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Maksim

8 maggio 2011

Fu quella volta che mi ero comprata dei pantaloni e non ero capace di farci l’orlo. Me ne lamentavo pateticamente con la mia collega Milena, matematica russa, che replicò posando la sua eterna tazza di tè: “Ci pensa mio marito!” “Perchè, fa il sarto?” “No, fa il matematico, ma è bravissimo a fare gli orli. Vieni oggi a casa nostra!”

Così conobbi Maksim.

Inginocchiato davanti a me al centro del soggiorno, la bocca piena di spilli, Maksim calcola la media del tacco e l’esatto angolo della piega, come se non avesse mai fatto altro in vita sua. In realtà, in vita sua Maksim ha fatto di tutto: dal professore universitario al pittore nell’esercito, dove era specializzato  nel tracciare su pareti enormi l’inconfondibile profilo di Lenin. Tutto in lui è metodo, esercizio instancabile. Ogni mattina, con ogni condizione atmosferica, su sci, ruota di bicicletta o suola gommata, indossa una tuta nera da spia sovietica e corre in ufficio, e di corsa rientra, la sera. In tutto venti chilometri. Non fuma, non beve, non possiede una TV. Esclude categoricamente che sia possibile tradurre Dostojevskij in un’altra lingua.

Milena sorride sempre, lui mai.

Maksim sa raccontare. Della sua infanzia nella vecchia casa nel centro di San Pietroburgo, dei soggiorni da bambino in Siberia con la madre geologa, del periodo degli studi, quando prima di ogni esame si murava vivo in una stanza, abbassava le tapparelle e studiava fino all’orlo del collasso. Della prima volta che vide Milena in metropolitana. Della matematica come gioco, utopia, libertà in un mondo che non ne conosceva.

Maksim indaga. Vuole capire. Affronta nuovi luoghi e persone nuove con occhio attento. Calcola le coordinate. Fotografa, inquadra. Senza che me ne accorga mai, fa delle foto molto belle a me e mia figlia, durante una gita della nostra orchestra in Italia. Le raccoglie cronologicamente in un album con la copertina a motivi musicali. Ce lo regala.

Una sera, su un autobus carico di orchestrali stanchi che al tramonto attraversa la luce d’oro della campagna senese, Maksim mi porge il cartoccio della frutta secca che mangia continuamente, mentre gli parlo di “Nostalghia” che Tarkovskij ha girato proprio in quella zona. Lui tace, guarda il paesaggio tanto diverso da San Pietroburgo. Analizza. Poi, nel modo in cui lo fa sempre, pronunciando prima il mio nome e poi facendo seguire una pausa di qualche secondo (dove forse inserisce mentalmente il patronimico), domanda:

“Com’è nascere e crescere in un posto così? Come si diventa, con tanta bellezza intorno?”

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19 commenti

  1. Bellissimo Artepilla! So tutti un po’ così comunque sti Russi, questo è manualistico. trovo fantastica quella roba della matematica come libertà.
    Poi te che gli hai risposto a Maxim? Perchè noi romani per dire, co tutte le cose belle romane intorno, diventamo smargiassi e pigroni, co sto monno in mano. Poi il monno in mano è vecchio e non ci fai un cazzo – e infatti ne risentimo.


  2. @Zauberilla: Sì, molti sono così. A volte, di una ostinazione incredibile nelle discussioni, una miscela strana di razionalità e sentimento che per me è culturalmente estranea, ma è reciproco credo.

    La mia risposta è stata stentata e generica, inadeguata. Ho detto qualcosa sul fatto che crescendo in luoghi simili non si ha la coscienza piena della loro bellezza fin quando non la si confronta con la bruttezza esistente altrove. Manca una prospettiva.
    Ma è una risposta incompleta, che non affronta il tema ma solo il contorno. Per questo mi è rimasta insoluta e vorrei parlarne qui.

    Voi romani diventate smargiassi e pigroni, molti toscani diventano presuntuosi e provinciali. Il risultato è lo stesso.
    Ci fa bene o non ci fa bene un ambiente simile?
    Non so.


  3. Posso portarti il punto di vista di chi vive in un contesto diametralmente opposto.
    Una città ai margini e poco conosciuta, gente schiva e piuttosto chiusa di carattere.
    Per anni educata ai turni di lavoro e incapace di alzare gli occhi sul bello che l’incuria e una colpevole inerzia assoggettavano ad un colore plumbeo.
    Oggi, che sentiamo parlare molte lingue e vediamo i nostri monumenti fotografati, siamo passati dall’indifferenza ad un sentimento che si può definire orgoglio cittadino.
    Certo, continuando a volare bassi da terra, ché la sindrome di Stendhal ci fa provare un vuoto d’aria istantaneo.
    Non è un caso tuttavia che ogni balcone della città si sia colorato della bandiera nazionale in queste settimane.
    E allora mi viene da pensare che la bellezza conquistata per gradi ne aumenti la consapevolezza e, potenziando il senso di dignità, favorisca del pari l’aggregazione fra persone di ceto e colore diversi.

    p.s. dopodiché, per tornare ai problemi di ogni giorno, un paio di matematici servirebbero anche qui.
    Per l’orlo, s’intende.


  4. @JFK: Riscoprendo la bellezza intorno a noi la si riscopre anche in noi? Io credo che tu abbia ragione. Forse questa presa di coscienza è più importante che non il privilegio di crescere circondati da bei paesaggi e opere d’arte osannate. Sicuramente il processo di scoperta della bellezza occultata o nascosta dall’incuria, e quella nelle sue forme meno ovvie, rende più sensibili e coscienti.

    Per l’orlo ti mando Maksim. Adora l’Italia. Ti chiederà la pronuncia esatta di tutto, ponendoti di fronte a due pronunce alterantive tra le quali tu non sentirai alcuna differenza, ma che lui sosterrà essere diversissime.

    🙂


  5. Maksim.
    Mi piace.


  6. Maksim piace anche a me. Ma non è il suo vero nome.


  7. Ah, Maksim è il nome da sarto allora.
    Va bene, mandalo pure, ma prima fagli il pieno di spilli, ché se battezza con due pronunce ogni parola io nel frattempo continuo a crescere.
    Non arriveremo mai all’orlo dell’orlo.
    😉


  8. JFK: Gli dirò che ti faccia un cappotto modello Maksim (Gorkij).


  9. Maksim sa cantare? Dico quelle bellissime, malinconicissime, straziantissime canzoni russe? Di quelle che se uno (di noi non russi)ha bevuto un pò deve stare lontano dai ponti, dalla ferrovia, dai barbiturici e dai rasoi?
    Perché se sa cantare, lo mandi da me? Ma solo se quando canta mi abbraccia forte, così stò tranquilla.
    Io gli orli me li faccio da sola, quindi gli spilli non se li porti. (la vodka sì, però, quella buona)

    JFK: L’hai detto. C’è chi non è capace di alzare gli occhi sul bello e cedere alla vertigine. E c’è pure chi non vuole alzare gli occhi sul brutto e cadere nell’orrore. Entrambe gravissime forme di cecità. E forse hai ragione, bisogna aprire gli occhi poco alla volta se non si è pronti a grandi emozioni. E non solo circa il paesaggio.


  10. @Manuela: Non sa cantare!Però ama Visotskij, te lo mando lo stesso?
    E non beve vodka, non beve affatto. Anch’io del resto mi tengo ben lontana dalla vodka, che ha su di me effetti allucinogeni e soprattutto emetici (si sconsiglia), e soprattutto è cattivissima.


  11. Sì, mandalo comunque! Gli offrirò una tisana ai frutti rossi (per me corretta mirto)
    Con la vodka e gli sciroppi, però, ci puoi fare i bif. Non vengono male.


  12. @Manuela: Caspita Manu, con te non si finisce d’imparare!
    Una sera che andavo per mare la cantante del piano bar venne verso di me e fece cenno al bicchiere di Rèmy Martin che facevo oscillare nel palmo della mano:
    “ Me ne offri uno? “ chiese mentre si spegnevano le note di uno struggente blues che aveva finito di cantare con note scure e avvolgenti.
    Doveva aver vissuto stagioni migliori e sembrava più interessata al Remigio dai bronzei riflessi che ad altro, ma io non lo sapevo che bisognava chiederle di abbracciarmi forte, così sarei stato tranquillo.
    Se l’avessi fatto, forse ci avrei guadagnato un orlo. 😀

    @Arte: sei emetica anche nei confronti di Remy, o vuoi tenerti ermetica? 😉


  13. JFK: Sei sicuro sicuro sicuro che fosse interessata solo al Remigio? Lo sai che per una donna, un bicchiere che oscilla nel palmo della mano di un uomo è un richiamo fortissimo? Dai, la prossima volta che andrai per mare, saprai cosa fare! 😉


  14. Un fortissimo richiamo? Penso che, se venissi costretta (e dovrebbero costringermi)a chiedere ad uno sconosciuto/a, a terra o in mare, di offrirmi qualcosa, morirei di vergogna.


  15. mi piace il “personaggio”.
    (e anche la foto)


  16. hey arte, c’è un urgente bisogno del parere di una musicista sul mio blog.
    😉
    thanks


  17. @Lola: Sono lusingata, ma la musicista sarei io?…

    😀

    Tuttavia, il tema del tuo post è interessante e avrei qualcosa da dire in proposito e lo farò, non in quanto musicista (!) ma in quanto persona con una propria sessualità.
    Ma come mai “una” musicista e non “un”?
    Cos’è, un gender bias?


  18. 😀

    yes.

    Eh certo che sei tu, chi se no?


  19. Si diventa come noi che ce ne andiamo in modo da poterci almeno godere la nostalgia e il ritorno.

    (Hmm, qui sembra abbia parlato piuttosto la mia sentimentale anima slava che quella italica.)



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