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Il tempo materiale

16 febbraio 2011

 

Quanti anni abbiamo adesso, mi domando guardando baluginare la macchiolina chiara sul dorso della sua mano, e dove siamo? Cosa ne è stato del tempo profondo che avevo immaginato, il tempo morbido, liquido, il tempo materiale che mi avrebbe dissetato? Perchè al suo posto ci sono le parole, migliaia di frasi, questa ordinata strage di insetti? Perchè ancora balena il linguaggio quando vorrei solo entrare nel silenzio, nel tuo silenzio, e piangere, smettere di sentirne solo il bisogno e piangere?

Giorgio Vasta, “Il tempo materiale”

 

Romanzo splendido, ferocemente e magistralmente scritto. Ammirazione totale per Giorgio Vasta.

Leggetelo, anche se vi farà star male.

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5 commenti

  1. c’è una dissonanza tra l’intervista, il brano ke hai riportato e le foto scelte che si vedono scorrere che incuriosisce molto e invoglia ad indagare.anche se, quando mi capita di leggere libri ambientai negli anni 70 e inizio 80, mi viene addosso una profonda tristezza sia per la gioventù di ieri ke per quella di oggi.


  2. @Roberta: È vero. Ed è in parte perchè il brano che ho riportato è tratto dalla conclusione del romanzo, mentre le foto e l’intervista ne illustrano specialmente l’ambientazione e lo sviluppo.
    Io ricordo quegli anni, e specialmente il 1978, e trovo che Vasta ne ha colto bene lo spirito, il colore plumbeo di quelle giornate.
    Ma tu, eri nata?


  3. Torna, il tema del silenzio.
    Tra un post e l’altro, come un eco insistente.
    Dal grande equivoco della Hillesum, al silenzio che pervade “ Des hommes et des dieux “, approdiamo alla fine delle parole (e dove comincia il pianto) dell’intenso romanzo di Vasta.
    Con una personale osservazione.
    Quanta maggior familiarità si possiede nello sfogliare il proprio e il silenzio altrui, tanto più il tempo materiale si riempirà di contenuti.


  4. sì, l’anonimo maggiordomo ancora in attesa di contratto e copertura assicurativa


  5. @JFK: Quanta maggiore familiarità si dà ai maggiordomi, tanto più questi (ingrati) reclamano contratti!
    😉

    (In realtà però hai colto molto bene il filo del discorso.)



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