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Un solo uomo

24 luglio 2011

Oslo, oggi

 

 

“Se un solo uomo ha potuto dimostrare tanto odio, quanto amore potremo dimostrare noi tutti, insieme?”

(ragazza di 17 anni, sopravvissuta al massacro di Utøya)

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7 commenti

  1. Difficile aggiungere altro.


  2. @Rob: Sì. Se non, forse, quello che ha detto il padre di un ragazzo ucciso: “Adesso dobbiamo lavorare per dare un senso a quello che non ce l’ha.”
    Ne parlavamo proprio l’altro giorno.


  3. che frase incredibile…e anche quella del padre del ragazzo. e le parole del primo ministro. come non provare rispetto e ammirazione per un popolo così.


  4. rispetto e ammirazione. e un abbraccio grande a tutti i norvegesi!


  5. Ciao Artemisia,
    ti mando questo articolo. In Italia sta cominciando a circolare via facebook ed è stato inviato anche all’ambasciata norvegese.
    Ti mando il commento all’articolo perchè mi ripugna perfino leggere l’originale.
    Patrizia ( sono un’amica della Camilla)

    “E mentre ancora si piangono i morti parte il delirio senza fine che lascia sgomenti. Come abbiamo visto, nei giorni scorsi, quelli de “Il Giornale” hanno provato ad attribuire la responsabilità degli attentati di Oslo all’Islam: hanno addirittura mandato in edicola due prime pagine diverse. Poi sono stati smentiti dai fatti ma essendo l’attentatore un norvegese, “cristiano” e di destra, Sallusti e Feltri sono andati in tilt. Non è possibile colpevolizzare un tizio con questi requisiti. Deve esserci sicuramente qualche altro modo per minimizzare il lucido e atroce gesto di Anders. A trovarlo è Feltri con l’editoriale di oggi: “Quei giovani incapaci di reagire”. La tesi è semplice quanto vigliacca. Come è possibile, si chiede Feltri, che i 500 giovani presenti sull’isola di Utoya non siano riusciti a fermare la carneficina? Potevano, secondo Feltri, lanciarsi sull’attentatore cosicché “alcuni di sicuro sarebbero stati abbattuti ma non tutti”. Insomma, secondo Feltri, il problema è che ciascuno ha pensato “a salvare se stesso illudendosi di spuntarla”. Praticamente la colpa è delle vittime, di quei giovani che non hanno voluto “identificarsi con gli altri”: incapaci ed egoisti e anche un po’ rammolliti. Si può cadere più in basso di così?”
    di Massimo Malerba


  6. @Patrizia: La risposta è no, non si può cadere più in basso di Feltri.

    Tu confronta quello che dice Feltri con le parole del post, e capirai perchè io vivo benissimo tra questi fiordi piovosi.

    Salutami la Camilla!


  7. articolo interessante sul new yorker
    http://www.newyorker.com/online/blogs/books/2011/07/anders-breivik-manifesto.html



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