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De bello jeansico

21 marzo 2011

Non concepisco un guardaroba senza jeans. Li porto molto spesso, ed è di assoluta importanza che io mi ci senta a mio agio. Ne ricordo alcune paia come se fossero vecchi amori: dal paio meraviglioso che trovai per caso da Gap a Parigi, che mi stava come un guanto, a quello semplice e perfetto di un mercatino rionale in Italia, portato fino ad usura completa, indimenticato. So per esperienza quanto sia difficile trovare il paio giusto, e quanto l’impresa divenga sempre più ardua, essendo io non una modella, ma un’ultraquarantenne di aspetto comune e diverse magagne.

Ogni volta mi preparo mentalmente, mi porto dietro l’amica fidata come supporto psicologico in caso di crisi, faccio un respiro profondo ed entro nel primo negozio.

Scelgo un modello che mi pare adatto. Per evitare delusioni (l’approccio psicologico giusto è decisivo) scelgo una taglia “comoda”. Risultato: mi stanno troppo grandi. Ringalluzzita, chiedo alla commessa di portarmi la taglia inferiore. Me la porta. Mi stanno strettissimi. Tento invano di chiuderli, trattengo il frespiro, sudo, saltello tirando su la cerniera: macchè. Con aria accusatoria, la commessa sentenzia: “Lei è una taglia di mezzo”. Ora è colpa mia.

Il secondo negozio è più caro, in verità troppo caro per me. Decido di farmi almeno servire e riverire, e mi spaparanzo in camerino chiedendo che mi portino qualcosa che si suppone possa starmi bene. La ragazza arriva con due paia di jeans. Nel primo paio riesco ad infilare una gamba, solo fino al ginocchio però, la coscia è come volerla ficcare nel tubo dell’aspirapolvere. Mi chiedo se la commessa sia cieca o semplicemente maligna. L’altro paio si rivela invece un famigerato modello a vita bassa, creato cioè da una persona mentalmente disturbata per il tipo di donna senza fianchi, cioè l’opposto di come sono fatta io, e la maggior parte delle donne peraltro. La vita bassa presenta un triplice svantaggio:

1) spingendo la ciccia dal fianco verso la vita, elimina l’arco naturale del fianco, conferendo a chiunque una forma dritta, maschile.

2) non mi consente di sedermi senza mostrare a chiunque, ovunque, parti di me che voglio decidere da sola se, come, quando e a chi mostrare.

3) non lasciando posto alla “mole” del sedere, che semplicemente non è contemplata, la strizza parzialmente in basso, schacciandone la rotondità, e contemporaneamente creando sul davanti un effetto pancia anche dove per grazia di Dio non ci sarebbe. Il tutto risulta nel famigerato “effetto camionista”.

Vade retro.

Nel terzo negozio scelgo da sola. Qualcosa nel colore della moquette mi fa presagire che qui avrò fortuna. Entro in un camerino con due paia di jeans. L’amica, esausta, si sdraia su un grosso pouf rosa subito fuori. La nemesi della taglia di mezzo mi sfiora anche qui: leggermente troppo piccolo o leggermente troppo grande? Mentre mi rivolto nel dubbio,  la faccia della commessa fa capolino dalla tenda (cosa che io aborro). “Come vaaaa?” Le lancio un’occhiata fulminante, e l’allontano col pretesto di prendermi un altro colore, riprendendo l’impari lotta con la cerniera. Poi infilo le scarpe e mi decido ad uscire. L’amica approva entusiasta quelli troppo stretti. Dal camerino accanto esce a sorpresa una collega, che mi ingiunge “Prendili!” Non oso contraddire.

Mentre digito il codice della carta, penso che dovrò dimagrire almeno un paio di chili prima di poter anche solo ipotizzare di lavarli. E mi consolo: almeno sei mesi fino alla prossima volta.

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17 commenti

  1. certo non te ne va mai bene una…
    quando sei alta, quando sei una mezza misura, quando so’ larghi, quando so’ stretti…

    forse fanno bene le islamiche integraliste, un bel burka e via!

    😛


  2. La mia vita è durissima Giorgio, e tu non mostri comprensione…

    😛

    Ma il burqa io a volte me lo metterei volentierissimo, potendo scegliere liberamente se metterlo o no!


  3. Arte, ma come fai a non concepire un guardaroba senza jeans? nel mio non ci sono quasi mai, perchè li compro solo quando ho voglia di normalizzarmi, come se comprassi un costume di carnevale per mimetizzarli. E questo momento si avvicina, perchè ho deciso di farmi del male. Mi sa che cercherò un negozio tipo self-service però perchè le commesse chiedono sempre troppe spiegazioni!!


  4. le commesse che si intrufolano chiedendo “come va?”, ma anche quelle che lo chiedono da fuori, andrebbero licenziate all’istante.


  5. @Claudia: Ma io senza jeans non sarei me stessa… per questo devo sentirmici bene.
    Il self-service ha indubbi vantaggi, richiede però l’amica disposta a fare da galoppino tra il camerino di prova e lo scaffale, altrimenti se devi cercare altre taglie o altri modelli è tutto un rivestirsi e rispogliarsi!
    In bocca al lupo per l’acquisto!

    @Laura: Cosa si dovrebbe rispondere al “Come vaaa?” da fuori? Qualcosa tipo “Benissimo, mi sto staccando un dito nella cerniera ma mai stata meglio!”??
    Io tendo a rispondere “Un attimo” per cercare di prendere tempo, ma in genere non funziona: entrano lo stesso! Curiose come gatte! Impiccione!
    Da licenziare in tronco.


  6. Il mio rapporto con le commesse dei negozi di vestiti è burrascoso, tanto più divento scontrosa quanto più le poverette si impicciano di quello che sto provando…
    Ma io ti capisco. Anzi, ti dirò che quest’anno secondo me qualcosa è cambiato: nelle taglie, dico. Non è possibile. Le fanno più piccole, più strette, non elasticizzate, non lo so. Ma ho concluso che è colpa dei fabbricatori di pantaloni!!!


  7. @Tania: A quando i camerini anticommessa, con il reticolato davanti? Raccogliamo firme.

    Sisì, qualcosa è cambiato nelle taglie: sempre più piccole! È in atto una congiura tra le commesse, i pantalonai, gli editori e i tipografi: cosce sempre più strette, vite sempre più basse e caratteri stampati sempre più piccoli!!!
    Ah ma noi li abbiamo smascherati, non ci fregano a noi…


  8. Ora, si potrebbe anche pensare che il genere maschile vada per le spicce, sia esente da problematiche e possa fare a meno di un supporto psicologico all’acquisto.
    Tuttavia, per chi andarsi a comprare i pantaloni è come ricevere dal rag. Magnetti l’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale, mettere alla prova la garanzia decennale di resistenza del tessuto può comportare imprevisti.
    E’ come cambiare la macchina ogni quarto di secolo e veder comparire sul display un caleidoscopio di segnali sconosciuti.
    Ah, il caro vecchio jeans alla Tex Willer!
    L’unico optional era il cinturone con la Colt calibro ’45, peraltro senza obbligo di montarlo alle nostre latitudini.
    A me è capitato proponessero un capo con 9 centimetri di cerniera, roba da contorsionisti alla Houdini, un altro sembrava ci fosse passata sopra la carica dei 101 e quello che doveva batterli tutti aveva più buchi che toppe.
    E quando più avrei avuto bisogno di un supporto psicologico, la commessa neppure s’è intrufolata a chiedere:
    “ come va?”


  9. Negozio Levi’s di Regent’s Street. Vedo un paio di jeans che mi piacciono molto sia come colore che come linea (519 di un blu ne’ chiaro ne’ scuro, primaverile).

    Di fianco a me un inglese nostro coetaneo, grasso e completamente calvo, dal respiro pesante di birra e sigarette.

    Dice alla commessa: “I could have worn them 20 years ago!” e scoppia in una triste risata.

    Prendo i 519, vado nel camerino. Li provo. Un guanto, sembrano fatti su misura.

    Il mio turno di prendermi una piccola soddisfazione sullo stile di vita sgangherato e per nulla salutare degli inglesi.

    Digito il PIN tutto contento e esco con i miei jeans, che varie persone da allora mi hanno detto mi stanno perfetti.


  10. @JFK: La soluzione al tuo problema mi pare il negozio Levi’s di Regent Streed dove va Fabio…

    😉

    Il modello 519 ti starebbe sicuramente benissimo.

    @Fabio: Però, ho una piccola osservazione. Io non ho mai fumato, non mi piace la birra, faccio palestra regolarmente e mangio almeno sei porzioni di frutta e verdura al giorno. Tuttavia, i jeans che portavo 20 anni fa non mi starebbero lo stesso. Sto solo dicendo che in questo voi uomini siete avvantaggiati.

    Il negozio Levi’s di Regent street comunque ha modelli per (quasi) tutti, sostengono loro, anche per femmine ultraquarantenni.

    🙂


  11. Sissì, ma tanto indossandoli 10 minuti tutte le mattine poi cedono e ti stanno (te l’ hanno già detta questa?)

    Io mi sono conformata ai gusti del figlio novenne che chiede pantaloni morbidi, meglio dei jeans e vado di leggins. Perchè tanto l’ universo è in espansione ed è in utile contrastarlo.


  12. hahhahh!! fantastico questo post, mi ricorda molto le mie avventure in camerino. Io oramai vado da sola a comperarli a jeans perchè ho lo stesso tuo problema e non voglio “ammorbare” le mie amiche che entrano come niente in una 42 e sono pure in dolce attesa al 5 mese (giuro).

    Io, dopo 2 ore alla settimana di Pilates + 1 di nuoto e svariate passeggiate nonchè sudate sul tapis roulant, dovrei avere un ventre da taglia 40. Sono magra di costituzione ma ho 35 anni diosanto! La 44 è troppo grande (… diciamo così), la 42 è IMPOSSIBILE. Ripiego sulla 44 e chissenefrega.

    ps. da quando ho scoperto i leggins, comunque, metto pochissimo i jeans. Un paio di leggins e un camicione e/o abito sportivo e mi sento comodissima. Alla faccia della pancia gonfia e delle cerniere. e poi sono taglia unica! Un vero sollievo.


  13. e pensa che io oggi devo comperarmi un costume nuovo per nuoto. Ed ho la pancia gonfissima porcaccia la miseria.
    se entra la commessa in camerino le tiro una sberla.


  14. Qualche jaens nel mio armadio appare ad ogni cambio di stagione. Ma non ho ancora capito a quale stagione appartengano. In inverno mi fanno freddo, in estate mi fanno caldo. E poiché “non esistono più le mezze stagioni” continuo a spostarli dal piano superiore a quello inferiore e viceversa. Questo da anni, poiché non ci penso nemmeno a comprarne di nuovi, almeno fino a quando le stagioni non avranno ripreso ad esistere. Il problema della taglia, invece, quello non ce l’ho. Ne possiedo un paio per ogni taglia che ho perso o acquistato. Quindi, per quanto mi riguarda, i jeans potrebbero anche non esistere. Però ricordo una piccola soddisfazione. Un giorno che decisi d’indossarne un paio, quella lingua biforcuta del mio innocente nipote, parlò: “Tu zia sei vecchia, ma con i jeans sembri una ragazzina!” Potrei non amarlo anche solo per questo?


  15. Grazie per i vostri commenti, mi fa piacere questa solidarietà femminile!

    @Mammamsterdam: No, quella dei dieci minuti tutte le mattine non me l’hanno detta, ma che “cedano” è un’argomentazione ricorrente. O cedono i jeans o cedono i nervi, ecco.
    “L’universo è in espansione” mi piace tantissimo, te la rubo.
    🙂

    @Lola: Grazie per la tua toccante testimonianza di vita (immaginami seduta su un divano, le gambe accavallate, un blocco e una penna in mano, occhiali sulla punta del naso, sorriso comprensivo)…

    Mi chiedo se le commesse si rendano conto dei pericoli costanti a cui si espongono.Mi pare un lavoro molto rischioso.
    Sulle amiche che al quinto mese entrano in una 42 non commento…

    @Manuela: Capisco benissimo.Io mi lascio spesso consigliare da mia figlia nella scelta dei vestiti, perchè mi gratifica il suo entusiasmo: “Mamma stai bene!!!” (la piccola serpe sa bene che poi può chiedermi qualunque gelato)


  16. indovina un po’?
    non solo è entrata ma ha anche detto “prova a girarti”.
    [la famosa prova del culo]
    “Sì, la 44 ti va proprio bene”.

    😦


  17. Poteva andarti peggio!



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