h1

Stoccolma 1960

29 agosto 2011

La mia tavola la mia carta

la mia macchina da scrivere

i miei abiti son tutti insanguinati

sono insanguinati i marciapiedi

delle città dove sono passato

le tracce delle mie mani sui muri sono di sangue

ho lacerato

la camicia sul petto

e il mio cuore lo stiamo divorando

con una femmina

scrivimi delle lettere telegrafami telefonami

dimmi vengo vengo vengo

morte dammi la saggezza

(Nazim Hikmet)

Annunci

10 commenti

  1. nazim è sempre toccante, appassionato, vero


  2. Soprattutto vero.


  3. grazie per averlo postato. Si’, terribilmente vero


  4. Prego, Elisewin. Lo sapevo che non ero la sola.


  5. a me è piaciuta più la foto.
    Ciao Arte 😉


  6. Eh, la foto… ci si potrebbe fare un post, solo su quella foto. È fatta una sera di dicembre in un albergo di Uppsala (non Stoccolma) dove ero per lavoro. La finestra della mia stanza dava sull’orto botanico di Linneo, che è rimasto inalterato nei secoli. Di notte vedevo il suo fantasma aggirarsi tra le aiuole. L’arredamento dell’albergo era originale anni sessanta. Il menù pessimo, e la sera cenavo da sola sotto le appliques della sala da pranzo… Se non mi sono sparata è stato un miracolo! 😀


  7. 😀 ahhahha!!

    Io non mi sparai per miracolo a Sheffield tanti anni in pieno inverno. Ma che te lo dico a fare? A parte Linneo, sembra tutto molto simile. Ho persino mangiato una specialità dell’hotel (rigorosamente da sola nella sala da pranzo con tanto di moquette alle pareti, giuro) che non ancora capito cosa fosse: lumache? uova? Scrambled eggs con lumache?!


  8. No, la moquette alle pareti è il massimo! Solo in Inghilterra…
    Cos’avrai mangiato? Meglio non sapere…

    Dimenticavo: io mangiavo sì da sola, ma ai tavoli accanto c’erano gruppi aziendali di svedesi che facevano banchetti prenatalizi, tutti più o meno ubriachi, e purtroppo avevano perso la loro proverbiale riservatezza…
    (Vedi, i post, più li rimuovi e più vengono fuori lo stesso!)
    😉


  9. La poesia non la commento, ma la foto…
    nemmeno il coraggio di scendere dal letto dalla parte che guarda il centro della stanza, ma verso la parete…
    qui l’attesa è solo per il momento di fuggire


  10. Che spirito di osservazione, Mucca! In effetti quella foto racconta di un pisolino al rientro in albergo dal lavoro, per togliersi il freddo di dosso, e dell’ora serale quando uno aspetta di scendere nella sala con le appliques per mangiare cose innominabili, per poi tornare su e cercare nel buio, dalla finestra, le orme di Linneo nell’orto innevato… La parete è sicurezza, io dormo sempre verso la parete.



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: