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Dauđi Baldr

21 giugno 2011

Il teatro della scuola antroposofica è pieno fino all’ultima fila di nonne, genitori, nuove mogli e mariti e figli dei genitori, nonni smemorati, fratellastri innamorati della sorellastra della migliore amica della cugina, maestre in abiti coloratissimi di lino spiegazzato ad arte, e la sottoscritta, che lotta coi postumi di una notte insonne per assistere alla rappresentazione di fine anno della quinta classe: La morte di Balder. Mitologia norrena, il tema sul quale i bambini hanno lavorato tutto l’anno.

 

La prima scena si apre con un proemio in norreno, declamato dal coro e dalle tre Norne. Si canta “Dauđi Baldr”, la morte di Balder appunto. Nella parte di Frigg, una ragazzina altissima e sottile con una tunica verde e una treccia di capelli mediterranei. In quella di Thor, un ragazzino dalla voce roboante, con alla cintura un martello di legno schiacciacarne. Ci sono tra gli altri i due scoiattoli Ratatosk che scorrazzano sculettando sui rami di Yggdrasil, l’albero della vita, su scarpette da ginnastica ritmica. C’è Odin sul trono e c’è il cieco Hod, con gli occhi strizzati, guidato dalla dolcissima Idun con la mela in mano, e il malefico Loke, che altri non è che il bachiano harrypotteriano a tesa larga sotto mentite spoglie, perfetto nella parte.

 

Balder, figlio di Odin e Frigg, il più bello e buono tra gli dei, ha la voce tenue e l’apparecchio per i denti. Sua madre Frigg, la ragazzina in tunica verde con scarpe stranamente simili ad un paio delle mie, per proteggerlo fa promettere a tutte le creature viventi di non fargli mai del male. A tutte, tranne al vischio che cresce vicino al Valhalla, “troppo giovane e innocente”. L’invidioso  Loke, travestito da vecchia, ottiene da Frigg questa informazione con l’inganno. Dopodichè, preparata una freccia di vischio, inganna il cieco Hod a scagliarla sul fratello Balder, che muore. Hod si salva per miracolo dal linciaggio degli altri dei. Loke viene scoperto, ma Odin lo grazia, dichiarando che “per oggi si è già sparso troppo sangue”. Per tutto ringraziamento, Loke incolpa Frigg di aver fatto credere a tutti che niente potesse uccidere Balder. A real gentleman.

 

Il monologo del lamento di Frigg sul corpo di Balder, mica perchè è mia figlia eh, è  bellissimo. Frigg, con la mia collana al collo e inginocchiata sulle lunghe gambe, accarezza dolcemente il ragazzino con l’apparecchio che fa il morto, completamente immedesimata nel ruolo, al punto da asciugarsi lacrime vere. Varie estrazioni di fazzoletti tra il pubblico, mormorii ammirati di nonne. Io che mi chiedo da dove le venga questa sua capacità di essere così presente in quello che fa, qualsiasi cosa faccia.

 

Frigg supplica gli altri dei che qualcuno vada fino a Hel, il regno dei morti, a riportarle Balder. Solo Hermod il valoroso ne ha il coraggio, sul cavallo prodigioso Sleipner, che generosamente gli presta Odin. Hermod muove a pietà il buio di Hel, e Balder gli viene riconsegnato, a patto che tutto il mondo ne pianga la morte. E tutti piangono… tranne la solita vecchiaccia ovvero Loke, che si rifiuta di piangere, impedendo così il ritorno di Balder. Nanna, la moglie di Balder, ne ha il cuore spezzato, e si getta all’indietro come un salame, prontamente sorretta da uno degli scoiattoli.

 

Il male vince, dunque? Non proprio. Perchè Loke non è il male. Egli è volatile e infido, lunatico e imbroglione. Gode dell’inganno, è invidioso e falso, tuttavia non è solo questo. Sa essere generoso, è aria e fuoco, è la rappresentazione simbolica della dipendenza dell’uomo dalle forze imperscrutabili della natura. È il Gioco del Caso: disgrazia e fortuna. Magnificamente interpretato, devo dire, dal bachiano a tesa larga.

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7 commenti

  1. Uhm…ma il bachiano a tesa larga è lo stesso della bruschetta all’aglio….?

    ….tanto di cappello, comunque (a tesa normale…), alla scuola che da’ occasione agli allievi di cimentarsi in recite su fonti tanto ricche e complesse…e soprattutto a tua figlia, che davvero manifesta un talento dopo l’altro!!


  2. @Tania: È lui, è lui! Un perfetto Loke…
    Mia figlia ha soprattutto il talento della “presenza” in quello che fa. Lei “c’è”. E la scuola ha la sua parte di merito!


  3. Che bello vedere la piccolina recitare eh! E poter dire orco è figlia mia quella! Che soddisfazione.
    Per il resto artepilla, molto bello ma ho dovuto rileggere tre volte per depotenziare la forza ridanciana di tutti quei nomi esotici e strambi- meno male c’era pura la tu’ bimba:)


  4. @Zauberilla: … e pensa che non sai i nomi VERI di quei bambini… sono ancora più ridanciani!!! I nomi norvegesi sono una cosa inimmaginabile!


  5. Mi piace piu’ quando dici norreni che quando dici norvegesi Arte! La prossima volta che di la’ da me ciancio di dischi ECM butto li’ un “norreno” con nonchalance.

    E comunque anche tu sei sempre dentro alle cose che fai mi pare, perche’ ti stupisci che Maria abbia ereditato quella assai desiderabile caratteristica?


  6. @Fabio: Ma norreno e norvegese non sono la stessa cosa! Sarebbe come dire latino e italiano…
    Ma non mi addentro, perchè quando inforco gli occhiali vengo posseduta dallo spirito di una prof inacidita e tendo a diventare insopportabile.

    Comunque no, Maria in questo è molto diversa da me. Lei “c’è”, io sono troppo spesso altrove.


  7. Lei c’è, io ci faccio!
    😀



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