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la d in mare

29 giugno 2011

Ho imparato a camminare sulla sabbia morbida di Rimini a undici mesi. L’anno successivo, su quella di Viareggio, a quanto pare ho imparato a bere l’aranciata. Da qualche parte, nelle pieghe della mia memoria, ci dev’essere ancora il contatto con la superficie ruvida e rotonda della bottiglietta San Pellegrino, e il pizzicorino esaltante delle bollicine in bocca, e la sabbia calda tra le dita dei piedi.

Di quella vacanza, l’ultima con mia madre, non ho però ricordi. Vedo dalle foto che siamo state in barca, e che le stavo seduta in grembo. Portavo un vestitino di cotone chiaro e un cappello di paglia sopra i riccioli. Lei aveva i capelli tirati su, e gli occhiali da sole. Io avevo un’espressione un po’ imbronciata e impaurita, e la bocca sempre un po’ aperta, umida di bavetta.

Fu allora forse che l’acqua del mare, in eterno movimento, divenne per me una forza viva e minacciosa. Negli anni di poi, quelli illuminati dal ricordo, arrivando la mattina presto in spiaggia, cercavo e trovavo le tracce della mareggiata notturna,  misteriosa potenza che rapiva oggetti e ne regalava altri, resti devastati di vite interrotte: conchiglie vuote, pesci morti, meduse. Il mare erano le onde fantastiche contro i massi, l’ira dei flutti, il vento, mio padre e io soli sul molo. Era la profondità improvvisa, a un metro dalla riva, che ti sorprende quando si rovescia il materassino e vai sotto, nella morsa salata delle lacrime.

L’aranciata è dolce. Il mare è salato. Odora per sempre di qualcuno che non c’è.

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12 commenti

  1. Fosse anche solo per questo post sono contento che tu nn abbia chiuso le porte di questo salotto!

    “Odora per sempre di qualcuno che non c’è.”

    Com’è vera questa affermazione 🙂


  2. sempre belli i tuoi ricordi.
    Io ho imparato a camminare a Finale Ligure e a cadere sbucciandomi le ginocchia a Forte dei Marmi.


  3. @Enrico: Allora anche tu sei uno dei miei lettori sconosciuti. Io ho quest’idea illusoria di conoscere tutti “i miei venticinque lettori”, ma ne vengono fuori sempre di nuovi, molti più di venticinque.
    Grazie.

    @Lola: Ecco la differenza tra sabbia e scoglio: le ginocchia.


  4. “Odora per sempre di qualcuno che non c’è.”
    Molto vera. Molto triste.


  5. @Unarosaverde: Benvenuta! Per me, più che tristezza è nostalgia. Ma per ognuno è diverso, e il confine è invero molto sottile.


  6. Sottilissimo, e dipende dal tempo…

    Grazie, tornerò!


  7. Torna quando vuoi, mi farà piacere.


  8. Pensa che io dovevo sostare sull’asciugamano, perché la minima contaminazione di sabbia sui piedi scatenava il putiferio (cioè, lo scatenavo io).
    Gli anni a venire, avrei provato quasi vergogna per l’aria dimessa e la canottiera a costine di mio padre.
    Oggi provo solo tenerezza.


  9. @Rob: Non mi parlare di quella canottiera a costine, mio perenne incubo e vergogna abissale…

    Anche tu nevrotico della sabbia? Io però questa nevrosi l’ho sviluppata in età adulta (non è mai troppo tardi…)


  10. molto bello – ma siccome me identifico mi paralizza.


  11. Grazie Zaub. Me l’hanno detto in diversi che questo post paralizza. Tempo di passare oltre!


  12. “Odora per sempre di qualcuno che non c’è.”

    Eh già….purtroppo vera questa frase…



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