’amore al rimorso, allo stesso istinto per il quale il cane riporta il bastoncino e il gatto ci inorridisce col topolino mezzo morto in bocca. Forse, semplicemente, sono messaggi: questo/a sono io. Così voglio essere visto, con quest’oggetto identificato. Ma anche: così, io vedo te.

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22 commenti

  1. Mi è capitato di trovare in vendita libri usati, con dediche, anche personali. In questi casi mi chiedo sempre cosa spinga i destinatari di queste dediche a non considerare un poco impudico l’abbandonare non tanto il libro quanto il messaggio.
    Queste dediche in che categoria rientrano? Quella di amori finiti con successiva liberazione di ogni oggetto fisico legato alla storia? Quella, tristissima, di incomprensione del messaggio contenuto nella dedica? Quella di indifferenza nei confronti del donatore?


  2. @Rosaverde: Sai che io quando trovo queste dediche tra i libri usati penso sempre che il proprietario del libro sia morto? Perché non posso pensare che qualcuno possa essersene disfatto. Io conservo tutte le dediche, anche quelle false, quelle ridicole, quelle che magari non ho capito o ho frainteso, persino quelle che non rileggo mai perché mi rattristano, e specialmente quelle che mi lasciano indifferente. Non le butto.


  3. Io ne ho ricevute pochissime, e in tutti i casi ne ho tratto un grandissimo piacere. Naturalmente ne ho ricevute anch’io di false: per la verità me ne disferei volentieri, a pensarci bene! Potrei anche farlo. Mi spiacerebbe solo per i libri, ma quelli si ricomprano.
    Di una invece vado orgogliosa, quella di un compositore, autore di una musica che avevo appena eseguito.
    Non ne ho quasi mai fatte, però. Perché? Forse non ho voglia di lasciare tracce di me troppo evidenti, o personali. Qualche volta allego il classico biglietto, che può comunque fungere da dedica, ma lo faccio con reticenza, e solo con persone con le quali c’è molta intimità e conoscenza…


  4. @Tania: Non tutti i libri si possono ricomprare. So che c‘è chi ad esempio strappa il frontespizio dove c‘è la dedica. Io non l‘ho mai fatto, non potrei.Ma ce ne sono alcuni che evito di aprire.

    Quanto alle mie dediche, ho scoperto che sono spesso citazioni dal libro stesso. Perché c‘è un motivo per cui regalo quello e non un altro: in genere, è sempre un messaggio, un pensiero, un‘idea con la quale “lego“ l‘oggetto al destinatario.


  5. Può sembrare prematuro (anzi lo è, si è trattato della battuta di un momento di pausa con il coautore), ma nel libro che vado faticosamente mettendo insieme andrà fatta una qualche dedica.
    Scartate le prime mogli per ovvi motivi, scartate le seconde mogli perché io non ce l’ho, la scelta sembra caduta sulle figlie.
    Coi figli si casca sempre bene. Fa chic e non impegna.


  6. io proprio non ci riesco a scrivere dediche sui libri regalati, mi sembrano un di più – il solito rapporto di diffidenza con le parole.
    Quelle che ho avuto però mi fanno tenerezza a riguardarle.

    Anch’io quando trovo libri con dediche penso siano finiti lì perché il proprietario non c’è più…e non è pessimismo, anzi direi il contrario.


  7. io adoro le dediche e anche io voglio credere che i libri con dediche siano tornati in circolazione perchè il o la proprietaria non ci sono più

    in un momento di rabbia ho strappato la dedica di un libro di poesie di Verlaine che mi aveva regalato il mio primo marito, ora un po’ mi spiace


  8. @Rob: Sui figli non ci piove. I mariti cambiano, i figli restano, mater semper certa est.

    @Lophelia: Giustissimo, è esattamente il contrario.

    @Zefirina: Anche tu condividi cono noi questa patetica teoria della morte prematura del proprietario? (e si scoprì che, mentre noi donne conserviamo tutto, gli uomini sono lì che rivendono caterve di libri con dedica ai mercatini dell’usato… atroce dubbio!!!)


  9. Senti, ma adesso che non esistono piu’ le dediche alla radio (e che tempi gloriosi furono quelli delle radio libere condominiali, senza le quali mai sarei finito a blaterare a Radio Popolare), qual e’ l’equivalente? Lo chiedi a Maria e ce lo dici?


  10. In effetti, se ci si pensa la dedica è testo; testo aggiunto al testo del libro per dare al libro stesso una sorta di direzione a ritroso che esprime l’affettuoso lascito, la caduta del testo stesso nelle nostre mani da parte di chi ce lo ha regalato. E’ intenzione espressa. La muta intenzione talvolta ha un effetto notevole, essa può voler dire tutto, oppure ci solleva dall’incombenza della frase fatta tipo: “con Affetto”, “Buon natale”, Buon compleanno” eccetera, comunque anche in queste forme di asfittica cortesia; sempre testo.
    Sotto questo aspetto chi scrive una dedica si trova nella scomoda posizione di dover aggiungere qualcosa a quello che l’autore ha scritto sul libro. La padrona di casa in questo frangente se la cava alla stragrande!
    Ad esempio ho un carissimo amico, al quale voglio un mondo di bene, che mi regala libri con dediche ributtanti, ed ogni volta che apro i libri che mi ha regalato mi cade immancabilmente l’occhio sulle sue orribili fregnacce, ecco che in quel momento mi ricordo quanto gli voglio bene.
    Ne ho un altro invece, bibliofilo inconteniblie, che mi pone problemi gravissimi, giacchè è ovvio che si gli voglio regalare qualcosa devo regargli un libro, cosa complicatissima visto che quando mi viene in mente qualcosa scopro immancabilmente che la possiede già. Tuttavia le rare volte che riesco a trovare qualcosa che non possiede, la dedica è sempre la stessa: “Tiè!”
    Con lo stesso personaggio anni fà mi capitò di discutere, in una prospettiva del tutto ipotetica ovviamente, sulla possibilità di integrare certe pratiche sciamaniche nel contesto della vita moderna.
    Pensò bene di conludere la discussione regalandomi il ponderoso testo sullo Sciamanismo di Mircea Eliade con la perfida dedica : ” Integra questo se sei capace!”
    Ecco una dedica che fa si che ogni volta che mi avvicino a quell’incunabolo, non possa non non provare un sentimento di opprimente piccolezza (tuttavia, resto grato all’amico).

    Zefirina: Devo dirti che a suo tempo ebbi una fidanzata che mi regalò alcuni libri (di cui uno oggi assolutamente introvabile) accompagnate da lunghe amorose dediche, le quali, alla conclusione del rapporto mi procuravano una particolare irritazione.
    Lasciato passare un certo tempo (il tempo dell’irritazione) ritrovandomele sotto gli occhi, non ti dico il piacere che provai a strappare quei fogli dai suddetti libri, quindi appallottolarli e lanciarli dentro al sufficentemente distante cestino; tre centri su quattro.
    Ancora oggi provo una certa soddisfazione per l’impresa (nel suo insieme ovviamente).

    Sono quindi d’accordo con l’amico della padrona di casa, disfarsi delle moleste dediche apposte sui libri, è un sovrano diritto!


  11. @Fabio: Gliel’ho chiesto. Prima ho dovuto raccontarle di quando facevo le dediche. Mi guardava come si guarda un dinosauro. Poi le ho chiesto cosa si fa adesso, e lei, testualmente: “Si manda un sms o si telefona direttamente al ragazzo!”

    La mia BAMBINA!!!!

    @Mauro: Ah sì?
    Questa dei canestri parrebbe essere la riprova empirica dell’ipotesi sui generi che ho enunciato poco sopra – se non altro, non li hai venduti ai mercatini!

    Del resto, lo strappo-lancio potrebbe anche rappresentare un esempio di pratica sciamanica integrata.


  12. Io studio molto attentamente la faccenda dei libri dedicati a chi dagli autori dei medesimi, e ho sempre un moto di soddisfazione quando la dedica è alla moglie. Eh:)


  13. @Zauberilla: E non lo è sempre? O hai osservato casi in cui qualcuno ha dedicato il proprio libro che so, all‘ex moglie o all‘amante?


  14. E “con tanto amore” credo che, almeno in Italia, qui e li’ non so, sia stato sostituito con il TVTB delle scritte sugli zainetti e sui treni.


  15. @Fabio: Mi sembra che il significato della formula, o meglio la sua vuotezza, si sia mantenuta tale e quale.


  16. La mia ex terapeuta adesso scrive. L’ho rivista dopo tempo per un caffè e mi vuole regalare una copia del suo primo libro (couch fiction).
    Che bello, dico. Grazie, dico.
    Poi mentre torno a casa scopro sulla prima pagina interna una dedica.
    A qualcun altro.
    Superata la delusione l’ho trovata una lezione sulla leggerezza, sul non prendersi sul serio. Il libro resta bello e tra me e lei resta tutto uguale.


  17. @Elena: Che figura… sarebbe interessante (forse) sapere con chi ti ha scambiata, probabilmente un lapsus freudiano da manuale. Ma mi pare più interessante la tua reazione, e il fatto che non abbia pregiudicato il rapporto. Si vede che lei ha fatto bene il suo lavoro, e questo è più importante di una dedica.


  18. Tra i tanti libri di cui mi sono liberata nei mesi scorsi, uno aveva la dedica di un autore che detesto. Me lo aveva regalato un’amica a cui invece il tipo piace infinitamente e che lei frequenta. Dopo aver scritto il mio nome lo scrittore aveva aggiunto subito sotto “ti dedico pagina 41”. Non lo conoscevo, ai tempi, ma avevo pensato che fosse alquanto insulsa. E ridicola: è uno che firma autografi appena può. Mi chiedo a quante persone avrà scritto la stessa frase.
    Confessione senza vergogna né pentimento: ho strappato la pagina e venduto il volumetto.


  19. @Rosaverde: Le dediche in serie, o a perfetti sconosciuti a cui qualcuno ha suggerito il tuo nome, sono l’esatto contrario di ciò che è e significa la dedica. Per questo, in realtà non sono dediche, non hanno nessun valore, e vanno buttate via. Sono come soldi falsi. Se mai ne avessi ricevuta una, l’avrei buttata anch’io.


  20. Sono curiosa di andarmi a vedere che cosa sono le radio condominiali!
    Rispetto alle dediche: quella che preferisco è su un testo di saggistica e l’ha fatta l’autore. sono stata costretta a chiedergliela perchè mi aveva regalato il libro ed altri attorno a me, che l’avevano comprato, gliela chiedevano.
    Però il bello è stato che l’autore ricordava il mio nome malissimo e il nome con cui mi aveva ribattezzato gli è servito come pretesto per intonare una canzone.
    Da un momento scialbo e formale si è trasformato in un simpatico quadretto folk.
    Solo che ora il libro riporta il mio “alias”. I posteri come interpreteranno la cosa???
    Infine: io conservo dei libri che non penso di leggere solo per la dedica che riportano, fatta a mio padre. Mi dice tanto di lui.


  21. @Claudia: Questo succede perché tu leggi autori che intonano canzoni, e perché tu ispiri canzoni. Mica tutti.


  22. Grazie cara, le tue parole sono un sorriso al cuore di una amica!
    a presto…. spero!



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