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Ascoltando

13 settembre 2011

Notte fonda. Le due di notte? Le tre?

A notte fonda si ascolta meglio, tutto è più vivido, chiaro della propria luce nel buio. Ogni minimo rumore diventa voce. La pioggia sulle assi della veranda, il lieve fruscio della ventilazione, il ronzio del frigorifero, e se presto molta attenzione, mia figlia che mormora nel sonno, al piano di sopra.

Voci.

Ti leggo dal 2005.

Ti leggo solo da poco tempo.

Ti ho scoperta tardi.

La prima cosa che faccio ogni mattina è accendere il pc e far scorrere il segnalibro su Pioggia Blu.

L‘epoca dei blog è finita.

Ci ha rovinati tutti facebook.

Scrivere e leggere, investirci tempo.

 

C‘è anche la mia voce. Adesso la sento. In eterno, precarissimo equilibrio tra il personale e l‘astratto, tra i voli e la terra, lontana nello spazio ma soprattutto nel tempo, inattuale nei modi e nei contenuti. Ho visto questo come un limite. Mi avete fatto capire che non lo è, è semplicemente il modo in cui sono. Io sono questa.

Ci voleva silenzio, e la sottile maieutica di conversazioni con chi sa vedermi, per farmi capire che esiste una schiavitù delle parole. Che fiorisce in rete, non solo sui blog: il dover dire, rispondere, il tempo reale che è irreale, il commento frettoloso, l‘obbligo del commento. Trappole. Si può anche solo ascoltare, ascoltarsi come io adesso riesco ad ascoltare voi.

Ci voleva silenzio, ma ho capito.

C‘è stato un tempo in cui si commentava per una settimana, dice Fabio. Ogni tempo ha le sue dinamiche e i suoi perché, la sua bellezza e i suoi tesori. Il tempo di adesso è diverso perché siamo diversi. Ma restano cose da dire. Resta, per me in misura ancora maggiore di qualche anno fa, l‘esigenza di profondità, di non fermarsi alla superficie, di abbracciare l‘esistenza in tutti i suoi aspetti, senza distinzione ma con estrema attenzione. 

 

Resta il bisogno di scrivere, e questo è il mio spazio. Non posso chiuderlo. Quando il momento verrà, sarete voi a farlo.

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37 commenti

  1. this is GREAT new, Arte.
    Thank you.


  2. aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh

    ma vieni!

    grandissima!

    🙂

    a.


  3. 🙂


  4. Tu stanotte vegliavi, io invece ho fatto molti sogni e in uno di questi, proprio stanotte, c’eri tu, con i tuoi sullo sfondo. Strano, no? Non ci siamo nemmeno mai viste! E’ come se avessi sognato questo blog.
    Mah.


  5. evviva!!


  6. @Tania: Davvero mi hai sognata? Che facevo? Non è strano venir sognati da qualcuno che non abbiamo mai incontrato? O il contrario, sognare qualcuno che non abbiamo mai incontrato fisicamente? Forse esistono altri piani in cui ci si può incontrare.

    @Lola, Auro, Elena, Melania: Che dire? grazie.


  7. GRAZIE.
    Passare di qui spesso è una necessità. Rare sono le persone che sanno giocare con le parole trasmettendo mondi ed emozioni.
    Paola, lettrice silenziosa.


  8. Oh che bella sorpresa!

    Dopo l’ultima dichiarazione di chiusura ho pensato a quello che avrei voluto scrivere per scongiurarti di non farlo ma il rispetto per te me lo ha impedito.

    Allora ho pensato di scriverti il mio dispiacere nobilmente vestito di comprensione e accettazione ma lo trovavo banale e non del tutto sincero.

    Quello che avrei voluto davvero era non leggere il tuo commiato.

    E ho pensato che avrei perso la possibilità di vedere le cose come le pensi tu e confrontarmi. E ho pensato che mi sarebbe dispiaciuto molto perdere di vista te, le tue storie e quelle di tua figlia che cresce. Come perdere un’amica che non si è mai conosciuta ma con la quale sai che potresti parlare per ore.

    E invece, no. Grazie 🙂


  9. @Paola, Frank: Ma io non lo sapevo mica che mi seguivate così, nell‘ombra! Per me è una rivelazione. Mi imbarazza un po‘ quello che dite ma ovviamente mi fa molto piacere.


  10. molto molto meglio sapere che alle parole già scritte se ne aggiungeranno ancora di nuove 😉


  11. @Rosaverde: Aspetta a dirlo… 😉


  12. Ecco, avevo preparato un commento (da par mio) più lungo di una voce dell’enciclopedia Treccani, ma la padrona di casa (da par suo), mi ha sorpreso un’altra volta….


  13. @Mauro: Puoi sempre commentare il post precedente…


  14. Beh, sono contento.
    Ogni volta che qualcuno chiude mi sembra la classica lucina che si spegne.
    Nessuno è indispensabile, ma tutti siamo utili.


  15. Quindi non e’ finita un’epoca! Bene, cominciavo a preoccuparmi.

    L’inattualita’ e’ necessaria proprio a sopportare l’attualita’. La cura artigianale per la parola e’ piu’ potente di qualunque produzione affrettata. Per questo Pioggia blu e’ importante.

    Grazie per essere tornata sui tuoi passi.


  16. @Rob: Grazie Rob, per ora business as usual.

    @Fabio: “Il Crepuscolo dei Blog”… più ne chiudono, più mi viene voglia di tenere aperto.
    Però non sono sicura che l’inattualità sia una scelta. Io ammiro molto ad esempio chi si impegna politicamente o socialmente, non sopporta ma agisce concretamente. È questione di essere diversi e di accettarsi per quello che si è, fare bene quello che si sa fare, ecco.
    Come saper parlare di musica alla radio.


  17. dai!!!! meno male….una bella notizia, sono venuta qui sperandoci… mi dispiaceva davvero, anche se non seguo da tanto, avevo commentato il post precedente, era venuto fuori anonimo non so perchè. è vero che il blog è un po’ in calo, ma non potrà mai essere sostituito da facebook, è una cosa completamente diversa – è più intimo, consente di esprimere sensazioni e di raccontare esperienze in modo completamente diverso…


  18. Evvai!


  19. @Animapunk: Non ho mai capito quella di fb che “sostituisce il blog” – è come quelli che ti consigliano di sostituire il pecorino col tofu, o la sfoglia fresca con la pasta di riso Scotti (si sente molto che sono a dieta?)

    @Là: voi-Là!


  20. Condivido molto il commento di Animapunk, laddove scrive “è una cosa completamente diversa – è più intimo, consente di esprimere sensazioni”.

    E’ questa espressione di sensazioni che rende il linguaggio dei blog a mio avviso proprio a un altro livello rispetto a Facebook.

    Se ci pensi Arte, quello che dice Animapunk ha un riscontro piuttosto evidente nella realta’ (virtuale) attorno a noi. E’ un fatto che molti che hanno chiuso (o lasciato in stato agonizzante) un blog sono diventati poi attivissimi in Facebook o in Tumblr.

    Cioe’ e’ un fatto che molti hanno sostituito il Parmigiano col caciocavallo, per seguire il tuo esempio.

    Ed e’ quindi importante sottolineare la differenza (adesso mi dirai che si possono usare entrambi in circostanze diverse. Va bene, e’ vero, ma quello che Animapunk sta dicendo – credo, e che ha scritto Henry nei commenti al post precedente -, e che io condivido, e’ che un linguaggio e’ diventato cosi’ popolare da rendere l’altro apparentemente obsoleto. Non e’ cosi’, per le ragioni che spiega bene Animapunk).

    (Per dire, Facebook avrebbe tagliato questo commento dopo le prime due frasette, impedendomi di fatto di esprimere il mio pensiero cosi’ come l’ho in mente).


  21. addio pensare a Suedive in “stato agonizzante” come ha detto Fabio mi fa un male incredibile…

    e mi fa venir voglia di pubblicare qualcosa una delle tante cosette che ho nel moleskine ma che non hanno superato la mia stessa censura!

    son felice marchesa che uno spiraglio rimanga.

    il bello degli spiragli é anche aprire lame di luce nella notte buia….

    come dicevo nel finale di una delle mie filastrocche: Viva viva la marchesa!


  22. @Fabio: Ma guarda che sono assolutamente d‘accordo con te! Per questo dico che non riesco a capire come tanti blogger abbiano rimpiazzato il blog con fb, se non ipotizzando che già usassero il loro blog come fb, cioè per tenere contatti rapidi e superficiali, salutarsi brevemente tra amici eccetera. Io uso fb, come sai, e lo uso senza problemi, ma non è mai stato fb la ragione delle mie perplessità sul tenere un blog. Quelle sono maturate per altri motivi, che forse non ho spiegato bene e forse non sono neanche spiegabili, ma hanno a che fare con il domandarsi cosa si vuole dire, perché e come. Riflessioni che non mi si presentano affatto usando fb, che appunto non comporta nessun impegno e mi “serve” (perché è un utensile) primariamente per tenermi in contatto con conoscenti e familiari lontani o con colleghi e amici norvegesi che neanche sanno che ho un blog.
    Altro il linguaggio, altri i lettori.

    E il Parmigiano per me resta assolutamente insostituibile.

    @Henry: Te lo do io lo spiraglio! Publish or perish!!! Ha ragione Fabio, l‘agonia di Suedive è durata anche troppo: tira fuori qualcosa da quel moleskine!

    L‘inno alla Marchesa resterà indimenticato, una delle cose più belle e comiche che mi siano mai state dedicate. Anzi, se lo ritrovi spediscimelo.


  23. Si’, e’ cosi’, non hai spiegato di fatto le ragioni per le quali intendevi chiudere. Hai detto “era nell’aria da un po’”, ma non so quanti se ne fossero accorti, io certamente no.

    Facebook e’ certamente un utensile, ma e’ qualcosa in piu’ secondo me. Ha proprio modificato il modo di comunicare, di tenere i contatti.

    Millemila anni fa ci scrivevamo lettere: sceglievamo la carta, la busta, ci prendevamo un’intera serata per ordinare e scrivere le nostre idee.

    Poi e’ arrivata l’e-mail, e la comunicazione e’ diventata piu’ immediata, ma implicava sempre una struttura epistolare: un’introduzione, uno svolgimento, una chiusura con i saluti.

    Facebook ha reso la comunicazione scheletrica fino al punto da renderla inconsistente: in una serata, invece di scrivere una lettera, posso strategicamente piazzare 100 like. Magari ho fatto felici 100 persone, ma davvero com’e’ migliorata la relazione con ognuna di loro?

    Di converso, non arrivano piu’ lettere, e anche le mail rispetto a qualche anno fa scarseggiano, perche’ se una persona un tempo mi avrebbe scritto una mail (un ascoltatore di Prospettive Musicali, per esempio, presentandosi, dandomi qualche informazione sui suoi gusti, ecc.), adesso scrive like in Facebook.

    Si’, ma like che cosa? Il programma? Un pezzo in particolare? La conduzione?

    E questa scheletricita’ comunicativa che si sta sempre piu’ diffondendo, un po’ mi spaventa, per la sua inconsistenza e superficialita’.

    I blog rimasti, molti di essi almeno, mi sembrano bastioni di resistenza a questa rivoluzione informatica all’interno della quale molti si sono buttati senza forse valutane tutte le implicazioni di medio periodo.

    (Peraltro oggi ho letto due begli articoli a proposito di resistenza culturale alla rivoluzione digitale, uno sul New York Times e uno su Monocle: entrambi sono celebrazioni dei libri di carta, dei dischi, delle radio, dei negozietti indipendenti…).

    PS: Henry, lo slow blogging va benissimo, non accettare pressioni esterne 🙂 Sappiamo noi quando abbiamo qualcosa da condividere!


  24. il problema dei blog è il loro conformismo.
    passati magari alcuni periodi di grandi dibattiti nei commenti avviene normalmente che si ritrovano a commentare sempre le stesse persone generalmente in sintonia assoluta con il blogger. autore e i dissenzienti invece si stufano o si sentono in imbarazzo o non hanno voglia di trovarsi sempre nello stesso ruolo, più o meno volontariamente.
    è per questo che secondo me dopo un po’ finiscono i tempi in cui “si commentava per una settimana”.
    intorno all’autore si ritrova una comunità affettuosa e consenziente che spesso magari non commenta ma legge in silenzio qualcosa con cui si sente in sintonia in un modo o nell’altro.

    trovo fuori luogo la contrapposizione fra facebook e blog.
    è vero che molti, me compreso, sono passati da una cosa all’altra ma si tratta proprio di due cose diverse.
    con le dovute eccezioni generalmente su Facebook si sta col proprio nome e in contatto con persone conosciute mentre nei blog si sta con uno pseudonimo e a contatto per lo più con sconosciuti.
    questo, insieme alla famosa massima di McLuhan, fa sì che si tratti proprio di due cose molto diverse e, a mio parere, non alternative né sostitutive.

    Francesco


  25. Io sono d’accordissimo con Francesco.


  26. eccola qua

    chissà che non guadagni qualche altro lettore…. 😉


  27. @Fabio: Ma io scrivo ancora, anzi come non mai, lettere. Di carta, con la busta, il francobollo e l‘indirizzo col codice postale. E scrivo mail, anche. Io resisto, eccome, ma non perché mi sforzo di farlo, ma perché così è la mia natura. La consecutio temporum mi appaga, figurati.

    Però se devo comunicare con mio nipote di ventidue anni che parla solo di chitarre io lo faccio benissimo su fb. Lui suona, io dico like, io scrivo una cosa, lui scrive “ganzo“. Comunichiamo. In quel caso, l‘alternativa sarebbe non sentirsi. Non scriverebbe mai alla zia in Norvegia. Perché non dev‘essere possibile comunicare diversamente a seconda delle circostanze e del destinatario della comunicazione? Io non credo che fb abbia impoverito il mio linguaggio. Mi rendo conto che forse per molti è cosi, ma queste persone, prima di fb, scrivevano diversamente? Ho i miei dubbi. Che sia un mezzo stupido e limitatissimo è indubbio, ma non lo demonizzerei.

    Ma la resistenza culturale mi interessa.

    @Francesco: Bentornato. Il discorso del conformismo sui blog esiste. Cioè esiste quel tipo di blog. Ma esistono anche, parallelamente, fenomeni di naturale affinità. Il blog conformista, dove tutti si amano, si esaurisce. Alla lunga però, uno frequenta un certo blog perchè in qualche modo sente un‘affinità di fondo con l‘autore. Questo non significa naturalmente che sia sempre d‘accordo su tutto. Per questo discuterà, dirá la sua opinione. Ma su qualcosa dovrà pur essere d‘accordo. Dovrà, in qualche modo, apprezzare e rispettare il padrone di casa. Altrimenti non lo frequenterebbe. Alternativamente, finirà per assumere egli stesso il ruolo di quello che non è mai d‘accordo, per partito preso, o addirittura, e la blogosfera pullula di questi tipi, sarà uno di quei frequentatori di blog e forum che si divertono a provocare liti per il gusto di farlo. Mi insospettisce, insomma, questo dissenziente condannato a “ritrovarsi sempre nello stesso ruolo“. Direi che in quel caso c‘è qualcosa che non va.

    Io spero veramente che questo blog venga percepito come aperto a qualsiasi discussione, che non ho mai limitato. Non vedo “i consenzienti “ e “i dissenzienti“, mi pare una divisione schematica e non reale.
    Ma so anche che molti dei miei commentatori sono amici e persone a cui voglio bene, e in questo non vedo alcun conformismo. E il commentatore silenzioso va benissimo, come cercavo di dire nel post. Non è il dire che è l‘importante, ma l‘esserci.

    Invece concordo con te su quanto dici di fb.

    @Tania: Francesco dice molte cose… ma forse sei d‘accordo su tutto. Consenziente!

    @Henry: Che Dio ti benedica, mi fai sempre tanto ridere! È un capolavoro quella filastrocca!


  28. Un vero capolavoro Henry, da annale della blogosfera. Ricordo troppo bene quella visita di Arte. Come mi manca ritrovarci nella realta’ non bloggerina, come quella sera.


  29. @Fabio: Come minimo, avranno messo una targa al ristorante: “Here the Marquise Violante of Belmonte graciously dined with Count Federigo della Spiga and Archduke-Vicomte Fabio Scaligero de’Barbieri, anno domini….”

    (Some things are too important to be taken seriously!)


  30. concordo con Fabio: urge incontro commemorativo!


  31. Commemorativo in che senso? (gestacci apotropaici)


  32. c’è sempre il rovescio della medaglia: se proprio vogliamo paragonarli Fb è sì più superficiale ma più spontaneo, laddove il blog è più approfondito ma/quindi a livello personale più costruito.
    Il blog va fruito come prodotto culturale (letterario, musicale etc), ma a livello relazionale per me è troppo filtrato.


  33. Like!


  34. E certo, mi pare che Royal Mail abbia in programma di stampare un francobollo commemorativo, ma dobbiamo aspettare il decennio. Prima pero’ dobbiamo assolutamente incontrarci, verissimo!


  35. io credo che blog come il tuo dove si leggono emozioni che ti (nel senso di mi) appartengono e che magari a te (me) non vengono fuori così ben descritte non moriranno mai, non annoierano mai, nonostante facebook, che trovo uno strumento utile anche per le ragioni che hai spiegato tu, o nonostante altri modi di “comunicare”, io latito anche dal mio, ma come per i buoni, vecchi, cari amici anche se non li senti e/o vedi da molto tempo, quando li rincontri è come se non fosse mai passato il tempo, riprendi il filo del discorso esattamente da dove l’avevi lasciato


  36. Zefirina, al prossimo incontro ci devi essere per forza anche tu.


  37. evviva!!!!



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