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La Bambina Cattiva

18 febbraio 2011

Ero una bambina debole e spettinata. Non conoscevo il senso della fame. Il cibo era costrizione, prova d’amore, compito da sbrigare, prestazione, ricatto. Non amavo lavarmi. Detestavo i maglioni di lana, le sciarpe, i guanti, le scarpe pratiche che mi facevano indossare, le vitamine che dovevo inghiottire. Amavo piagnucolare.

Mi ammalavo spesso, in genere di tonsillite. Mi divoravano febbri altissime, epiche, durante le quali la casa era in uno stato di emergenza che terrorizzava tutti. Per la febbre, deliravo. La camera era enorme e fredda, la scrivania di mio padre lontanissima, con sopra una lampada  dal paralume di stoffa rossa. Le ante dell’armadio di palissandro scuro riflettevano la sua luce in un folle, mutevole caleidoscopio. Dall’angolo opposto, quello più scuro vicino alla porta, la Bambina Cattiva mi guardava in silenzio. Cercavo di scacciarla col braccio, spaventando i miei familiari che non la vedevano. Con l’aumentare della temperatura sembrava prendere potere e avvicinarsi. Mi terrorizzava, mi somigliava, era la mia Ombra.

Di notte, veniva chiamato il pediatra. Questo succedeva quasi invariabilmente quando mio padre non c’era. Lo si attendeva alla finestra, dietro la tenda, se ne spiavano i passi energici sulla scala, la voce profonda nell’ingresso, straniera nella casa silenziosa. Entrava prepotente, portandosi dietro l’inverno. Alla sua venuta, la Bambina Cattiva si rintanava dietro la porta. Il pediatra aveva le mani gelide e una profonda fossetta sul mento, gli occhi azzurri e un tono di confidenza che oscuramente mi offendeva. Mi scopriva, mi poggiava lo stetoscopio sul petto, ascoltava il mio cuore e il crepitio dei miei polmoni infiammati. Chiedeva in prestito un cucchiaio, me ne infilava in gola il manico con impeto ferale. Ordinava iniezioni allegramente, scarabocchiando sul blocco delle ricette dalla copertina di pelle nera. Chiedeva, invariabilmente, il prezzo della scrivania del babbo, che questo si era sempre rifiutato di vendergli. Ripartiva.

Il bollitore delle iniezioni faceva allora la sua comparsa sul fornello, in cucina, e trasformava mio padre in un carnefice che toglieva le bolle d’aria, mescolava fluidi rossastri e polveri grigie, iniettava. Ad ogni iniezione, la Bambina Cattiva perdeva potere, ad ogni notte. Poi, una mattina, un rettangolo di sole le si posava addosso e lei spariva, nel pulviscolo.

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14 commenti

  1. se fossero esistite già le siringhe pic indolor forse la bambina avrebbe avuto molto meno potere. e se addirittura avessero usato i rimedi omeopatici tutto sarebbe stato diverso! vorrei che il sole di stamattina riscaldasse quella enorme e fredda stanza.


  2. Oddio solo a pensare alla faccia di mio padre se gli avessero proposto rimedi omeopatici muoio dal ridere…

    😀

    Pic indolor? Magari. Certi siringoni di vetro con gli aghi che si avvitavano…
    😦


  3. io odiavo l’antibiotico rosa che dovevo inghiottire every now and then.
    Il colore e il sapore mi facevano rabbrividire.


  4. Sì, Lola, quello apparve qualche anno dopo: il terribile granulato. Mi ricorda i tempi della mia epica scarlattina, verso i dieci anni. Nessuno ormai prendeva più la scarlattina, era praticamente debellata nel nostro emisfero, ma io naturalmente la presi. E fui curata a granulato rosa.


  5. Questo è uno dei tuoi post che, da quando ti leggo, mi ha colpito di più.
    Sono arrivata a concludere che non c’è un periodo della vita in cui si è più indifesi che l’infanzia – ma questo si sapeva già -; intendo dire, indifesi nei confronti delle ombre e delle inquietudini che agitano la coscienza già quando si è bambini . Indifesi e soli perché riesce sempre difficile credere o accettare, da parte di un adulto, che un bambino possa essere attraversato da angosce oscure, solo parzialmente collegate a fatti oggettivi esterni; e naturalmente perché nella fantasia di un bambino quelle angosce prendono davvero corpo, talvolta.


  6. @Tania: Ho scritto altri post di questo genere, ma sono rari, per scelta e per forza di cose.
    Sei una persona molto sensibile.


  7. E’ vero da bambini si è vittime di realtà che diventano fantasmi, ma si possono commettere delle straordinarie atrocità con un candore magico che gli adulti non sono assolutamente in grado di comprendere. Per contro alle iniezioni di penicillina ricordo delle vendette a dir poco clamorose!


  8. @Mauro: Vendetta? Concetto per me bambina assolutamente inconcepibile… Il concetto di vendetta richiede un’autonomia che io non avevo, io ero vittima per vocazione, avevo interiorizzato il ruolo di vittima ecco. Avrei sicuramente profittato dei tuoi insegnamenti in merito.


  9. Ecco!
    Il granulato.
    Orrendo a dir poco.
    Lo prendevo con un cucchiaione bianco di plastica
    Bleah 😦


  10. @Lola: Il granulato era infatti particolarmente orrendo. L’orrore era dato dalla peculiare combinazione di consistenza vischioso-granulosa, odore antibiotico-marcescente e colore rosa incubo. Il cucchiaio bianco contribuiva al disgusto, perchè spesso e particolarmente incavato, per cui per vuotarlo del tutto uno doveva lavorarci più volte, e poi mi pare che fosse piegato angolarmente, il che supponeva che uno dovesse venire imboccato (quindi il concetto era passivizzante e invalidizzante, consone al paradigma paternalistico della medicina…)

    Strano che finora nessuno abbia fatto una tesi di sociologia medica sul granulato.


  11. GIUSTOO!!
    Oddio che incubo, arte.
    No problem, ci penso io.
    Il prossimo paper sarà sul granulato 😉


  12. La scarsa dimestichezza con febbri e dottori ha un rovescio della medaglia nel caso mio.
    Nutro un sacro terrore nei confronti dei camici bianchi e sono altresì convinto che l’uso della siringa eguagli per efferatezza la culla di Giuda dell’Inquisizione.
    Per editto imperiale nessuno può togliermi moscerini dall’occhio, né pregare me di levarglieli e lo stesso vale per le spine di acacia e le more di rovo.
    Il collirio è una invenzione inutile, basta nuotare sott’acqua con gli occhi aperti e per la carie prima si prova con la grappa di barbaresco e poi, casomai, si fissa dal dentista.
    Quando la pedicure fa il tagliando a mia madre e posiziona sul tavolo l’arsenale di sgorbie, tronchesine, lime e raspe, io penso a intensificare gli esercizi in palestra per riuscire a chinarmi fino a tarda età.
    Non che sia scampato del tutto alle torture, intendiamoci.
    Ho dovuto subire anch’io l’onta delle frizioni con il Vicks Vaporub.
    Ma di fronte alla minacciosa prospettiva di un serial killer armato di siringa o granulato, a domanda il piccino rispondeva:
    “ La bambina cattiva, quale bambina cattiva? “


  13. @Lola: Sapevo di poter contare su di te.
    🙂

    @JFK: Immagino che alle tue latitudini si parli più che altro di febbre gialla…

    Il Vicks Vaporub è di per sè abbastanza mitico da meritarsi un post, ti ringrazio per lo spunto.Però ti dirò che a me quello piaceva. Mi lasciavo spalmare come una tartina.


  14. L’Anonimo ero io stessa medesima, o forse il Doppio Cattivo…



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