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Qualcosa mi sfugge

14 gennaio 2011

Fine anni 60, sera, la cucina di casa mia. Coi nonni, guardo lo schermo della TV, in alto sul muro. È grigio, le immagini poco nitide, l’audio un po’ gracchiante. C’è Paolo Poli. I nonni, che ridono raramente, ora sghignazzano ad alta voce. Addirittura.

Paolo Poli per me è un mistero. Dall’aspetto sembrerebbe un uomo, ma parla come certe amiche della nonna, quelle che mi danno baci appiccicosi di cipria e odorano di 4711 e mi chiamano “mimmina” e “pezzettino”. Decido di chiedere alla nonna se Paolo Poli è un uomo o una donna. Le si volta e mi guarda, interdetta. “Un omo, che discorsi! Gli è un omo!”  Il nonno ride ancora più forte. C’è qualcosa che mi sfugge.  “Ma Paolo Poli parla come la zia Poldina!” “Difatti”, replica il nonno senza girarsi “anche la zia Poldina l’è un omo.”

Sono più confusa di prima. Paolo Poli, come se ci avesse sentito, mi sorride tra il faceto e il malefico, custode del proprio mistero.

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20 commenti

  1. Ben scritto, divertente e divertito. Ma uscendo fuori dal tuo piacevole gioco e facendoci, diciamolo pure, un po’ pallosi, io direi che Paolo Poli non è né l’uno né l’altro, ma è tutti e due, la coincidenza degli opposti, che nella nostra cultura non si accetta più – lo si tollera semmai negli artisti ecc. – , mentre nell’antichità sì, tanto che Dioniso, il dio più rappresentato nei mosaici, pitture, vasi ecc., era l’ambiguità fatta persona, anzi divinità.


  2. @Man of Rome: Se segui questo blog saprai che è estremamente palloso, e affronta un tema palloso dopo l’altro, quindi vai pure libero.
    È vero quello che dici. Non so però se si possa parlare di ambiguità nell’antichità classica, ma appunto di coincidenza degli opposti, bisessualità, che non è ambiguità ma pienezza.


  3. Dicevo palloso rispetto a questo post divertente anche se pieno di contenuto. Non volevo dire che il tuo blog non abbia le caratteristiche del palloso, del palloso positivo. Anche perché non lo so bene. Sono d’accordo anche con la tua ultima osservazione


  4. Bé, immagino che anche nell’antichità esistesse l'”ambiguità” sessuale, certo da non confondere con la bisessualità: non c’entra niente.
    Ma posso immaginare anche la tua confusione di bambina senza risposte! A me in generale venivano date nude e crude, se le chiedevo: ma chissà, almeno fino a una certa età forse sarebbe stata meglio una risposta sibillina e buffa come quella dei tuoi nonni.


  5. @Man of Rome:… infatti prima di entrare qui consiglio a tutti di indossare un bel pallium, tu saprai cos’è.
    😉
    Ho capito cosa intendi, e ti ringrazio.

    @Tania: Hai ragione. Ovviamente, anche nell’antichità esisteva l’ambiguità sessuale. Io mi riferivo alle figura di Dioniso, e – soprattutto – al significato che noi moderni diamo al termine “ambiguo”, che è negativo, mentre nell’antichità non credo avesse connotazioni morali. Aiutatemi se sbaglio.
    Siamo d’accordo anche che la bisessualità è un’altra cosa.
    Mia nonna non avrebbe mai pronunciato la parola “omosessuale” a proposito di un attore che amava, anche perchè lei diceva “omo sensuale”, plur. “omini sensuali”. Tipo diceva a mio fratello: “Non ci andare in quel cinema, ci vanno gli omini sensuali!”
    oddio a ripensarci rido
    😀

    (mio nonno invece li chiamava in un altro modo)


  6. Ciao, il tuo post è carinissimo. Mi ha fatto sorridere.
    Un saluto


  7. @Passiflora: Grazie!
    Merito anche di Paolo Poli però (a me quella dei gattini Minz e Maunz fa morire dal ridere)


  8. OFF TOPIC

    Belle le foto “vecchie” in Flickr.
    Livorno 1950 è la mia preferita 😉


  9. Nooooooooo!!!
    Sta a vedere che qualcosa è sfuggito anche a me.
    Ai tempi avevo fatto del 4711, l’aqua mirabilis sottratta alla pettiniera materna Bidermaier, l’apripista capace di sedurre qualsiasi ragazza.
    Le amiche della nonna, in effetti, erano le uniche a dimostrare concreto interesse.


  10. @Lola: Anche la mia, indubbiamente.

    @JFK: È impossibile sedurre chiunque col 4711. Forse, un’anofele.


  11. Beh Ma tuo Nonno è supermitico – supercabarettistico. E secondo me non solo Paolo Poli ci aveva la coincidenza dell’opposti ma anche la mitica zia poldina:)


  12. per me nell’infanzia Paolo Poli fu il Pinocchio delle fiabe sonore…


  13. @Zauberilla: mio nonno era effettivamente dotato di un senso dell’umorismo un po’ livido che colpiva di sorpresa, e basso.


  14. @Laura: Io Pinocchio non l’avevo come fiaba sonora ma come volume gigante con le illustrazioni che mi spaventavano a morte. In generale, odiavo tutta la storia ma avevo questo bisogno malato di rileggerla. Paolo Poli come Pinocchio non mi torna. Al massimo come Lumachina…
    Devo controllare di chi erano quelle illustrazioni.


  15. Erano le illustrazioni del pittore Remo Squillantini, edizioni Malipiero, Bologna 1952. Le sogno ancora.


  16. Pinocchio illustrato (due volumi) e non ricordo più quanti 45 giri? Un incubo anche per me. Angosciante.


  17. Mi dispiace contraddirvi, ma quando ero piccolo Pinocchio è stato per me fantastico e ha compensato l’effetto negativo dei fumetti. Capisco però che se le illustrazioni facevano paura, è un discorso diverso.


  18. @Silvia C: Benvenuta su Pioggia Blu! Ma era quello delle Fiabe Sonore? “A mille ce n’è… nel mio cuore di fiabe da narrar…” (musichetta melensa finale) – incubo!

    @Man of Rome: Pensa che invece io preferivo di gran lunga i fumetti, specie se pessimi e trucidi, tipo Intrepido o Il Monello ma anche Zagor, che fregavo ai miei fratelli.
    L’angoscia di Pinocchio è inspiegabile. Non sono solo le illustrazioni, ma è quel senso di mondo ostile che trasmette.


  19. Ognuno è fatto a modo suo, l’è il su bello.

    Beh, io adoravo Cucciolo e Beppe e Nembo Kid. Il fatto è che io mi sentivo Pinocchio, che faceva sempre guai, ma poi era perdonato dalla bella fata, una figura materna meravigliosa, la fata dai capelli turchini. Che invenzione poi quei capelli turchini!

    (Pensa che quando ho visto AI di Spielberg ho pianto, e se lo rivedo ancora piango: carenza materna sicuramente)

    La lingua toscana scorreva in quel libro naturale e vivace. E mi piaceva la morale che c’era dentro. Per esempio, il paese dei balocchi, cioè cercare solo il divertimento nella vita, la strada più facile, la scorciatoia, alla fine ci imbestia un po’.

    Quanti lucignoli oggi, quanti esempi di chi cerca scorciatoie, quanta volgarità! Lasciamo perdere sennò si parla di politica. Capivo che la vita uno se la deve sudare.

    Non che sia riuscito sempre ad osservare precetti così severi, anzi, ma me la sono cavata.


  20. @Man of Rome: senza volerti nè poterti psicanalizzare, ti dirò che quanto a carenze materne non sei solo.

    Si potrebbe discutere molto su Pinocchio, e non è escluso che io ci faccia un post, visto che da sempre ci sono (almeno) due scuole di pensiero in merito e sarebbe divertente parlarne. È indubbio che abbia elementi geniali. Nel mio caso, tra le illustrazioni di Squillantini e le descrizioni di quella miseria sconsolata, notturna, invernale, l’idiosincrasia è irremovibile. Forse perchè, come toscana, sentivo quell’universo semimitico ancora intorno a me.



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