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Uomini e dei

31 gennaio 2011

Dico sempre che i film vanno visti in lingua originale, coi sottotitoli magari, ma in lingua originale. L’edizione italiana naturalmente è doppiata. Come se non bastasse, il titolo “Uomini e dei” è stato stravolto nel melenso “Uomini di Dio”, e già qui si è perso il riferimento chiave al Salmo 82, citato all’inizio del film:

Voi siete dei, figli dell’Altissimo

eppure morirete come uomini

come principi, voi cadrete

 

Non vi è molto altro da ascoltare se non i canti dei monaci, in questo film pervaso dal silenzio. Ciò che non è silenzio, o preghiera, è rumore. Voci di uomini, animali, suoni della natura. Ma anche camion militari, grida, spari. Questo è un film senza colonna sonora. Molte volte, solo con l’aggiunta di poche note sapienti, sarebbe stato facile abbellire, commuovere. Ma la poesia del film sta appunto nei silenzi, nei gesti quotidiani, nei dialoghi dove c’è la fede, il dubbio, la paura, la forza. Oltre ai canti liturgici, bellissimi, c’è una sola eccezione all’assenza di musica: la scena dell’ultima cena, in cui padre Luc tira fuori due bottiglie di vino e un vecchio nastro di Tsjaikovksij, e allora la pienezza della musica ci assale in tutta la sua corposità, come un bicchiere di rosso quando non si beve da tempo, o come le braccia dell’amato che torna ad inebriarci di altro.

Ho dato un’occhiata al trailer italiano. Ho ascoltato le voci dall’impostazione teatrale, che non combaciano coi movimenti delle labbra. Ho ascoltato il brutto tentativo di rendere il francese degli algerini con una specie di strascicamento sciatto, di italiano approssimativo . Non ne vale la pena: guardate l’originale.

Per tutto il film, si percepisce l’incombere dell’orrore. Incredibilmente, si impara ad attenderlo, ad augurarsi quasi che arrivi. E quando arriva, si scopre che si è imparato ad affrontarlo, come i protagonisti del film, anche se  – o soprattutto perchè – l’orrore ha il volto di altri uomini, altri dei. Si è già al di là, persi nella nebbia della scena finale. Un film bellissimo, nudo,  sul saper vivere pienamente e saper morire liberamente.

 

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8 commenti

  1. Come sempre, percorrendo i panoramici sentieri d’altura dei tuoi pensieri, mi sono ritrovato a contemplare nascoste bellezze.
    Ciò che per me, alla vista del film, s’era espresso in un groviglio di sentimenti da pescatore e lenza attorcigliata al giunco, fra le tue dita si dipana e intreccia con l’incanto geometrico d’una maglia bassa all’uncinetto.
    Così, ho persino capito una cosa, senti.
    Che c’azzecca il Lago dei cigni di Tsjaikovksij nel contesto del film?
    Poiché immagino non sia stata una scelta casuale, mi raffiguro che l’eterna lotta fra il Bene e il Male, rappresentati dal cigno bianco Odette e dal nero Odile, trovi qui rimando nel contrapporsi fra dubbio e fede, paura e forza, come hai ben espresso.
    Se osi dire che ho bucato, mi unisco a padre Luc e alle due bottiglie di vino.
    🙂


  2. JFK: Ma guarda che non sono mica io a decidere la pertinenza delle associazioni… va bene che sono un tipo junghiano a tendenza giudicante, ma insomma, c’è libertà di associazione.
    Sei libero di sopravvalutarmi ma non mi idealizzare che mi inacidisco! 🙂

    Non avevo pensato alla trama del Lago dei Cigni. Per me, quella musica in quel contesto è di una sensualità estrema, dove per sensualità intendo proprio sensi, gusto udito vista olfatto tatto. È il contrasto tra l’ascesi, il silenzio, le verdure, il canto a cappella e i dubbi da un lato e la danza, l’orchestra, il vino, il sorriso e le lacrime dall’altro. Contrasto che potrebbe benissimo essere simboleggiato dai cigni, bianchi e neri come gli abiti dei monaci.


  3. Interessante, mi viene molta voglia di vederlo, amo i film asciutti e intensi.


  4. Tania, ti piacerebbe, ne sono certa.


  5. un giorno, finirai per vedere film sudcoreani, a mezzanotte, sottotitolati in russo. diciamolo.


  6. @Auro: Se hai qualcosa di valido da suggerirmi, anche sudcoreano, sono tutta orecchie…
    Del resto, rimase famosa la volta che, incapace di usare il DVD, mi guardai tutto “In the mood for love” in cinese senza sottotitoli. Fu bellissimo, perchè potei concentrarmi sulla fotografia e su mille altre cose che non avrei visto se avessi ascoltato.

    🙂


  7. perché? si può guardare “in the mood” coi sottotitoli? ma pensa…
    😉


  8. @Auro: 😀



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