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Con rientro a Piazza Adua

8 giugno 2011

Le gite scolastiche non sono più quelle di una volta.

Una volta vuol dire ormai quasi trent’anni fa. Alle medie, le gite scolastiche non superavano mai un giorno. Il pernottamento era escluso, forse perchè costava troppo, più probabilmente per motivi di decenza, ordine e disciplina. Non andammo mai oltre la visita ad una vetreria di Empoli e una gita al Parco dell’Uccellina, rientro la sera a Piazza Adua.

Alle superiori, il raggio d’azione si allargò progressivamente, fino ad arrivare a Venezia, Mantova (con pernottamento!) e infine, a coronamento degli studi liceali, la gita a Roma.

 

Durante questa gita fui tormentata da non ricordo più quale passione infelice. Mi pareva di dover essere fedele a questa passione, mi pareva di tradirla divertendomi, e andavo in giro per Roma con un muso terribile, come documenta questa foto, dove probabilmente mi veniva da ridere e me lo proibivo. Piovigginò per tutto il tempo, e ne ho ricordi spaventevoli.

Nelle gite scolastiche di una volta, si passavano giorni a decidere con quali amiche avremmo diviso la camera, cosa avremmo indossato e quando. In pessimi letti di pessimi alberghi si passava la notte a confidarsi segreti, a “fare scherzi” ai compagni in altre stanze, a fumare di nascosto, e larvate trasgressioni del genere. Di giorno, stanchi e annoiati, si veniva spinti a forza come mandrie attraverso musei e palazzi di cui non ci importava nulla, ciabattando, con lattine di cocacola in mano e le vecchie macchine fotografiche dei nostri babbi a tracolla.

Quando riguardo queste bruttissime foto, dove siamo tutti brutti e gialli, mi assale un misto di insofferenza e amore. Insofferenza per la nostra ingenuità, per certi nostri comportamenti rigidi, perbenisti, perchè non sapevamo venir fuori da noi stessi. Amore per quelli che eravamo, matasse confuse di possibilità, sentimenti, desideri, energia ancora in potenza. Occasioni perdute, occasioni insperate.

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6 commenti

  1. Io ricordo una gita scolastica in Toscana (anch’io ho ancora delle foto in cui sono molto magra, molto sorridente e molto gialla) nella quale:
    1) ho rovesciato un bicchiere pieno zeppo di gelato
    2) mi sono fatta redarguire dalla temuta Suor Teresa per aver tentato di stringere amicizia con dei ragazzi che soggiornavano nel nostro hotel. Classiche frasi che ti distruggono l’adolescenza “da te non me lo sarei mai aspettato”.
    Ero infelice anch’io perchè il compagno di classe per il quale avevo una cotta non era potuto venire. Ai tempi niente cellulari quindi sono stati 4 giorni di sofferenza. Non vedevo l’ora di ritornare per continuare a scambiarmi bigliettini durante le ore di matematica
    😉


  2. ps. noto abbigliamenti piuttosto improbabili 😀


  3. @Lola: Sì, anche noi a Mantova eravamo accompagnati dalla prof. di religione, che però a differenza di Suor Teresa non aveva alcuna autorità. Comunque, stringere amicizia con dei ragazzi è un atto riprovevole che neanch’io da te mi sarei mai aspettata. Le acque chete, si sa.
    😉
    Abbigliamenti improbabili? perchè non hai visto le foto delle feste…


  4. ma la vetreria di Empoli dove vi hanno portato sarà stata quella che ora è la sede del centro interculturale Empolese valdelsa! la chiamano ex.vetreria…un bell’edificio post industriale in mattoni rossi.
    (gite? quali gite?)


  5. vedere queste foto qui comunque è uno choc, un po’ come se ritrovassi per strada qualcosa di intimo -chessò, un paio di mutande.


  6. @Laura: Mi ricordo che era infatti di mattoni rossi, e che in quell’occasione acquistai una bellissima anatra di vetro. È qui davanti a me, ma le si è rotta la coda.

    Capisco la cosa delle mutande commoventi (avevo scritto: mutante commovendi) – provo anch’io la stessa cosa.



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