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Herr M

4 luglio 2011

Ieri notte l’ho sognato. Non pensavo a lui da oltre dieci anni,  e improvvisamente la sua figura lunga e allampanata, gambe storte e baffo prussiano, è ricomparsa nel sogno. E la sua voce, in tedesco: “In sella! Risalga subito!”

In una mia vita precedente, fu il mio istruttore di equitazione. Non lo conobbi mai con altro nome che Herr M., e lui mai mi chiamò in altro modo che Frau G.. Nel suo mondo, esistevano solo cognomi. I nomi, erano nomi come Wakefield Splendor, Toradero Plus, Simple Star. Suo padre era fuggito all’arrivo dai russi dall’enorme proprietà di qualche junker della Pomerania orientale, dove faceva lo stalliere. Il figlio era cresciuto in quella forma mentis, tra le barre degli ostacoli, la segatura delle piste, le coccarde e i frustini. La sua filosofia era molto semplice, e verteva su pochi, ma incrollabili  cardini:

Il cavallo è furbo e pigro e, se non ti imponi, ti “frega”.

Quando si cade da cavallo, bisogna immediatamente e ad ogni costo risalirvi, altrimenti “gliela si dà vinta”.

Il cavaliere non va mai lodato per le sue prestazioni, altrimenti “si monta la testa”, cosa di cui non ha peraltro mai motivo.

L’equitazione non è divertimento ma lavoro. Chi non pulisce da solo il box del suo cavallo è un essere riprovevole.

Chi non sa usare il frustino è “una nonna”.

Specialmente quest’ultimo punto mi causava non pochi problemi, ancor più del secondo.  Io credo che Herr M. avesse ragione almeno su una cosa: i cavalli sanno subito con chi hanno a che fare. Ti danno un’occhiata, e lo sanno. Con me in sella se la prendevano comoda, al passo, e i più sfacciati si azzardavano addirittura a fermarsi a brucare erba, col morso in bocca, come bambini che mettono le dita nel naso. Io  spronavo disperatamente, ma nulla. Ma se sentivano anche solo la voce di Herr M. , o anche solo il rumore dei suoi stivali, ecco che prendevano il passo elastico e cadenzato da dressage, bastava sfiorarli coi malleoli e prendevano il trotto. Una rabbia.

Il mio terrore però era il momento in cui la voce di Herr M. tuonava: “Galopp, Frau G., galopp!” Davo un timido e incerto segnale, il cavallo continuava imperterrito a trottare. “Galopp! Frustino!” Lo stomaco mi si stringeva, e prendevo tempo. Ma la bestia si rifiutava di galoppare. “Frustino, Frau G., non faccia la nonna!” Davo un colpettino timido sul fianco dell’animale, chiedendogli mentalmente scusa. “Ahahahahah, non la sente nemmeno! Frustino ho detto! Le faccio vedere come si fa?” Per scongiurare questa eventualità, davo frustatine appena un po’ più forti, finchè partiva il galoppo. “Si incolli alla sella, spinga quel bacino, non stia rigida che mi sembra che abbia ingoiato una scopa!! Si rilassi maledizione!” Rilassarmi era l’ultima cosa che avevo in mente. “Trotto!” Puntualmente, ecco che quando si trattava di risparmiare forze, il cavallo ubbidiva subito.

 Bisognava trottare in perfetto stile dressage, alzando il sedere ritmicamente e a tempo con la falcata giusta. Sentivo la sua voce alle spalle: “Cambio passo! Redini! Sta versando lo champagne!” Si dovevano infatti tenere le redini talmente immobili, e le mani talmente vicine, da non versare neanche una goccia da un’immaginaria coppa di champagne. Sarà perchè mi piace particolarmente lo champagne, oppure per l’anacronismo che per me rappresentava l’idea di bere champagne a cavallo, ma quella era l’unica cosa che mi riusciva.  Ma puntualmente Herr M. sentiva di dover soffocare in nuce ogni minimo accenno di soddisfazione: “Lei crede che basti avere stile, invece ci vuole decisione! Galopp in diagonale!”

Ogni tanto cadevo. Cadere da quasi due metri d’altezza in velocità significa perdere il respiro, ritrovarsi spesso con la bocca piena di sabbia e la vista annebbiata. Niente pietà: “In sella! Si rialzi subito! Acchiappi quella bestia e rimonti immediatamente!” Ricordo di aver anche pianto di umiliazione, sotto l’elmetto sabbioso, mentre il cavallo si rifiutava di stare fermo e io tentavo invano di infilare lo stivale nella staffa. “Lo faccia stare fermo, tenda le redini, non gliela dia vinta!” Risalivo, con la testa che mi girava.

Mi chiedevo segretamente chi mai potesse dividere la sua vita con uno così. Sapevo che era una cavallerizza. Immaginavo una valchiria, un’amazzone senza paura, dal frustino facile. Finchè un giorno la conobbi: era una bellissima ragazza, tutta curve, sorridente e solare, con un paio di occhiali che le davano un’aria pretestuosa, da insegnante in un film porno. “Mi dica tutto, l”ha tormentata? Manfred, sei stato cattivo con la signora?” Manfred?? Avrei dovuto immaginarlo. Fu il crollo del Golem: le ubbidiva come un cagnolino.

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8 commenti

  1. Si rifaceva strapazzando le allieve. 🙂


  2. ricordo tutto. Dai “rimonti in sella!” ai “non si lasci tirare, deve comandare lei”. E le cadute quando si atterrava dopo un ostacolo . Non ricordo il nome e me ne andai prima di scoprire se avesse un’insegnante in un film porno come compagna.


  3. @Enrico: Evidentemente…

    @Ecudielle: Benvenuta su Pioggia Blu! Hai fatto benissimo, anch’io avrei dovuto andarmene molto prima. Io tendo sempre ad andarmene troppo tardi. Che è poi appunto sempre quel discorso della decisione… perchè devo ammettere che a suo modo mi aveva un po’ inquadrata, Herr M.


  4. io invece scappo subito, sempre.
    magari non con i piedi ma con la testa sono già altrove.
    (grazie del benvenuto)


  5. @Ecudielle: Allora ti avrei vista bene nel salto agli ostacoli, nell’attimo in cui il cavallo si solleva, ancora con le zampe posteriori sul terreno e quelle anteriori piegate, tu protesa in avanti a seguirlo… nel mio caso, invece, io sarei stata indecisa e il cavallo si sarebbe impuntato a un centimetro dall’ostacolo (“spingereee!” “frustino!” “gambeee!!”) e avrei fatto la classica caduta a pesce.


  6. ho provato una volta a salire su un cavallo e poi…mai più

    certo quando ti crollano così i miti è dura 😉


  7. Cara Zefirina, ti assicuro che è ancora più dura quando crolli tu sulla barra dell’ostacolo!
    😀


  8. (Anonimo sono me…)



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